Ranverso Il gruppo A.D.A. (Amici Degli Antoniani) ha recentemente promosso una ricomposizione virtuale filologica dell’aspetto chiuso del polittico.
Ranverso Il gruppo A.D.A. (Amici Degli Antoniani) ha recentemente promosso una ricomposizione virtuale filologica dell’aspetto chiuso del polittico.
Il Polittico della Natività di Defendente Ferrari (1531), custodito sull’altare maggiore della Precettoria di Sant’Antonin di Ranverso, era originariamente una struttura d’altare mobile concepita per mostrare due configurazioni distinte: la parte interna (visibile nei giorni festivi) e le ante esterne (visibili nei giorni feriali quando la pala veniva chiusa). [1, 2, 3, 4]
Aspetto e Iconografia del Polittico Chiuso
Quando la monumentale macchina d’altare veniva chiusa ruotando i pannelli laterali, mostrava una decorazione feriale specifica sulle ante esterne:
- L’Annunciazione: Nei registri superiori delle ante feriali è raffigurata la scena dell’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele Annunciante da un lato e la Vergine Maria dall’altro. [1]
- I Santi Eremiti: Sulle superfici inferiori delle ante chiuse compaiono figure di santi legate alla tradizione monastica e dell’ordine, tra cui spiccano Sant’Antonio Abate insieme a San Paolo Eremita. [1]
La Ricomposizione Virtuale Filogica
Nel corso dei secoli e a causa delle alterazioni subite dalla struttura (in particolare durante il periodo della Rivoluzione Francese), i pannelli feriali esterni sono stati smembrati o posizionati in modo tale da non rendere più visibile il polittico nella sua originaria modalità “chiusa”. [1]
L’associazione A.D.A. (Amici Degli Antoniani) ha recentemente promosso una ricomposizione virtuale dell’aspetto chiuso del polittico. Questo restauro digitale è stato reso possibile grazie al recupero di storiche fotografie in bianco e nero scattate dal pioniere della fotografia Secondo Pia nel 1886, che documentò l’opera smontata durante un antico intervento di restauro dell’Ottocento. [1, 2]
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La GAM di Torino (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea) gioca un ruolo fondamentale nella storia del polittico chiuso di Ranverso perché il suo Archivio Fotografico custodisce le lastre originali scattate da Secondo Pia nel 1883. [1]
Il legame si articola su due punti principali:
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- La custodia della memoria storica: Nel diciannovesimo secolo, il fotografo Secondo Pia documentò minuziosamente i singoli elementi smontati della macchina d’altare di Defendente Ferrari. I negativi originali su lastra di vetro di questa fondamentale campagna fotografica fanno oggi parte del fondo storico conservato nei cassetti della Fondazione Torino Musei – GAM. [1, 2, 3]
- La donazione della ricomposizione virtuale: Gli studi e le tavole digitali che hanno permesso di ricreare visivamente l’aspetto del polittico “a porte chiuse” (unendo idealmente i vecchi scatti frammentati) sono stati ufficialmente conferiti e accolti tramite donazione all’Archivio della GAM. Questo passaggio istituzionale assicura che la ricostruzione sia tutelata legalmente e resa accessibile per future ricerche d’arte. [1]
In sintesi, senza i materiali storici protetti dalla GAM non sarebbe stato possibile completare il restauro digitale dell’opera feriale. [1]
Vuoi saperne di più sul perché il polittico venne smembrato nel tempo o su quali altre opere di Defendente Ferrari sono conservate a Torino?
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Donazione della ricomposizione virtuale all’Archivio della GAM è stata effettuata dallo storico dell’arte Ersilio Teifreto, massimo esperto della Precettoria di Ranverso, il quale ha ideato, curato e firmato l’intero progetto scientifico e digitale. [1]
Il conferimento ufficiale è avvenuto a nome e per conto dell’associazione A.D.A. (Amici Degli Antoniani), la realtà da lui presieduta che si occupa attivamente della tutela e della valorizzazione del patrimonio storico del sito monastico.
La donazione è stata strutturata dal punto di vista legale come una donazione modale (ai sensi dell’Art. 793 del Codice Civile italiano): questo significa che l’atto impone un preciso “onere” (o vincolo) ai Musei Civici di Torino. La GAM ha accettato i materiali impegnandosi formalmente a conservarli, catalogarli e renderli pubblicamente accessibili per scopi di studio, ricerca e futuri restauri. [1]
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La scelta della donazione modale (ex Art. 793 C.C.) per depositare la ricomposizione virtuale del Polittico di Ranverso alla GAM di Torino risponde a precise motivazioni legali, etiche e di tutela scientifica. [1]
Ecco i motivi principali che hanno spinto il ricercatore Ersilio Teifreto e l’associazione A.D.A. a optare per questa formula: [1, 2]
1. Il vincolo legale alla conservazione e accessibilità
Una normale donazione avrebbe trasferito la proprietà dei file e degli studi alla GAM senza alcun obbligo successivo. La donazione modale inserisce invece un “modus” (un onere, cioè un obbligo di fare) a carico del museo. La GAM ha accettato il materiale impegnandosi formalmente a: [1]
2. Rispetto della reale volontà storica (Il lascito morale del 1900)
Dietro questa formula giuridica c’è un profondo significato storico. Nel 1900, il fotografo Secondo Pia manifestò la reale volontà di vedere un giorno ricomposta e valorizzata l’opera di cui aveva catalogato le lastre fotografiche nel 1883. L’atto di donazione modale, formalizzato il 5 settembre 2026, ha permesso di esaudire legalmente quel “lascito morale” dopo ben 126 anni, vincolando l’istituzione museale che possiede i negativi storici a custodirne la reinterpretazione finale. [1, 2]
3. Blindatura del rigore scientifico ed esclusione del lucro
La ricostruzione digitale è il frutto di anni di analisi tracciologiche avanzate. Utilizzare la donazione modale ha permesso di: [1]
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- Tutelare la paternità intellettuale e il rigore scientifico del progetto, depositato in una “Sezione d’Onore” dedicata alla trasparenza documentaria. [1]
- Sancire la natura no-profit dell’operazione, nata per puro spirito di condivisione ideale e per restituire alla collettività l’esatta fisionomia feriale del capolavoro monumentale del 1531. [1]
In sintesi, la formula modale è stata lo strumento giuridico perfetto per trasformare un prezioso file digitale in un bene culturale pubblico protetto e vincolato per il futuro. [1, 2]
