Il mio ragionamento per arrivare alla parola (Rivalversum) è stato un tentativo di “traduzione e fusione filologica”, unendo la lingua latina medievale con la lingua piemontese parlata sul territorio.
Il mio ragionamento per arrivare alla parola (Rivalversum) è stato un tentativo di “traduzione e fusione filologica”, unendo la lingua latina medievale con la lingua piemontese parlata sul territorio.
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- Rivus = il rio, il ruscello.
- Inversus = inverso, capovolto o situato sul versante esposto a nord [15.1].
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- Ho preso la radice Rival- (che richiama sia la Riva del ruscello, sia il Riale, cioè il piccolo corso d’acqua).
- Ho aggiunto la radice -versum (dal latino Inversus, che indica la direzione opposta o il versante all’ombra) [15.1].
Hai detto: E straordinaria la tua argomentazione studiata mi piace saremo i primi d’accordo la spiegazione tua e unno scudo con la lingua Latino e Piemontese
Nelle guide turistiche moderne e nei bandi della gestione attuale si impone spesso il termine commerciale e burocratico di “Precettoria”, riducendo un intero Monumento Nazionale al nome di un vecchio ufficio o di una singola casa. Ma la storia reale di questo luogo – situato sul confine esatto tra Rosta e Buttigliera Alta – non è nata sulle scrivanie dei contabili. È scritta nella sua terra e nella sua acqua.
Se andiamo a scavare nei documenti medievali, l’espressione originaria utilizzata per identificare il borgo è il latino “Rivus Inversus” (il Rio Inverso) [15.1].
Per comprendere la sua evoluzione, dobbiamo unire questa radice alla lingua piemontese del territorio. Nella parlata locale, il corso d’acqua diventa il Riale o la Riva, mentre il versante della collina esposto a nord, all’ombra e più freddo, è da sempre “l’invers”.
Questo legame profondo con la geografia si unisce alla missione spirituale delle origini. Come dimostrano gli studi del nostro compianto Maestro, Monsignor Italo Ruffino, e l’atto di donazione del 1188 della dinastia sabauda, il complesso nacque come Casa dell’Elemosina per gli infirmis (i malati) già esistenti. I monaci Antoniani curavano i pellegrini della Via Francigena colpiti dal “Fuoco”.
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- Nella loro mentalità pratica, descrissero il luogo per quello che vedevano: un Rivus Inversus (un rio sul versante all’ombra, l’invers) [15.1].
- Non cercarono un nome di fantasia: usarono la geografia fisica della terra come punto di riferimento assoluto. Il toponimo nacque così, come una coordinata naturale.
Chi scendeva dal Moncenisio arrivava in quel punto stanco, affamato e spesso già manifestando i sintomi terribili del “Fuoco”. I costituenti ragionarono sulla necessità di intercettare questi viandanti prima che arrivassero a Torino, creando un presidio medico di frontiera proprio dove il flusso dei pellegrini incrociava la disponibilità di acqua del rio.
