Il Fuoco, il Gelo e il Silenzio: Storia e Rimozione dell’Altarino di Memoria a Ranverso
Il Fuoco, il Gelo e il Silenzio: Storia e Rimozione dell’Altarino di Memoria a Ranverso
Il Fuoco, il Gelo e il Silenzio: Storia e Rimozione dell’Altarino di Memoria a Ranverso
Nella prima cappella a sinistra, varcando l’ingresso centrale della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, la luce del sole proveniente dal nartece ha illuminato per anni un angolo di pura devozione popolare e umana. Quel punto, scelto e curato con amore da Monsignor Italo Ruffino, ospitava un monumento immateriale unico: un monumentale pannello in noce scuro che univa le sofferenze e la salvezza di due diverse generazioni di soldati piemontesi sotto lo sguardo protettore di Sant’Antonio Abate.
La Trincea del Carso (27 Maggio 1917)
Alla base del pannello era incastonato un quadro privato, custodito per decenni nella casa della famiglia Putero a Rosta. Sulla tela, la mano di un pittore popolare aveva impresso un dramma della Prima Guerra Mondiale. L’iscrizione tracciata tra le rocce recitava:
“G. R. DA PUTERO EMILIO • 27 MAGGIO 1917 • A SELO”, accompagnata a sinistra dalla scritta “Quota 235 sul Carso”.
“G. R. DA PUTERO EMILIO • 27 MAGGIO 1917 • A SELO”, accompagnata a sinistra dalla scritta “Quota 235 sul Carso”.
Il dipinto raffigurava il soldato Emilio Putero miracolosamente scampato a un devastante bombardamento (rappresentato da una fiammata nel quadro) durante la Decima Battaglia dell’Isonzo. In alto a destra, l’effige di Sant’Antonio Abate vigilava sulla trincea, invocato come scudo contro il fuoco distruttivo delle bombe.
Il Fuoco della Steppa e il Convegno del 1999
Don Italo Ruffino, reduce e sopravvissuto della Seconda Guerra Mondiale, portava nella carne il segno di quel freddo spietato: l’amputazione di due dita del piede a causa del congelamento subito durante i tre mesi al fronte in Russia (1942) e nei successivi venti mesi di isolamento in prigionia fino alla Liberazione del 1945. Nel suo libro di memorie “Bianco, rosso e grigioverde”, il Monsignore aveva raccontato il dramma dei suoi giovani alpini rimasti nella neve. Per lui, il gelo della steppa era un fuoco che bruciava la carne esattamente come l’ergotismo gangrenoso curato dai monaci Antoniani nel Medioevo.
Nel ottobre 1999, in occasione del memorabile Convegno Internazionale “Gli Antoniani e l’Europa” – organizzato da Ruffino insieme a Gisèle Bricault (fondatrice dell’A.D.A. in Francia nel 1991) – il quadro di Putero, donato dai discendenti di Rosta, venne solennemente integrato nel pannello in noce. Sopra la trincea del 1917, don Italo appese una costellazione di cuoricini votivi d’argento: ogni cuore rappresentava un volto, una preghiera e un ricordo per i suoi ragazzi morti nella steppa russa. Ogni volta che entrava in chiesa, il Monsignore si avvicinava a quell’altarino con gli occhi rossi, sussurrando: “I miei ragazzi al fronte nella steppa”.
La Rimozione e la Resistenza sulle Panchine
Nel febbraio 2015, all’età di 102 anni, Monsignor Italo Ruffino si è spento. Poco tempo dopo la sua scomparsa, la gestione della Fondazione Ordine Mauriziano (FOM) ha rimosso l’intero manufatto, confinando il pannello in noce, il quadro di Putero e i cuoricini d’argento nei magazzini, sostituendoli con una fredda lampada a piantana. Una fotografia scattata il 30 agosto 2017 documenta quel muro spoglio, privato della sua anima.
Oggi, la narrazione ufficiale della proprietà dominante cerca di imporre a Ranverso un turismo di massa estetico e museale, inadatto alla sacralità e al silenzio del luogo. Ma la Storia Vera non si rinchiude nei depositi. Attraverso gli Articoli 9 e 18 della Costituzione, la memoria di don Italo, di Gisèle Bricault, di Emilio Putero e dei soldati della steppa continua a vivere all’aperto, senza statuti e senza biglietti d’ingresso, sulle panchine libere di Ranverso.
