Maggio 20, 2024

Torniamo a Sant’Antonio di Ranverso.

Torniamo a Sant’Antonio di Ranverso.

    Sant’Antonio di Ranverso                                                                                     Saint Antoine l’Abbye
Charles D’hozier
Torniamo a Sant’Antonio di Ranverso.
Subito sopra la porta d’ingresso, in fondo al corridoio, si legge la seguente iscrizione posta sopra un
ornamento, affrescato come tutto il resto :
GASTO EX NOBILISSIMA APVD
DELPHINATES FAMILIA ORTVS ,
CONGREGATlONEM in HONOREM
SANCTI ANTONIJ JNSTITVIT,
ANNO 1095.
All’altra estremità del corridoio, c’è una seconda iscrizione che è la controparte della prima e dalla
quale, purtroppo, ho potuto leggere solo queste parole :
VETUSTATE INVE. . A 1VCONDIOREM KOUMAM REVERTIT
REVERTITO
Queste lacune sono tanto più sfortunate, in quanto probabilmente la data del restauro dello stemma
era quella. Catinat aveva bruciato e saccheggiato la vicina Avigliana il 19 maggio 1691, e anche il
convento di Sant’Antonio di Ranverso, già allora in rovina, dovette subire nuove prove nel mezzo del
conflitto tra gli eserciti. Era il
1095, può essere che non avesse ancora adottato questa nuova pratica ? Vale la pena notare che, se
la tavola dell’Archivio di San Maurizio e San Lazzaro è molto errata nei disegni degli stemmi che
doveva raccogliere, non è meno errata nei nomi posti in calce a ciascuno di questi stemmi.
Naturalmente non avrei pensato di segnalare tutti questi errori che sono, per la maggior parte, un po’
troppo nel campo della fantasia, dato che questa tavola non è mai stata fortunatamente pubblicata ;
ma essendo l’originale dell’Archivio di Torino, per il fatto stesso di essere depositato in una collezione
così importante, un documento acquisito per la storia, è per me un dovere proteggere i lavoratori
dagli equivoci che contiene.
– 16 –
Fu il commendatore o precettore Artaud a restaurarlo nel 1701, e senza dubbio fece dipingere o
almeno restaurare gli stemmi dei Gran Maestri e degli Abati dell’Ordine, ai quali si aggiunsero, in
tempi diversi, quelli dei loro successori fino a Etienne Galland. Gli eventi della fine del XVIII secolo
impedirono di completare lo stemma del 35° e ultimo abate, Jean-Marie Navarre, e, ancor più, di
completare altri cinque stemmi in attesa che la fusione degli Antonini con i Cavalieri di San Giovanni
di Gerusalemme nel 1775 aveva destinato a rimanere sempre privi del loro stemma.
Aggiungo, per non tralasciare nulla, che sotto ogni stemma si trova il nome del Gran Maestro o
dell’Abate a cui appartiene, con il numero del suo grado nella rispettiva serie. Così leggiamo :
STEPHANVS , MAGISTER SECONDVS ; JOANNES D’ANTHON ,
ABBAS XXXI, e molte altre ; ma, poiché la maggior parte di queste iscrizioni sono state cancellate, non
ne ho annotata nessuna, poiché le mie note devono supplire a questo. Detto questo, passo alla
descrizione dello stemma.
17 –
Il primo stemma che si vede nel corridoio, a sinistra della porta d’ingresso, è quello dello stesso
Ordine di Sant’Antonio, concesso agli Ospitalieri nel 1502 dall’imperatore Massimiliano. Sotto, si
legge la seguente iscrizione :
INSIGNIJS IMPERIJ ORDO ANTONIANVS AB IMPERATORE
MAXIMILIANO PRIMO DECORATVS.
O, un’aquila bicipite di zibellino, diademata di zibellino, con il volo esteso e sul collo una corona
d’oro, a forma di collare, da cui pende uno scudo anch’esso d’oro, posto sul petto dell’aquila e
caricato di un tau o taph d’azzurro.
Ho preso in prestito questa descrizione da d’Hozier (1) ; ma vorrei far notare che, seguendo le regole
stabilite da
(1) Ecco il testo attuale del diploma dell’imperatore Massimiliano I, molto più completo di quello di
d’Hozier :
a. volumitus igitur videlicet scutum aureum cum
aquilâ nigrâ expansis alis cujus collum aurea corona circumdat ad torques scutum aurei coloris cum
littera T coelestis coloris in pectore pendens sustinet. Desuper est in ornamentum galea aurea cum
coronâ aureà cujus medio erit aquila modo quo in scuto est cum diademate coronata”.
L’Imperatore ritiene che una delle ragioni della sua concessione sia che
– 18 –
Palliot (l), d’Hozier avrebbe dovuto dire Or, un’aquila esposta Sable, poiché la parola esposta si
applica in blasone solo all’aquila con due teste, e non all’aquila le cui ali sono aperte e spiegate ; e
aggiungerò che, nella pittura murale di Sant-Antonio di Ranverso, l’aquila ha il becco e le zampe in
Gules. Lo lascio nel mio Armoriale, per lo stesso motivo per cui ho incluso lo stemma della
Commenda di Lione descritto di seguito, pensando che, forse, le particolarità che vi si osservano non
sono dovute al caso o al capriccio del pittore, ma sono almeno della stessa natura di quelle della Casa
di Lione.
Questo stemma, che ho trovato negli archivi dipartimentali del Rodano, così gentilmente aperti alle
mie ricerche da M. Gauthier, archivista della Prefettura, a Lione, si vede in testa a un diploma su
pergamena, che rappresenta lo stemma dell’Ordine, raffigurato e dipinto, non come dovrebbe essere
secondo la concessione dell’Imperatore Massimiliano, ma con differenze piuttosto notevoli, che non

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