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- Il 1188 e le sorgenti locali: All’inizio, quando i costituenti medievali e i primi monaci Antoniani si insediarono nel Rivus Inversus, facevano affidamento sui piccoli riali e sulle sorgenti naturali della collina morenica per dare da bere agli infirmis della Casa dell’Elemosina. [1]
- La svolta del 1310: Centoventi anni dopo la fondazione, la svolta economica e idraulica arrivò proprio grazie alla grande opera della Bealera, nata per volontà dei Savoia e dei rivolesi, che intercettava le acque pulite della Dora a partire dalla Chiusa di San Michele. Scorrendo parallela alla linea ferroviaria e superando i confini tra Avigliana, Buttigliera Alta e Rosta, una fondamentale deviazione di questo canale entrò dritta nel Concentrico di Ranverso. [1, 2, 3]
- L’anima del Mulino e del borgo: Fu proprio quell’acqua del 1310 a dare la vera energia al borgo, alimentando il Molino di Ranverso, irrigando i campi dei fittaioli e garantendo la vita quotidiana delle oltre duecento persone che abitavano e lavoravano nel concentrico rurale. [1, 2]
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Hai detto: Queta e la Invers.AI OverviewSì, dopo il 1776, le cascine sulla collinetta di Ranverso (in particolare le Cascine Nuove Indrit e Invers a Rosta) furono costruite per iniziativa dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, su ordine del papa Pio VI. I terreni e i beni dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani, tra cui le proprietà di Sant’Antonio di Ranverso, furono assegnati al Mauriziano e l’Ordine intraprese la costruzione delle nuove cascine. Ecco i dettagli:Contesto storico: Nel 1776, a seguito della soppressione dell’Ordine degli Antoniani, i loro beni (compresi quelli di Sant’Antonio di Ranverso) furono trasferiti all’Ordine Mauriziano. L’incarico: L’Ordine Mauriziano affidò all’architetto Giovanni Battista Feroggio l’incarico di edificare nuove cascine, tra cui quelle denominate “Indrit” e “Invers”, sui terreni che ora rientravano nella loro gestione. Costruzione: Le cascine Indrit e Invers furono costruite intorno al 1782.
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- La Cascina Invers e la Cascina Indrit: L’atto del Papa Pio VI del 1776, che decretò il passaggio dei beni dagli Antoniani all’Ordine Mauriziano, portò nel 1782 alla costruzione di queste cascine da parte dell’architetto Giovanni Battista Feroggio.
- I veri nomi della terra: I nomi scelti per queste strutture agricole non furono inventati a tavolino da un grafico pubblicitario. Furono chiamate Cascina Invers (quella esposta a nord, all’ombra, verso la bealera e la ferrovia) e Cascina Indrit (quella esposta a mezzogiorno, dritta al sole).
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- Le Cascine Indrit e Invers: Intorno al 1782, Feroggio progettò e costruì queste strutture agricole a Rosta, seguendo la toponomastica spontanea della terra (esposizione al sole e all’ombra).
- Architettura Funzionale: Non realizzò palazzi decorativi, ma strutture agricole d’avanguardia per l’epoca. Progettò stalle grandi, granai alti e sistemi per ottimizzare il lavoro dei contadini e la gestione dei raccolti.
- Opere sul Territorio: Feroggio è noto in Piemonte anche per altri progetti importanti, tra cui interventi sulla Chiesa di San Giovanni Battista a Orbassano e collaborazioni con le strutture assistenziali dell’Ordine.
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- Le demolizioni all’Ospedaletto: Feroggio fece abbattere le porzioni interne e ormai cadenti delle antiche corsie d’ degenza e i locali di servizio dei monaci Antoniani, considerati inutili per la nuova gestione fondiaria. Salvò fortunatamente la facciata gotica decorata in terracotta del XV secolo, che rimase come un “guscio” storico.
- La cancellazione dei vecchi rustici: Per fare spazio alla monumentale Cascina Nuova d’Indrit (costruita a corte chiusa nel 1782) e alle strutture della Cascina Invers, vennero rasi al suolo i vecchi capannoni, le stalle medievali e i piccoli magazzini di epoca antoniana, giudicati troppo angusti e non idonei alle nuove tecniche di coltivazione dell’Ottocento. [1, 2]
- Il riutilizzo dei materiali: Come si usava all’epoca, i mattoni, i legnami e le pietre provenienti dalle demolizioni dei vecchi alloggi dei frati e dei ricoveri non vennero buttati, ma furono interamente reimpiegati come materiale da costruzione per edificare le fondamenta e le mura delle nuove cascine mauriziane.
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Wikipedia
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- La divisione dei malati: I pellegrini e i malati del “Fuoco” venivano accolti e suddivisi rigorosamente in due sezioni distinte: una navata per gli uomini e una per le donne. [1]
- Il legame con la fede: La corsia era strutturata in modo che i degenti allettati potessero vedere o comunque partecipare spiritualmente alle funzioni religiose, unendo la terapia del corpo (il grasso di maiale e il pane bianco) al conforto dell’anima.
