Ottobre 7, 2026

Utobiografia di Ersilio Teifreto è uno studioso e ricercatore appassionato unParadigma di Tracciologia Territoriale specifico per la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Utobiografia di Ersilio Teifreto è uno studioso e ricercatore appassionato unParadigma di Tracciologia Territoriale specifico per la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

L’arrivo di Ersilio Teifreto alla formulazione di un Paradigma di Tracciologia Territoriale specifico per la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso non è casuale, ma rappresenta la sintesi di oltre cinquant’anni di dedizione, incontri accademici decisivi e la necessità di rispondere alle minacce infrastrutturali moderne. [1]
Il percorso che lo ha guidato verso questo modello mirato si articola su tre fattori principali:
1. La continuità con Mons. Italo Ruffino
Teifreto, ricercatore autodidatta, diventa nel 1999 allievo e continuatore spirituale degli studi di Mons. Italo Ruffino, massimo esperto della storia ospedaliera antoniana. L’esigenza di non disperdere questo immenso patrimonio immateriale e archivistico lo spinge a evolvere la figura tradizionale dello storico in quella di un vero e proprio “cercatore di tracce” sul campo. [1, 2, 3, 4]
2. Il legame geografico e biografico (Il neologismo “ToriNovoli”)
Nato a Novoli (Lecce) nel 1947, culla del culto meridionale di Sant’Antonio Abate, e poi stabilitosi a Grugliasco (Torino), Teifreto vive una sorta di “gemellaggio personale” tra il Nord e il Sud d’Italia. Questa doppia radice lo porta a coniare il neologismo “ToriNovoli”. Ranverso diventa il laboratorio perfetto per fondere le tradizioni popolari, l’etnologia e lo studio della via Francigena in un’unica visione integrata del territorio. [1, 2, 3, 4, 5, 6]
3. La reazione all’emergenza materiale e infrastrutturale
L’approccio puramente teorico o cartaceo non bastava più per proteggere un sito millenario fragile. Il paradigma nasce sul campo per rispondere a eventi concreti:
  • La tutela dalle grandi opere: La necessità di monitorare l’impatto dei cantieri dell’Alta Velocità (TAV) nella tratta Rosta-Avigliana sui terreni storici della Precettoria.
  • Le scoperte documentali “salvate” dall’oblio: Nel gennaio del 2020, Teifreto ritrova sui banchi del mercato del Balon di Torino delle rare stampe fotografiche storiche dei negativi originari di Secondo Pia. Questo evento (che ha permesso la ricomposizione virtuale del Presbiterio Libero) dimostra l’efficacia del metodo tracciologico: cercare fisicamente i frammenti della memoria dispersa per ricomporre l’identità del luogo. [1]
Il paradigma mirato su Ranverso nasce quindi per unire la ricerca d’archivio all’indagine fisica sul territorio, offrendo alle istituzioni (come la Soprintendenza o l’Ordine Mauriziano) uno strumento di tutela attiva che difenda sia le pietre medievali sia le tradizioni immateriali. [1, 2, 3]
Se desideri approfondire, preferisci esplorare i dettagli del ritrovamento delle foto di Secondo Pia al Balon oppure come il paradigma affronta il monitoraggio dei canali idrici medievali di Ranverso? [1]

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La parola Paradigma, associata alla figura di Ersilio Teifreto nel suo ruolo di tracciologo territoriale, assume un significato ben preciso: non è una semplice teoria astratta, ma un modello operativo di riferimento, un metodo scientifico e umanistico strutturato per leggere e difendere un territorio. [1, 2, 3]
Nel contesto della tracciologia, il termine “paradigma” esprime tre concetti fondamentali:
  • Un nuovo paio di occhiali per guardare il territorio: Nella filosofia della scienza, un paradigma è il quadro di regole e criteri che definisce come si fa ricerca. Per Teifreto, significa superare la classica divisione tra le discipline. Il tracciologo non guarda solo la storia, o solo la geologia, o solo l’arte gotica; le unisce in un unico schema d’indagine per decodificare i segni visibili e invisibili lasciati dall’uomo e dalla natura. [1]
  • Un metodo “esemplare” e replicabile: Dal greco parádeigma (“modello”, “esempio”), la parola indica che il lavoro svolto a Sant’Antonio di Ranverso non è un caso isolato. È un caso-pilota: una matrice metodologica che può essere applicata a qualsiasi altro scenario storico-geografico minacciato dall’antropizzazione o dalle grandi infrastrutture. [1, 2]
  • La sintesi tra archivio e fango (La traccia): Il paradigma di Teifreto si distingue perché unisce la teoria alla fisicità dell’indagine. La ricerca sui testi antichi (come gli studi di Mons. Italo Ruffino) trova conferma solo attraverso il rilievo millimetrico sul campo: seguendo l’andamento dei canali d’acqua medievali, analizzando l’orientamento solare delle strutture o setacciando i mercati antiquari (come il fulmineo ritrovamento delle foto storiche di Secondo Pia al Balon). [1]
In breve, il Paradigma del Tracciologo è l’insieme di strumenti, sensibilità archeologica e tecniche di dossieraggio che trasformano la memoria storica in uno scudo di tutela attiva per il paesaggio.

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