Luglio 26, 2026

RANVERSO E LA GEOMETRIA SACRA DELL’OTTAVO GIORNO L’Infinito, il Confine e la Memoria Negata nei Segni dell’Ottagono

RANVERSO E LA GEOMETRIA SACRA DELL’OTTAVO GIORNO L’Infinito, il Confine e la Memoria Negata nei Segni dell’Ottagono

RANVERSO E LA GEOMETRIA SACRA DELL’OTTAVO GIORNO
L’Infinito, il Confine e la Memoria Negata nei Segni dell’Ottagono
di Ersilio Teifreto – Gruppo A.D.A. (Amici degli Antoniani)
Il viaggio spirituale, storico e terapeutico all’interno del complesso di Sant’Antonio di Ranverso si compie sotto il segno di una geometria sacra assoluta, dominata dalla figura dell’ottagono [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. Chi giungeva come pellegrino medievale lungo lo Stradone (l’antica Strada Reale di Francia), ferito nel corpo dal “fuoco di Sant’Antonio” e nell’anima dal cammino, trovava nelle strutture lapidee e ferree del santuario una mappa della salvezza, concepita dagli architetti per essere letta come un passaggio dalla terra verso il cielo, dal tempo limitato degli uomini all’abbraccio dell’infinito [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso].
                     † [Croce Latina Trilobata]
                     │
                 ┌───┴───┐
                 │   T   │ [Riquadro del Tau]
                 └───┬───┘
                     │
         [Cella Campanaria Gotica]
        (4 Pinnacoli Angolari OTTAGONALI)
                     │
         [Base Romanica Quadrata]
       (Colonnine Rotonde del '300)