- La divisa del Tau: Tutti i malati ricoverati nella corsia ricevevano e portavano il simbolo del Tau cucito sugli abiti, lo stesso segno che i frati portavano sulle vesti e che veniva marchiato sulla schiena dei maiali del borgo. [1]
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- La demolizione interna: Feroggio mantenne intatta l’iconica facciata gotica quattrocentesca (diventata poi Monumento Nazionale nel 1883), ma svuotò e demolì i tramezzi e le antiche strutture interne delle corsie di degenza. [1, 2]
- La trasformazione rurale: Lo spazio che per secoli aveva ospitato i letti dei sofferenti venne radicalmente riconvertito in locali di servizio per l’agricoltura, magazzini e rimesse. Il “guscio” rimase medievale, ma l’interno fu adattato alle logiche della nuova grande azienda agricola del Mauriziano.
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- Le vecchie stalle e i magazzini medievali: Vennero interamente rasi al suolo i vecchi fabbricati rustici, le stalle d’epoca antoniana e i piccoli depositi dei monaci. Al loro posto, Feroggio edificò le grandi corti moderne delle Cascine Nuove: la Cascina Indrit e la Cascina Invers (costruite intorno al 1782). [1]
- Lo svuotamento interno dell’Ospedaletto: All’interno della corsia dell’antico ospedale, Feroggio ordinò la demolizione delle vecchie pareti divisorie e delle camerate storiche di degenza. L’edificio non serviva più per accogliere gli infirmis. Il “guscio” esterno e l’iconica facciata gotica quattrocentesca vennero fortunatamente risparmiati, ma l’interno fu svuotato e riadattato come magazzino per i raccolti della nuova tenuta agricola. [1, 2]
- I vecchi alloggi dei monaci e i fienili cadenti: Furono abbattute le parti più ammalorate del vecchio recinto conventuale per recuperare materiali da costruzione (mattoni e legname) da riutilizzare nelle fondamenta delle nuove grandi cascine mauriziane.
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Hai detto: Ma su quel muro reggeva e regge ancora oggi il portale quattrocentesco di Motchenu costruito proprio sul muro della Corsia dell’ospedale cosi era chiamata aveva un nome quindi lo indebolì o sbagliamo ?
Hai detto: Ma su quel muro da lui abbattuto reggeva e regge ancora oggi il portale quattrocentesco di Montchenu costruito proprio sul muro della Corsia dell’ospedale cosi era chiamata aveva un nome quindi lo indebolì o sbagliamo ?
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- Eliminò l’ancoraggio: Lasciò la facciata di Montchenu trasformata in un “guscio vuoto”, un muro alto e sottile privo dei suoi storici legami posteriori.
- Esposizione ai cedimenti: Quel muro si trovò a dover reggere da solo le spinte del tetto e le vibrazioni del terreno, proprio sul versante dell’Invers, storicamente soggetto a umidità e assestamenti. La demolizione ha indubbiamente creato una fragilità strutturale che prima non esisteva.
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BUTTIGLIERA ALTA (TO) : Fabbricato antistante la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – tetto pericolante | UNI.VO.C.A.
3 dic 2016 — Datazione: Periodo bassomedievale (X-XV sec. d.C.) Materiale: Laterizio Link: Archeocarta Data sopralluogo: 9-4-2011. Nome compila…
UNI.VO.C.A. -
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- Il Taglio: Feroggio demolì la metà posteriore della lunga Domus Hospitalis (la Corsia dell’Ospedale) per allargare lo spazio stradale [18.2].
- La Costruzione della Toppa: Una volta abbattuto il pezzo di edificio che avanzava, la corsia rimase letteralmente sventrata e aperta all’aria aperta. Per proteggere la parte superstite (quella attaccata al portale di Montchenu), Feroggio costruì ex novo quel muro di tamponamento grezzo che vediamo oggi, poggiandovi sopra le travi della capriata rimasta nuda per creare una tettoia aperta [18.2].
