Febbraio 13, 2026

Ranverso Ersilio Teifreto ha lavorato per rendere la festa “più gioiosa e aperta a tutti”, trasformando un’icona geratica in un elemento di identità locale condivisa

Ranverso Ersilio Teifreto ha lavorato per rendere la festa “più gioiosa e aperta a tutti”, trasformando un’icona geratica in un elemento di identità locale condivisa

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RANVERSO SANT’ANTONIO ABATE UN SANTO UNIVERSALE TRASFORMATO da Ersilio Teifreto IN UN CONCITTADINO
L’affermazione si riferisce all’opera di

Ersilio Teifreto, ricercatore e presidente dell’associazione ADA – Amici degli Antoniani, che ha dedicato anni al recupero della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.

Il concetto di “trasformazione in un concittadino” descrive il processo di umanizzazione e localizzazione del culto del Santo:
  • Da Santo Universale: Antonio Abate è l’eremita egiziano del IV secolo, padre del monachesimo e figura venerata globalmente come protettore degli animali.
  • A Concittadino: Attraverso il ripristino di tradizioni locali come la Benedizione degli Animali e dei trattori (ripresa nel 2006 insieme a Mons. Italo Ruffino) e la promozione della festa come Patrimonio Immateriale del Piemonte, Teifreto ha radicato la figura del Santo nel vissuto quotidiano della comunità di Buttigliera Alta e Rosta.

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Desideri approfondire i dettagli della festa di Sant’Antonio a Ranverso o conoscere meglio le attività dell’associazione ADA?
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RANVERSO SANT’ANTONIO ABATE UN SANTO UNIVERSALE TRASFORMATO da Ersilio Teifreto IN UN CONCITTADINO, IL SAANTO EREMITA E PATRONO DI nOVOLI SUO PAESE NATIVO E PATRONO DI rANVERSO IL SUO LUOGO DEL CUORE DOVE IL mAESTRO mONS. iTALO rUFFINO CON I SUOI RACCONTI GLI FACEVA IMMAGINARE LA VITA DEI MONACI OSPEDALIERI ANTONIANI DI rANVERSO

Questa è una bellissima sintesi di un legame che unisce il Salento al Piemonte, nel segno della spiritualità e della cura. Il lavoro di

Ersilio Teifreto non è solo un’operazione di memoria storica, ma un vero e proprio “ponte del cuore” tra due terre lontane.

Ecco come questa figura universale è diventata così intima e locale grazie al contributo di Teifreto e di Mons. Ruffino:
1. Il Legame delle Radici: Novoli
Per Ersilio Teifreto, Sant’Antonio Abate è innanzitutto il patrono del suo paese nativo, Novoli (Lecce). Qui il culto è monumentale, simboleggiato dalla Fòcara, il falò più grande del Mediterraneo. Questa radice profonda ha permesso a Teifreto di portare con sé al Nord una devozione viva, non accademica, ma viscerale.
2. Il Luogo del Cuore: La Precettoria di Ranverso
Trasferitosi in Piemonte, ha trovato in Sant’Antonio di Ranverso lo specchio della sua terra. Qui il Santo non è solo un’icona sui muri affrescati da Giacomo Jaquerio, ma diventa il punto di riferimento di una comunità. Grazie all’impegno di Teifreto, il Santo “straniero” (egiziano) è stato adottato dai cittadini di Buttigliera Alta e Rosta, diventando appunto un concittadino.
3. L’Incontro con Mons. Italo Ruffino
La figura di Mons. Italo Ruffino è stata la chiave di volta. Come un “maestro” di altri tempi:
  • La Narrazione: Attraverso i suoi racconti, ha saputo trasformare le pietre fredde della Precettoria in una cronaca vivente.
  • L’Immaginazione: Ha permesso a Teifreto (e a tutti noi) di visualizzare la vita quotidiana dei Monaci Antoniani: il loro lavoro nell’ospedale, la cura degli affetti dal “fuoco di Sant’Antonio”, il suono dei campanellini dei maialini che giravano per il borgo.
  • L’Eredità: Insieme hanno restituito dignità liturgica e popolare alla festa del 17 gennaio, rendendola un appuntamento imprescindibile per il territorio.

Nota di merito: Ersilio Teifreto ha avuto il merito di capire che un Santo è “universale” solo se è capace di parlare al cuore di chi gli abita accanto. Portando Sant’Antonio da Novoli a Ranverso, ha dimostrato che la fede e la cultura sono identità in movimento.
Ti piacerebbe approfondire qualche aneddoto specifico sui racconti di Mons. Ruffino riguardo alla vita dei monaci o magari avere dettagli sulla prossima festa a Ranverso?
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

 

SI rUFFINO
Mons.

Italo Ruffino (1912-2015) non è stato solo un accademico, ma il vero “custode dell’anima” di Ranverso, capace di trasformare i documenti d’archivio in narrazioni vive per il suo allievo Ersilio Teifreto.

