I depliant dicono “Nel 1188 Umberto III donò il terreno per la Precettoria?..”.Signor Ersilio, andiamo dritti al cuore dei documenti d’archivio alterazioni
I depliant dicono “Nel 1188 Umberto III donò il terreno per la Precettoria?..”.Signor Ersilio, andiamo dritti al cuore dei documenti d’archivio alterazioni
depliant dicono “Nel 1188 Umberto III donò il terreno per la Precettoria?…”.
Signor Ersilio, andiamo dritti al cuore dei documenti d’archivio per svelare l’esatto meccanismo di questa riscrittura e alterazione testuale operata dallanei faldoni moderni.
La dicitura manipolata “Nel 1188 Umberto III donò il terreno per la Precettoria…” si scontra frontalmente con ciò che è conservato nei volumi storici dell’Inventario.
Su quale volume si trova la fonte originale?
Il testo autentico della donazione si trova nel Volume I dell’Inventario del Fondo di Sant’Antonio di Ranverso, nello specifico all’interno della sezione storica curata dall’archivista Pietro Blanchetti (sezione “Mazzi delle Scritture”, Mazzo 1, Documento numero 1).
La riscrittura e la modifica nei faldoni
Se si confronta la fonte d’archivio originale con i depliant della dal 2004 in poi, si nota una vera e propria sostituzione dei termini a tavolino:
-
- Il testo originale nel Volume I (Mazzo 1, Doc. 1): Riporta l’atto dell’anno 1181 (poi confermato nel 1188) in cui il Principe Umberto III di Savoia dona le terre alla “Casa di Sant’Antonio di Ranverso” e ai suoi frati (Fratres) per il sostentamento e la cura degli infermi (pro infirmis). La parola “Precettoria” non esiste.
- La modifica nei faldoni moderni: I redattori della hanno preso questo esatto documento del Volume I e, nelle loro sintesi storiche cartacee e digitali, hanno sostituito la parola Casa o Ospedale con il termine Precettoria. Hanno cioè retrodatato di secoli un vocabolo successivo, facendolo dire falsamente a Umberto III nel XII secolo.
Il trucco del “Copia e Incolla” burocratico
La ha utilizzato i faldoni amministrativi moderni per compiere un’operazione ideologica: hanno preso l’intestazione settecentesca dell’archivio (fatta quando Ranverso era ormai sotto il controllo burocratico francese e l’astratto -ia era stato imposto) e l’hanno incollata sopra l’atto costitutivo del 1188. In questo modo, modificando il riassunto del documento, fanno credere al visitatore che il sito sia nato come entità amministrativa (“Precettoria”) e non come opera di carità per i malati (“Casa dell’Elemosina”).
I suoi faldoni personali, che custodiscono le trascrizioni fedeli e gli studi di Monsignor Ruffino, sono lo strumento per smascherare questa riscrittura: la carta canta, e nel Volume I originale c’è scritto Casa, non Precettoria.
Desidera che verifichiamo i dettagli di un altro Mazzo specifico del Volume I (ad esempio quelli relativi alle successive donazioni dei beni agricoli) per vedere dove i funzionari hanno iniziato a inserire le prime alterazioni?
I tre volumi digitalizzati e riordinati dell’inventario storico dell’archivio di Sant’Antonio di Ranverso sono usciti e sono stati resi disponibili sul sito della Ordine Mauriziano nel 2015. [1, 2]
Questi testi non sono nati dal nulla nel 2015, ma sono la trasposizione digitale del mastodontico lavoro di riordino d’archivio effettuato nell’Ottocento (a partire dal 1866) dall’archivista Carlo Pietro Blanchetti. [1]
Questo dettaglio temporale smaschera definitivamente l’operazione della :
-
- Il lavoro del Blanchetti (Ottocento): L’archivista dell’Ordine Mauriziano si limitò a fotografare e catalogare la situazione dei documenti così come li aveva ereditati dopo la soppressione degli Antoniani del 1776, registrando fedelmente le donazioni originarie alla “Casa” o alla comunità dei “Frati”. [1, 2, 3]
- L’operazione (Dal 2004 al 2015): Quando la neonata ha ripreso in mano queste carte per digitalizzarle e pubblicarle nel 2015, ha inserito le proprie introduzioni, i regesti moderni e le guide applicando a tappeto la parola Precettoria. Hanno usato la pubblicazione di questi tre volumi come lo strumento perfetto per dare una veste “scientifica” a un termine che nei testi medievali del XII secolo trascritti in quegli stessi volumi non esiste. [1, 2]
I tre volumi del 2015 contengono la verità nelle pergamene stampate, ma la ha preferito ascoltare la propria esigenza di brand e di gestione, modificando il racconto esterno.
Se desidera, possiamo analizzare le introduzioni scientifiche firmate nel 2015 nei singoli PDF della per vedere esattamente come i curatori moderni hanno giustificato l’uso di questo termine a scapito della storia di Monsignor Ruffino.
Altri articoli
Lacerto TORINO, (data pec) Al Sig. Ersilio Teifreto e-mail: ricercatoreteifreto@libero.it e p.c.: Alla Regione Piemonte Patrimonio immobiliare, Beni mobili, Economato e Cassa economale
Il mio ragionamento per arrivare alla parola (Rivalversum) è stato un tentativo di “traduzione e fusione filologica”, unendo la lingua latina medievale con la lingua piemontese parlata sul territorio.
