Ranverso Ersilio Teifreto ha lavorato per rendere la festa “più gioiosa e aperta a tutti”, trasformando un’icona geratica in un elemento di identità locale condivisa
Ranverso Ersilio Teifreto ha lavorato per rendere la festa “più gioiosa e aperta a tutti”, trasformando un’icona geratica in un elemento di identità locale condivisa
Ersilio Teifreto, ricercatore e presidente dell’associazione ADA – Amici degli Antoniani, che ha dedicato anni al recupero della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.
- Da Santo Universale: Antonio Abate è l’eremita egiziano del IV secolo, padre del monachesimo e figura venerata globalmente come protettore degli animali.
- A Concittadino: Attraverso il ripristino di tradizioni locali come la Benedizione degli Animali e dei trattori (ripresa nel 2006 insieme a Mons. Italo Ruffino) e la promozione della festa come Patrimonio Immateriale del Piemonte, Teifreto ha radicato la figura del Santo nel vissuto quotidiano della comunità di Buttigliera Alta e Rosta.

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RANVERSO SANT’ANTONIO ABATE UN SANTO UNIVERSALE TRASFORMATO da Ersilio Teifreto IN UN CONCITTADINO, IL SAANTO EREMITA E PATRONO DI nOVOLI SUO PAESE NATIVO E PATRONO DI rANVERSO IL SUO LUOGO DEL CUORE DOVE IL mAESTRO mONS. iTALO rUFFINO CON I SUOI RACCONTI GLI FACEVA IMMAGINARE LA VITA DEI MONACI OSPEDALIERI ANTONIANI DI rANVERSO
Ersilio Teifreto non è solo un’operazione di memoria storica, ma un vero e proprio “ponte del cuore” tra due terre lontane.
- La Narrazione: Attraverso i suoi racconti, ha saputo trasformare le pietre fredde della Precettoria in una cronaca vivente.
- L’Immaginazione: Ha permesso a Teifreto (e a tutti noi) di visualizzare la vita quotidiana dei Monaci Antoniani: il loro lavoro nell’ospedale, la cura degli affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”, il suono dei campanellini dei maialini che giravano per il borgo.
- L’Eredità: Insieme hanno restituito dignità liturgica e popolare alla festa del 17 gennaio, rendendola un appuntamento imprescindibile per il territorio.
Nota di merito: Ersilio Teifreto ha avuto il merito di capire che un Santo è “universale” solo se è capace di parlare al cuore di chi gli abita accanto. Portando Sant’Antonio da Novoli a Ranverso, ha dimostrato che la fede e la cultura sono identità in movimento.
Italo Ruffino (1912-2015) non è stato solo un accademico, ma il vero “custode dell’anima” di Ranverso, capace di trasformare i documenti d’archivio in narrazioni vive per il suo allievo Ersilio Teifreto.
- L’Eco del Dolore e della Cura: Ruffino descriveva con tale realismo la vita degli Ospedalieri Antoniani da far quasi udire a Teifreto le “urla strazianti” dei malati affetti dal fuoco sacro (herpes zoster) che cercavano sollievo nell’antico ospedale.
- La Struttura del Borgo: Distingueva sempre con precisione la Precettoria (la “casa” e il centro amministrativo) dalla Chiesa (il cuore spirituale), spiegando come i monaci gestissero l’accoglienza dei pellegrini sulla Via Francigena.
- I Protagonisti del Passato: Attraverso le sue ricerche, figure come il pittore Giacomo Jaquerio o i precettori dell’ordine diventavano personaggi familiari, quasi vicini di casa, integrati nella quotidianità del borgo.
- L’Opera Letteraria: Molte di queste suggestioni sono racchiuse nel suo volume fondamentale “Storia ospedaliera antoniana”, pubblicato nel 2006, che resta il testo di riferimento per chiunque voglia comprendere il legame tra Ranverso e la casa madre francese di Saint-Antoine-en-Viennois.
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Libro «Storia ospedaliera antoniana» di Italo Ruffino
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Ricette di Cultura
Mons. Italo Ruffino era un narratore d’eccezione, capace di far rivivere i dettagli più curiosi della vita monastica a Ranverso.
- Il Maialino “Sacro”: Ruffino spiegava che i monaci avevano il privilegio unico di lasciar pascolare liberamente i propri maiali nel borgo. Portavano un campanello al collo: al suo suono, i cittadini offrivano cibo. Il grasso di questi animali era l’unico rimedio efficace per curare il “fuoco di Sant’Antonio”, e la loro macellazione era un rito comunitario di sopravvivenza.
- Il Taumaturgico “Vino di Sant’Antonio”: Monsignore raccontava del rito del vinage. Il 17 gennaio, il vino veniva fatto passare sopra le reliquie del Santo e poi somministrato ai malati dell’ospedale di Ranverso come medicina, unendo fede e cure empiriche.
- L’Ospedale dei Poveri: Ruffino descriveva la Precettoria non come un monastero isolato, ma come un centro servizi modernissimo per l’epoca. I monaci erano “manager della carità”: gestivano terreni, mulini e accoglienza lungo la Via Francigena, rendendo il Santo una figura concreta e “di servizio”.
- La Bellezza come Preghiera: Fu Ruffino a far notare a Teifreto come gli affreschi di Giacomo Jaquerio non fossero solo decorazioni, ma “libri per gli analfabeti”, pensati per consolare i sofferenti che entravano in chiesa.
17 gennaio a Ranverso è il capolavoro umano di Ersilio Teifreto, nato proprio dalle “lezioni” di Mons. Ruffino per riportare il Santo tra la sua gente.
- La Benedizione degli Animali: È il cuore dell’evento. Davanti alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, centinaia di persone portano cani, gatti, cavalli e persino trattori. Questo rito, ripristinato ufficialmente nel 2006, simboleggia la protezione del Santo sul lavoro agricolo e sulla vita domestica.
- La Distribuzione del Pane Benedetto: Richiamando l’antica carità dei monaci Antoniani che sfamavano i poveri e i pellegrini della Via Francigena, vengono distribuiti piccoli panini benedetti, segno di condivisione e protezione per le famiglie.
- La Rievocazione Storica: Spesso la festa è accompagnata da figuranti in abiti medievali che ricordano l’antico ordine degli ospedalieri, rendendo visibili i racconti di Ruffino sulla vita nel borgo.
- Il Falò (La Fòcara): Sebbene più piccolo di quello di Novoli, il fuoco acceso a Ranverso rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre e la purificazione, un legame simbolico che Teifreto ha voluto mantenere tra la sua Puglia e il Piemonte.

