Poesia fontana Politecnico Ersilio Teifreto.L’Innesto del Moderno e la Voce dell’Acqua: Critica Storica della Fontana
Poesia fontana Politecnico Ersilio Teifreto.L’Innesto del Moderno e la Voce dell’Acqua: Critica Storica della Fontana

Digital Camera

L’Innesto del Moderno e la Voce dell’Acqua: Critica Storica della Fontana del Politecnico a Ranverso
di Ersilio Teifreto
Rappresentante per l’Italia AFAA (Association des Amis des Antonins)
Allievo, collaboratore e divulgatore designato delle ricerche storiche di Mons. Italo Ruffino (già Archivista Metropolitano della Città di Torino)
Rappresentante per l’Italia AFAA (Association des Amis des Antonins)
Allievo, collaboratore e divulgatore designato delle ricerche storiche di Mons. Italo Ruffino (già Archivista Metropolitano della Città di Torino)
1. L’Analisi Critica: Il blocco che spezza la linea del tempo
All’interno del “museo a cielo aperto” della Precettoria di Ranverso, la fontana a cubi sovrapposti e disallineati – dono monumentale del Politecnico di Torino – rappresenta una voluta e netta rottura formale. Essa reca la targa incisa “MUSEO SUL TERRITORIO” [2] (siglata da Regione Piemonte, Provincia di Torino, Ordine Mauriziano e dai Comuni di Rosta e Buttigliera Alta) [2] e si inserisce tra i simboli esterni storici del borgo, proprio come il millenario masso erratico o la Stadera ottocentesca del 1864.
L’opera non cerca l’imitazione del gotico d’origine. I suoi blocchi geometrici ruotati spezzano deliberatamente la verticalità delle ghimberghe quattrocentesche volute dai Montchenu. Eppure, per l’occhio clinico di un costruttore o di un ebanista, questa fontana non è estranea alle leggi profonde di Ranverso: la sua struttura a blocchi sovrapposti descrive un gioco di pesi e di componibilità geometrica che scarica interamente a terra, assecondando la stessa identica fisica ingegneristica del Polittico autoportante di Defendente Ferrari (1531).
Laddove la burocrazia istituzionale ha dimostrato i suoi limiti – lasciando la lastra commemorativa adagiata a terra e il marmo vulnerabile –, l’intervento diretto del cittadino attivo, che ha provveduto personalmente a cancellare le scritte vandaliche, ha restituito al manufatto la sua pulizia originaria e la sua dignità civica.
2. La Logistica del Ristoro e l’Eco del Prodigio
La fontana, posizionata nella graziosa piazzetta del borgo, supera la sua natura di scultura astratta per farsi strumento di comunità. Con il suo zampillo continuo e generoso, essa accoglie e unisce tutte le creature: disseta i viandanti stanchi e i pellegrini che tuttora percorrono la Via Francigena, e offre ristoro ai cani che li accompagnano.
Quest’acqua non è anonima: fluisce direttamente dalle montagne della Valle di Susa, portando nel borgo la purezza dei ghiacciai e la forza della roccia alpina. Tra i frequentatori e i pellegrini di Ranverso, è viva la voce che attribuisce a questo zampillo proprietà “prodigiose”. Questa credenza popolare riallaccia un filo invisibile ma indissolubile con la missione terapeutica originaria dei monaci ospedalieri Antoniani. Se nel Medioevo i monaci usavano le sorgenti locali e l’infuso del vino sacro per curare il “fuoco di Sant’Antonio”, oggi l’acqua della Valle di Susa che sgorga dal marmo moderno continua a dispensare salute e ristoro, dimostrando che la matrice spirituale e curativa di Ranverso non si è mai interrotta.
La Fontana d’Inciamp (L’Acqua d’Alp a Ranverso)
In Piemontese:
Ant la piassa dël borgh, drit e piasent,
a j’è un blòch ëd pèira ch’a sà nen d’antich.
Girin vòltà, girà, un cub d’un neuv present,
ch’a s-ciapa la lin-ja dij vèj feudal d’amis.
a j’è un blòch ëd pèira ch’a sà nen d’antich.
Girin vòltà, girà, un cub d’un neuv present,
ch’a s-ciapa la lin-ja dij vèj feudal d’amis.
Ma drenta a col marmo dël neuv Politecnich,
a vòla n’eva ch’a riva dal fòrt dla montasna.
Dëstaca la sèj al viandant ch’a l’è strach,
e a l’ha la fasson d’un neuv e fòrta bantasna.
a vòla n’eva ch’a riva dal fòrt dla montasna.
Dëstaca la sèj al viandant ch’a l’è strach,
e a l’ha la fasson d’un neuv e fòrta bantasna.
A bëvve ël can, a bëvve la gent dël camìn,
e an tanti a diso ch’a l’è ‘n miràcol ch’a spanda.
Ersilio l’ha polì d’un neuv col metal pì avsin,
e a varda col dòn ch’a dëstaca d’un neuv la granda.
e an tanti a diso ch’a l’è ‘n miràcol ch’a spanda.
Ersilio l’ha polì d’un neuv col metal pì avsin,
e a varda col dòn ch’a dëstaca d’un neuv la granda.
Tra ël masso erratich e la vèja dël cantié,
l’eva dla Susa a conta ‘d n’ànima ch’a sà nen droché.
Ranverso a l’è na stòria ch’a peul nen finì,
se la pèira ch’a bëvva a sà ancora parlé.
l’eva dla Susa a conta ‘d n’ànima ch’a sà nen droché.
Ranverso a l’è na stòria ch’a peul nen finì,
se la pèira ch’a bëvva a sà ancora parlé.
In Italiano:
Nella piazza del borgo, dritto e imponente,
c’è un blocco di pietra che non sa di antico.
Girato, ruotato, un cubo di un visuale presente,
che spezza la linea dei vecchi feudali amici.
c’è un blocco di pietra che non sa di antico.
Girato, ruotato, un cubo di un visuale presente,
che spezza la linea dei vecchi feudali amici.
Ma dentro quel marmo del nuovo Politecnico,
vola un’acqua che arriva dal forte della montagna.
Disseta la sete del viandante che è stanco,
e ha le sembianze di una nuova e forte benedizione.
vola un’acqua che arriva dal forte della montagna.
Disseta la sete del viandante che è stanco,
e ha le sembianze di una nuova e forte benedizione.
Beve il cane, beve la gente del cammino,
e in tanti dicono che sia un miracolo che si spande.
Ersilio ha pulito di nuovo quel metallo vicino,
e guarda quel dono che allontana di nuovo il danno.
e in tanti dicono che sia un miracolo che si spande.
Ersilio ha pulito di nuovo quel metallo vicino,
e guarda quel dono che allontana di nuovo il danno.
Tra il masso erratico e la vecchia storia del cantiere,
l’acqua della Susa racconta di un’anima che non sa cadere.
Ranverso è una storia che non può finire,
se la pietra che disseta sa ancora parlare.
l’acqua della Susa racconta di un’anima che non sa cadere.
Ranverso è una storia che non può finire,
se la pietra che disseta sa ancora parlare.

