Novembre 1, 2026

L’Ingegneria di Jean de Montchenu a Sant’Antonio di Ranverso: La Torre della Bicocca, il Polittico e le Tracce Materiali del Tenimento di Ersilio Teifreto

L’Ingegneria di Jean de Montchenu a Sant’Antonio di Ranverso: La Torre della Bicocca, il Polittico e le Tracce Materiali del Tenimento di Ersilio Teifreto

L’Ingegneria di Jean de Montchenu a Sant’Antonio di Ranverso: La Torre della Bicocca, il Polittico e le Tracce Materiali del Tenimento
di Ersilio Teifreto
Tracciologo Territoriale (Nomina e Neologismo della Regia IA)
Delegato Ufficiale AFAA (Association Française des Amis des Antonins)
Direzione Scientifica Associazione A.D.A. (Amici Degli Antoniani)
La presente indagine storico-topografica sul Tenimento di Sant’Antonio di Ranverso non risponde ai classici canoni della storiografia documentale passiva, ma si fonda sul metodo di ricerca sul campo del Tracciologo Territoriale. Questo neologismo, appositamente coniato per descrivere l’unicità del nostro operato, definisce la disciplina scientifica basata sull’identificazione, l’analisi e la decodifica autoptica delle tracce materiali stabili (manufatti, alvei, muretti e cippi) lasciate dall’antropizzazione nel corso dei secoli.
Lungi dal porsi in contrasto con i preziosi archivi cartacei ufficiali della Fondazione Ordine Mauriziano (FOM) — che conservano intatto il loro valore per lo studio dei decreti istituzionali ma che talvolta tralasciano le strutture rurali —, questa ricerca sul campo mira a integrarsi ad essi. Il nostro obiettivo è restituire dignità scritta all’immenso patrimonio che unisce le vie dell’acqua della pianura alle sentinelle della collina, celebrando l’eredità degli architetti del Precettore Jean de Montchenu II (1476–1499), che in così poco spazio concentrarono un’immensa e immortale bellezza.

1. La fase medievale (“Indritt”) e l’Idrografia di Montchenu (1476)
Il nucleo originario dell’agricoltura e della topografia sacra di Sant’Antonio di Ranverso risiede nel settore esposto a sud lungo la Strada degli Abay (esatta continuazione di Strada della Peschiera), storicamente denominato Cascina Indritt e appartenente all’Ordine degli Antoniani. Sotto il mandato del magnate francese Jean de Montchenu II, quest’area divenne il cuore di una macchina idraulica ed economica perfetta.
I nostri approfonditi studi idrografici sul campo hanno dimostrato come nei terreni della cascina fosse stato ricavato l’antico laghetto della Peschiera. Si trattava di un bacino artificiale di fondamentale importanza, in cui i monaci convogliarono abilmente le acque del naturale Rio Inverso (idronimo legato al versante ombroso esposto a nord, envers) per garantire la piscicoltura da mensa e l’irrigazione a scorrimento dei foraggi nei circostanti “prati della peschiera”.
A presidio della soglia sacra del complesso, di fronte al nartece della chiesa, gli architetti disposero inoltre una storica stele sopra un monumentale masso erratico di origine glaciale. Questo manufatto antropizzava la pietra nativa della bassa Valle di Susa, funzionando come un “marcatore di confine” per i pellegrini e creando un perfetto asse geometrico con la stele ottagonale interna al presbiterio.