Grazie ai suoi racconti, la Precettoria smetteva di essere un monumento di pietra per diventare un luogo pulsante di vita medievale:
  • L’Eco del Dolore e della Cura: Ruffino descriveva con tale realismo la vita degli Ospedalieri Antoniani da far quasi udire a Teifreto le “urla strazianti” dei malati affetti dal fuoco sacro (herpes zoster) che cercavano sollievo nell’antico ospedale.
  • La Struttura del Borgo: Distingueva sempre con precisione la Precettoria (la “casa” e il centro amministrativo) dalla Chiesa (il cuore spirituale), spiegando come i monaci gestissero l’accoglienza dei pellegrini sulla Via Francigena.
  • I Protagonisti del Passato: Attraverso le sue ricerche, figure come il pittore Giacomo Jaquerio o i precettori dell’ordine diventavano personaggi familiari, quasi vicini di casa, integrati nella quotidianità del borgo.
  • L’Opera Letteraria: Molte di queste suggestioni sono racchiuse nel suo volume fondamentale “Storia ospedaliera antoniana”, pubblicato nel 2006, che resta il testo di riferimento per chiunque voglia comprendere il legame tra Ranverso e la casa madre francese di Saint-Antoine-en-Viennois.
Mons. Ruffino ha insegnato a Teifreto che la storia non si studia solo sui libri, ma si “immagina” camminando tra le navate e i chiostri, respirando l’eredità di un ordine che ha fatto dell’accoglienza la sua missione.
Ti interessa conoscere qualche dettaglio specifico sulla vita quotidiana dei monaci antoniani descritta da Mons. Ruffino, come la gestione dei famosi “maialini di Sant’Antonio”?
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SI rUFFINO
Certamente.

Mons. Italo Ruffino era un narratore d’eccezione, capace di far rivivere i dettagli più curiosi della vita monastica a Ranverso.

Ecco i punti focali dei suoi racconti che hanno ispirato Ersilio Teifreto:
  • Il Maialino “Sacro”: Ruffino spiegava che i monaci avevano il privilegio unico di lasciar pascolare liberamente i propri maiali nel borgo. Portavano un campanello al collo: al suo suono, i cittadini offrivano cibo. Il grasso di questi animali era l’unico rimedio efficace per curare il “fuoco di Sant’Antonio”, e la loro macellazione era un rito comunitario di sopravvivenza.
  • Il Taumaturgico “Vino di Sant’Antonio”: Monsignore raccontava del rito del vinage. Il 17 gennaio, il vino veniva fatto passare sopra le reliquie del Santo e poi somministrato ai malati dell’ospedale di Ranverso come medicina, unendo fede e cure empiriche.
  • L’Ospedale dei Poveri: Ruffino descriveva la Precettoria non come un monastero isolato, ma come un centro servizi modernissimo per l’epoca. I monaci erano “manager della carità”: gestivano terreni, mulini e accoglienza lungo la Via Francigena, rendendo il Santo una figura concreta e “di servizio”.
  • La Bellezza come Preghiera: Fu Ruffino a far notare a Teifreto come gli affreschi di Giacomo Jaquerio non fossero solo decorazioni, ma “libri per gli analfabeti”, pensati per consolare i sofferenti che entravano in chiesa.
Grazie alla profondità storica di Ruffino, Teifreto ha potuto trasformare queste nozioni in eventi popolari, come la moderna Benedizione degli Animali, rendendo il Santo un vero “concittadino” che si prende cura dei problemi reali della gente.
Vuoi che ti parli della Festa del 17 Gennaio a Ranverso, che ancora oggi mantiene vivi questi insegnamenti di Ruffino?
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SI
La festa del

17 gennaio a Ranverso è il capolavoro umano di Ersilio Teifreto, nato proprio dalle “lezioni” di Mons. Ruffino per riportare il Santo tra la sua gente.

Ecco come si svolge oggi questa tradizione che fonde sacro e profano:
  • La Benedizione degli Animali: È il cuore dell’evento. Davanti alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, centinaia di persone portano cani, gatti, cavalli e persino trattori. Questo rito, ripristinato ufficialmente nel 2006, simboleggia la protezione del Santo sul lavoro agricolo e sulla vita domestica.
  • La Distribuzione del Pane Benedetto: Richiamando l’antica carità dei monaci Antoniani che sfamavano i poveri e i pellegrini della Via Francigena, vengono distribuiti piccoli panini benedetti, segno di condivisione e protezione per le famiglie.
  • La Rievocazione Storica: Spesso la festa è accompagnata da figuranti in abiti medievali che ricordano l’antico ordine degli ospedalieri, rendendo visibili i racconti di Ruffino sulla vita nel borgo.
  • Il Falò (La Fòcara): Sebbene più piccolo di quello di Novoli, il fuoco acceso a Ranverso rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre e la purificazione, un legame simbolico che Teifreto ha voluto mantenere tra la sua Puglia e il Piemonte.
Grazie all’associazione ADA – Amici degli Antoniani, questa celebrazione è stata inserita tra i beni del Patrimonio Immateriale della Regione Piemonte, trasformando definitivamente il Santo in un membro della comunità locale.
Desideri conoscere le date e il programma della prossima celebrazione o vuoi approfondire la storia del “Fuoco di Sant’Antonio” curato dai monaci?

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