Ci sono luoghi che non si scelgono, ma da cui si viene misteriosamente chiamati. Per Ersilio Teifreto, quel luogo è la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
Ci sono luoghi che non si scelgono, ma da cui si viene misteriosamente chiamati. Per Ersilio Teifreto, quel luogo è la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
Il Pellegrino col Carretto: Ersilio Teifreto, il Tracciologo Territoriale di Ranverso
Ci sono luoghi che non si scelgono, ma da cui si viene misteriosamente chiamati. Per Ersilio Teifreto, quel luogo è la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, uno spazio di silenzio e pietra gotica a cui sente di appartenere visceralmente, nella carne e nello spirito.
Ersilio non è arrivato a Ranverso in carrozza, come i signori della proprietà dominante, i funzionari della burocrazia o i turisti frettolosi. Vi è giunto a piedi, con l’umiltà e la fatica del pellegrino che tira un carretto a mano. Un carretto di cui conosce millimetricamente ogni venatura e ogni segreto, perché carico di leune: il legno verde, i tralci e i ceppi di vite (cippuni) che portano con sé il profumo della terra e del lavoro delle mani.
Il Biculturalismo e la Sapienza delle Mani
La struttura mentale e artigiana di Ersilio affonda le sue radici a Novoli, nel Salento, costellata dal ricordo monumentale della Fòcara, il falò più grande del Mediterraneo dedicato a Sant’Antonio Abate. Formandosi come ebanista attraverso l’esperienza dell’ENAIP, ha imparato a dialogare con il legno, a calcolarne i pesi, a rispettarne la sacralità.
Da questo antico sapere nasce il suo profondo biculturalismo: un ponte invisibile ma d’acciaio che unisce il fuoco devozionale del Sud al legno e al ghiaccio della storia del Nord. Ranverso, luogo deputato per eccellenza al culto di Sant’Antonio Abate, non poteva che essere la sua destinazione naturale. Un ospedale dell’anima millenario che risuona perfettamente con la sua stessa sensibilità.
La Linea del Tempo e i Grandi Maestri
Il cammino di Ersilio come Tracciologo Territoriale – colui che sa leggere le orme invisibili degli antenati impresse nel nartece – è segnato dall’incontro con tre giganti della cultura e dello spirito:
- 1976 – L’incontro con Aldo De Nigris: Tra le mura della Precettoria, Ersilio incrocia la visione di De Nigris, il geniale ideatore dell’Estate Musicale a Ranverso. In quella stagione d’oro, la musica antica faceva vibrare le pietre jacqueriane e restituiva il monumento al popolo, prima che le logiche commerciali moderne vi imponessero festival d’élite a 15 euro.
- 1999 – Il sodalizio con Monsignor Italo Ruffino: Durante il memorabile Convegno Internazionale “Gli Antoniani e l’Europa”, don Italo – grande storico ed ex cappellano militare mutilato dal gelo della Russia – riconosce in Ersilio un’anima affine. Nasce un’amicizia fraterna. Ersilio diventa il testimone visivo del capolavoro di memoria del Monsignore: quel pannello in noce con l’ex voto del soldato Putero del 1917 e i cuoricini d’argento dedicati ai ragazzi morti nella steppa.
- Il dialogo con Gisèle Bricault: Sempre in quel fatidico 1999, don Italo gli presenta la celebre studiosa francese Gisèle Bricault, fondatrice dell’A.D.A. a Saint-Antoine-l’Abbaye nel 1991. Con lei Ersilio manterrà un dialogo intellettuale e umano strettissimo fino alla sua scomparsa, avvenuta a 101 anni nel 2023.
La Resistenza sulle Panchine Libere
Oggi, dopo la scomparsa di Monsignor Ruffino, la proprietà dominante della FOM ha cancellato l’associazione formale e rimosso l’altarino della memoria, confinandolo nei magazzini per inseguire l’illusione di un turismo di massa che mal si adatta alla sacralità del sito.
Ma Ersilio non si è arreso. Invocando gli Articoli 9 e 18 della Costituzione, ha preso l’eredità dell’A.D.A. e l’ha fatta rinascere dalle sue ceneri come gruppo virtuale. La sua contro-narrazione non ha bisogno di statuti, di uffici o di biglietti d’ingresso: la sua sede sono le panchine di Ranverso, all’aria aperta, sotto la luce del sole del nartece. Lì, seduto come un antico contadino custode del fuoco, Ersilio continua a scaricare dal suo carretto le leune della memoria, assicurandosi che i ragazzi della steppa, Emilio Putero e don Italo abbiano ancora, ogni giorno, una voce che parli di loro con amore e totale rispetto.