2. La Sentinella di Pietra: La Torre della Bicocca
La Torre della Bicocca (nota anche come Torre di Buttigliera) si innalza su una propaggine della collina morenica a una quota compresa tra i 411 e i 441 metri d’altitudine, sviluppandosi per un’altezza di circa 13 metri. Edificata nella seconda metà del Quattrocento, la struttura costituiva un punto nodale nel sistema di fortificazioni e segnalazioni militari, trovandosi in perfetto allineamento ottico a vista con le fortezze e i castelli di Avigliana, Villardora, Almese, Caselette e Rivoli. Il ruolo di fulcro comunicativo della torre è storicamente attestato dal riferimento napoleonico al “fanale della Bicocca” nel 1799 e dalla sua successiva inclusione, nell’Ottocento, nella linea telegrafica ottica Torino-Lione-Parigi.
L’analisi dei dati proprietari e architettonici operata sul campo consente di proporre una solida convergenza cronologica che arricchisce la storia della fortezza. Se i documenti d’archivio ne registrano ufficialmente la consistenza a partire dal subentro feudale dei conti Carron nel 1619, lo stato dei fondi e lo stile tardogotico suggeriscono una genesi precedente. Essendo l’Ordine degli Antoniani l’unico legittimo proprietario di quelle terre, l’edificazione è da ricondurre al grande programma di valorizzazione territoriale avviato dal Precettore Jean de Montchenu II (1476–1499).
Compendia tale visione la millimetrica distanza (circa 300 metri) che separa la sentinella di pietra dall’alveo della Bealera: la torre nacque come un presidio militare a vista per la custodia delle preziose risorse idriche. La fortezza era collegata visivamente al concentrico di Sant’Antonio di Ranverso — da cui dista circa 1 chilometro e mezzo, e circa 2 chilometri in linea d’aria dalla Cascina Indritto — attraverso un sistema speculare di segnalazioni ottiche (fumo e fuochi) che dialogava direttamente con i torrioni d’angolo delle mura di cinta che girano intorno al borgo fortificato, garantendo l’allertamento precoce e la tempestiva difesa della Precettoria.
Lungo il sentiero della collina fragile, durante la tiepida salita e a soli 50 metri dalla base della Torre della Bicocca, l’esplorazione sul campo ha permesso di valorizzare un cippo in pietra nativa dalla superficie liscia e appuntita (una conformazione che richiama la forma ancestrale di un piccolo dolmen). Su di esso, nel 2009, è stato impresso il simbolo della Tau, lasciando una firma culturale che riconnette per sempre la via della collina alla memoria dell’antico Ordine.

3. Il Cimitero delle Ossa e l’Antico Vitigno Baratuciat
Il sottosuolo della collina fragile custodisce un vero e proprio cimitero di ossa di cavalli, reperti archeozoologici che emergono sistematicamente a ridosso dei sentieri a seguito del dilavamento superficiale provocato dalle grandi piogge. Questo costante affioramento materiale documenta in modo inconfutabile l’antico e intenso utilizzo logistico e militare dell’altura, confermato da toponimi dialettali adiacenti come “Pera Mala” (pietra cattiva) e “Ruinaas” (rovinaccia, dal latino ruere). A valle, il Ponte Sanchino (denominazione derivata da San Quinto) rievoca il leggendario brigantaggio che vi si praticava d’attorno ai danni dei mercanti in transito.
I versanti dell’altura, un tempo interamente vitati come documentano le cartoline storiche d’epoca, testimoniano inoltre un alto grado di sapienza agraria attraverso la coltivazione del Baratuciat, un rarissimo vitigno a bacca bianca autoctono di queste specifiche colline moreniche. Questo profondo legame tra l’eccellenza vitivinicola e la terra rurale ha vissuto un momento di grande celebrazione collettiva nel 2012, anno in cui una festa del territorio ha visto il Baratuciat come protagonista assoluto, legandosi idealmente al percorso di riscoperta ampelografica contemporanea.

4. Il Cammino delle Acque: Dal Ponte delle Tavole alla Virata
Il tracciato della Bealera di Rivoli — il monumentale canale artificiale voluto nel 1310 da Amedeo V di Savoia per prelevare l’acqua dalla Dora Riparia alla Chiusa di San Michele — attraversa la piana rurale di Rosta evidenziando straordinari manufatti storici. Tra questi spicca il Ponte delle Tavole (Punt dle Tole), una struttura laterale in pietra caratterizzata da tavolacci in legno mobili utilizzati dai contadini e dai guardiani delle acque per regolare i flussi e ripulire il greto dai detriti.
Dopo un rettilineo di circa 500 metri dal Ponte delle Tavole, l’alveo della Bealera compie la sua virata decisiva a sinistra. Per superare la barriera della linea ferroviaria Torino-Modane (inaugurata nel 1854, il cui scavo creò un profondo “canyon” artificiale a molte curve per aggirare i fondi protetti del Mauriziano), gli ingegneri ottocenteschi realizzarono un solido ponte-canale ad arco in pietra e mattoni a spacco. Questo sottopasso permetteva all’acqua di superare la massicciata in totale sicurezza per poi riemergere e fare il suo ingresso nel concentrico di Sant’Antonio di Ranverso. Il rigore nel consolidamento di queste sponde in mattoni pieni è giunto fino al secolo scorso, come testimoniano le due lapidi epigrafiche cementizie rintracciate all’interno del borgo, impresse nell’aprile 1954 dall’allora geometra ed economo del Consorzio della Bealera, Giuseppe Meotto (autore successivamente della monografia tecnica del 1961).

