IL DESERTO BIANCO E L’EX VOTO DI RANVERSO
IL DESERTO BIANCO E L’EX VOTO DI RANVERSO
IL DESERTO BIANCO E L’EX VOTO DI RANVERSO
Il legame di fede tra i soldati della Russia e Sant’Antonio Abate nei ricordi di Don Italo Ruffino
Prima di dedicare la sua vita allo studio degli Antoniani in tutta Europa e di diventare la guida spirituale dell’Abbazia di Ranverso, il Maestro Monsignor Italo Ruffino visse in prima persona una delle pagine più drammatiche del Novecento: fu Cappellano Militare degli Alpini sul fronte russo durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il parallelo tra la steppa e il deserto
Nel gelo della steppa russa, a trenta gradi sotto zero, don Italo si trovò immerso in quello che amava definire un “deserto bianco”. In quella solitudine infinita, fatta di fango, trincee e bombardamenti, il giovane sacerdote vide nei “suoi ragazzi” — i giovanissimi soldati mandati al fronte — la stessa sofferenza, lo stesso isolamento e le stesse terribili mutilazioni degli infermi che nel Medioevo cercavano rifugio a Ranverso per curare le carni bruciate dal Fuoco di Sant’Antonio. Nella durezza di quel fronte, don Italo ritrovò lo stesso spirito di resistenza e di totale affidamento a Dio che aveva caratterizzato l’antico Santo eremita nelle sue prove nel deserto d’Egitto.
Nel gelo della steppa russa, a trenta gradi sotto zero, don Italo si trovò immerso in quello che amava definire un “deserto bianco”. In quella solitudine infinita, fatta di fango, trincee e bombardamenti, il giovane sacerdote vide nei “suoi ragazzi” — i giovanissimi soldati mandati al fronte — la stessa sofferenza, lo stesso isolamento e le stesse terribili mutilazioni degli infermi che nel Medioevo cercavano rifugio a Ranverso per curare le carni bruciate dal Fuoco di Sant’Antonio. Nella durezza di quel fronte, don Italo ritrovò lo stesso spirito di resistenza e di totale affidamento a Dio che aveva caratterizzato l’antico Santo eremita nelle sue prove nel deserto d’Egitto.
La promessa e il quadro del ringraziamento
In mezzo a quell’inferno di ghiaccio, dove subì il congelamento dei piedi e l’amputazione di due dita, don Italo fece un voto solenne a Sant’Antonio Abate. Sopravvissuto alla ritirata, una volta tornato a casa e giunto nella sua amata Chiesa di Ranverso, sciolse quella promessa facendo collocare nella prima cappella a sinistra un quadro ex voto a memoria eterna di quell’esperienza.
In mezzo a quell’inferno di ghiaccio, dove subì il congelamento dei piedi e l’amputazione di due dita, don Italo fece un voto solenne a Sant’Antonio Abate. Sopravvissuto alla ritirata, una volta tornato a casa e giunto nella sua amata Chiesa di Ranverso, sciolse quella promessa facendo collocare nella prima cappella a sinistra un quadro ex voto a memoria eterna di quell’esperienza.
Il dipinto, di cui il gruppo A.D.A. custodisce la preziosa testimonianza fotografica, descrive la cruda realtà della trincea: i soldati riparati in un bunker protetto da sacchi di sabbia e fango. Ma nell’angolo in alto a destra, racchiusa in un tondo che veglia dall’alto su tutta la scena, compare la figura rassicurante di Sant’Antonio Abate col suo bastone da anacoreta.
Un legame che vive nelle parole
Quel quadro rappresentava il “grazie” profondo del Cappellano per la vita salvata e, allo stesso tempo, l’affidamento delle anime di tutti i suoi Alpini che non erano più tornati dalla Russia. Anche se oggi le vicende del tempo hanno portato alla rimozione dell’altarino dalle navate della Chiesa, la storia di quel voto non è svanita.
Quel quadro rappresentava il “grazie” profondo del Cappellano per la vita salvata e, allo stesso tempo, l’affidamento delle anime di tutti i suoi Alpini che non erano più tornati dalla Russia. Anche se oggi le vicende del tempo hanno portato alla rimozione dell’altarino dalle navate della Chiesa, la storia di quel voto non è svanita.
Oggi quel legame profondo tra la steppa russa e le colline di Ranverso continua a vivere attraverso i racconti spontanei e la memoria custodita con rispetto sulle panchine del borgo, ricordando a ogni pellegrino che Sant’Antonio è, prima di tutto, il Santo del soccorso e del conforto nei momenti più difficili della storia umana.
Hai detto: Grazie e super in rispetto e