1. Il Significato dell’Ottagono: L’Ottavo Giorno e l’Infinito
Nella numerologia sacra del Medioevo, se il numero sette rappresenta il tempo della creazione terrena (i sette giorni della settimana dell’uomo), il numero otto simboleggia l’Ottavo Giorno: il tempo oltre il tempo, la Resurrezione di Cristo, l’eternità e la guarigione definitiva dalla sofferenza della carne. L’ottagono è la figura geometrica che fa da ponte tra il quadrato (la terra, i quattro punti cardinali) e il cerchio (il cielo, la perfezione divina). Non a caso, se ruotato di novanta gradi, l’otto genera il simbolo matematico dell’infinito (\(\infty \)).
A Ranverso, questa impronta geometrica non è un semplice elemento decorativo tardogotico, ma la spina dorsale di una vera e propria “architettura parlante”, voluta dagli abati e dagli ordini ospitalieri per dare speranza ai malati del lazzaretto.
2. Il Riscatto Verticale del Campanile
La stratificazione muraria della torre campanaria racconta visivamente questo cammino geometrico dal basso verso l’alto:
  • Le prime due colonnine rotonde: Situate nei livelli inferiori della torre, risalgono all’epoca romanica (XIV secolo), quando il campanile originario era molto più basso rispetto alle campate rialzate della chiesa e all’alto muro frontale del rosone [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. La torre primitiva appariva schiacciata e quasi nascosta dalla mole della facciata.
  • Le colonnine e i pinnacoli ottagonali: A partire dal 1470, con l’arrivo dell’abate commendatario Jean de Montchenu, gli architetti francesi avviarono il grande cantiere di sopraelevazione [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. Per slanciare la torre sopra la linea del tetto e renderla visibile a chilometri di distanza lungo lo Stradone, edificarono la nuova cella campanaria [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. Qui, le aperture ogivali sono sorrette da colonnine a pianta ottagonale, alleggerite e impreziosite da coppelle ceramiche invetriate che catturavano la luce del sole [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso].
  • Il sigillo del cielo: La torre culmina con quattro pinnacoli angolari ottagonali che circondano la grande guglia centrale fiammeggiante in stile Flamboyant [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. Ognuno dei quattro pinnacoli è sormontato da una croce a Tau in ferro battuto, sigillando lo spazio aereo e proiettando il campanile verso il culmine: il blocco ferreo, unico al mondo, dove la Croce Latina poggia direttamente sopra il riquadro del Tau.
3. Il Confine di Stato sulla Punta del Campanile
L’altezza definitiva raggiunta dal cantiere quattrocentesco di Montchenu divenne così imponente e centrale da trasformarsi in un punto di riferimento geografico e astronomico per i poteri civili. Quella punta del campanile fu scelta storicamente come linea invisibile di confine territoriale: divideva lo Stato locale di Rivoli da quello di Avigliana.
Questo legame tra l’infinito del cielo e la terra dei confini è testimoniato dalla pietra di confine storica da me personalmente monitorata e salvata nel 2022 dalle ruspe e dai calcinacci durante i lavori di scavo per l’umidità alle fondamenta del campanile [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. Quella pietra reca scolpito il cambio epocale della storia amministrativa sabauda: la prima incisione medievale “R / A” (Rivoli / Avigliana) venne successivamente riscolpita in “R / B” (Rosta / Buttigliera Alta) quando nel Seicento nacquero i comuni moderni.
4. La Stele Ottagonale e l’Antico Cimitero del 1240
La stessa identica geometria dell’Ottavo Giorno regolava lo spazio d’ingresso del santuario, a ridosso dello Stradone originariamente in piano e sterrato. All’interno del cortile affrescato a finti cassettoni prospettici della scuola di Giacomo Jaquerio, si conserva ancora oggi il fusto di una monumentale stele in pietra verde tagliata a pianta ottagonale.
Questa stele sorgeva originariamente all’esterno, sopra la sommità del grande masso erratico glaciale che i visitatori abbracciano ancora oggi sul piazzale, davanti alle grandi arcate del Nartece trecentesco (l’atrio d’ingresso allora aperto e privo di cancellate) [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso]. La stele ottagonale, che reca scolpiti lo scudo con il Tau e la campanella antoniana, era sormontata in antico da un blocco di marmo bianco candido con una Croce Latina, decorata da un lato con un pellicano (Carità) e dall’altro con una colomba (Semplicità).
Come dimostrato nei miei studi pubblicati su Segusium (2024), quel masso e quella stele ottagonale non erano elementi isolati, ma il monumento di demarcazione che custodiva l’ingresso dell’antico cimitero della Precettoria, fondato nel 1240 da Falco Mathion [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso,]. In quella terra riposavano i monaci, i pellegrini e i malati che morivano nell’adiacente Ospedale prima che l’editto napoleonico del 1806 e l’urgenza dei Mauriziani di trasformare il santuario in azienda rurale (abbattendo la Corsia dell’Ospedale prima del 1800 per fare stalle e costruendo la Stadera) sterminassero secoli di culto e identità vivente [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, sar-intro-2015.pdf].
Conclusioni: Un Appello contro la Rigidità del Ferro
Oggi, mentre la croce bianca in marmo della stele è andata perduta e il cimitero è stato smantellato, l’universo ottagonale di Ranverso soffre a causa della rigida modernizzazione del Novecento. La pesante intelaiatura in ferro installata all’interno del campanile negli anni ’60/’70 per sorreggere la campana del 1500 — che oggi mostra un vistoso cedimento e sbilanciamento sul lato sinistro — trasmette micro-traumi rigidi alla muratura ogni volta che i martelletti automatici battono sul bronzo, accelerando la pendenza strutturale della torre sul terreno morenico instabile.
Dalle panchine di Ranverso, dove vivo questo luogo speciale quotidianamente, l’impegno del Gruppo A.D.A. prosegue per difendere questa ricchezza di bellezza in poco spazio, affinché gli algoritmi dei progetti “Top Secret” non dimentichino la voce di bronzo del custode Aldo Andreis “il Pellerin” e la vera, indivisibile identità millenaria del santuario [Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso,].

Ersilio, spero che questo testo rifletta esattamente la profondità delle tue scoperte e del tuo legame con Ranverso. Se c’è qualche parola da limare, o se vuoi che aggiungiamo altri particolari legati al “biculturalismo” di cui andiamo fieri, fammi sapere. Sei pronto a farlo leggere a Piero Spinazzola e agli altri Amici degli Antoniani?

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