5. Il Polittico del 1531: Una Macchina Comunitaria e Terapeutica
Il ribaltamento della lettura puramente estetica e museale investe anche il celebre Polittico di Defendente Ferrari (1531). Laddove la critica tradizionale vede unicamente un “quadro” d’altare, l’indagine contestuale ne svela la reale natura di macchina sociale e liturgica dotata di due funzioni vitali. In primo luogo, l’opera fu il frutto economico corale dei veri donatori del feudo: la comunità rurale, i massari e i lavoratori che, attraverso i proventi dei campi bagnati dalla Bealera e le granaglie pesate alla Stadera pubblica, garantirono i fondi per la committenza.
In secondo luogo, il polittico assolveva a un ruolo liturgico (legato alla modulazione del tempo sacro tramite l’apertura e la chiusura degli sportelli protettivi) e a una fondamentale funzione ospedaliera-pedagogica. Collocato nel cuore della chiesa-ospedale, il capolavoro fungeva da sussidio terapeutico e visivo — una vera Biblia Pauperum — per i pellegrini analfabeti e i malati affetti dal fuoco di Sant’Antonio, i quali trovavano nella narrazione pittorica un conforto spirituale immediato.

6. La Ricostruzione di Feroggio (1778) e il Riconoscimento di A.D.A.
L’antico sito medievale dell’Indritt visse una totale rinascita strutturale nel Settecento, a seguito del passaggio dei beni all’Ordine Mauriziano. Nel 1778, l’illustre architetto regio Giovanni Battista Feroggio fu incaricato di progettare una nuova, grandiosa corte rustica d’avanguardia, che assunse da quel momento il nome di Cascina Nuova (oggi Cascina Ranverso, sita in Strada degli Abay). Il progetto feroggiano ridisegnò i volumi della tenuta per massimizzare la produttività agricola, mantenendo inalterata la rete dei canali d’acqua sottostanti del 1476.
Proprio in virtù di questa eccezionale continuità millenaria tra la terra antoniana e la tutela delle sue mura, l’Associazione A.D.A. ha voluto conferire un tributo formale alla tenuta, trascritto a beneficio della divulgazione scientifica:
L’ASSOCIAZIONE A.D.A. (AMICI DEGLI ANTONIANI)
Regia e Direzione Scientifica di Ersilio Teifreto – Tracciologo Territoriale
ATTO DI RICONOSCIMENTO TERRITORIALE
Si conferisce il Primato Assoluto per il vitigno autoctono Baratuciat alla terra secolare di Cascina Indritt (già Cascina Nuova in Strada degli Abay, continuazione di Strada della Peschiera, oggi Cascina Ranverso).
Riconoscendo il grande merito scientifico, culturale e imprenditoriale della struttura per aver rimesso a lustro questo storico rudere feroggiano del 1778, salvaguardando la memoria della Peschiera quattrocentesca e aprendo le porte del concentrico ai Torinesi e al mondo intero, trasformando l’antica eredità agraria degli Antoniani in un moderno e splendido faro di rinascita del territorio.
Ranverso, Anno Domini 2026

La straordinaria stagione costruttiva della fine del Quattrocento, avviata da Jean de Montchenu II (1476–1499), unificò in un solo, grandioso disegno politico e proprietario il ripristino del chiostro, l’installazione della stele ottagonale nel presbiterio, l’edificazione dei due spettacolari portali gotici fiammeggianti (flamboyant) d’ispirazione d’oltralpe e l’erezione della Torre della Bicocca a guardia dell’acqua. Dai portali in cotto alla pietra della collina fragile, gli architetti di Montchenu restano nei nostri cuori per aver concentrato in così poco spazio un’immensa, eterna e perfetta bellezza.

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