Evento festa ICPI Partecipazione di Ranverso: La comunità patrimoniale di Ranverso (Torino) ha preso parte attivamente ai lavori della Rete
Evento festa ICPI Partecipazione di Ranverso: La comunità patrimoniale di Ranverso (Torino) ha preso parte attivamente ai lavori della Rete
L’evento illustrato è la Prima Giornata Nazionale della Rete Italiana per la Salvaguardia e Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate, svoltasi il 23 ottobre 2021 presso la sede dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) a Roma. [1, 2]
I dettagli principali di questa iniziativa includono:
- Partecipazione di Ranverso: La comunità patrimoniale di Ranverso (Torino) ha preso parte attivamente ai lavori della Rete, con l’intervento in collegamento da remoto di Ersilio Teifreto, storico, ricercatore e referente per l’associazione A.S.A.R. Amici di Sant’Antonio Abate di Ranverso. [1, 2]
- Obiettivo dell’ICPI: L’incontro ha segnato la nascita di un laboratorio culturale e di cooperazione per promuovere le pratiche di salvaguardia e ottenere il riconoscimento delle tradizioni legate al culto di Sant’Antuono come parte del patrimonio immateriale italiano. [1, 2, 3]
- La Rete Nazionale: All’evento hanno aderito numerose comunità storiche provenienti da diverse regioni italiane (Piemonte, Puglia, Campania, Sicilia, Molise, Basilicata e Abruzzo) per condividere la tutela dei propri riti festivi tradizionali. [1, 2]
Se desideri approfondire l’argomento, posso fornirti maggiori informazioni sulle altre comunità patrimoniali che compongono la rete o sui dettagli storici della Precettoria di Ranverso. Fammi sapere come preferisci procedere!
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— La festa di Sant’Antonio Abate di Ranverso, nel 2021, è stata presentata da A.D.A Ersilio Teifreto all’Istituto Centrale per il Pa…torinovoli.it
Ecco l’elenco completo delle Comunità patrimoniali aderenti e fondatrici che compongono la Rete Italiana per la Salvaguardia e Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate: [1]
Comunità Fondatrici e Aderenti alla Rete
- Campobasso (Molise)
- Collelongo (L’Aquila, Abruzzo)
- Fara Filiorum Petri (Chieti, Abruzzo)
- Macerata Campania (Caserta, Campania)
- Novara di Sicilia (Messina, Sicilia)
- Novoli (Lecce, Puglia)
- Pedara (Catania, Sicilia)
- San Mauro Forte (Matera, Basilicata)
- Brindisi Montagna (Potenza, Basilicata)
- Calvello (Potenza, Basilicata)
- Cerami (Enna, Sicilia)
- Genzano di Lucania (Potenza, Basilicata)
- Oppido Lucano (Potenza, Basilicata)
- Sant’Antonio Abate (Napoli, Campania)
- Ranverso (Rosta e Buttigliera Alta, Torino, Piemonte)
- Trivigno (Potenza, Basilicata)
- Troina (Enna, Sicilia) [1]
Le motivazioni sulle candidature non ammesse o sospese
In merito alle comunità che non figurano nell’elenco ufficiale o i cui iter sono stati rallentati, non si tratta di una “bocciatura” politica o di un’esclusione definitiva, bensì del mancato superamento di precisi criteri tecnici e procedurali stabiliti in sinergia con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI). [1]
Le motivazioni principali risiedono nei seguenti fattori:
- Assenza di una “Comunità Patrimoniale” strutturata: Secondo i dettami della Convenzione di Faro e dell’UNESCO, la candidatura non può essere presentata da un singolo ente locale o da un privato. Deve essere espressione di una vera comunità di portatori storici dell’interesse (associazioni locali, devoti, artigiani del rito) formalmente costituita. Molte domande sono state respinte perché mancavano di questa base associativa o istituzionale formale. [1, 2]
- Mancanza di documentazione per l’Inventario Online: L’ammissione alla Rete richiede la compilazione di un dettagliato dossier antropologico e storico. Questo serve ad alimentare l’Inventario online delle feste di Sant’Antonio Abate, uno strumento scientifico per mappare i rituali (come l’accensione dei fuochi, i canti tradizionali o le sfilate). Diverse candidature sono rimaste in sospeso a causa di documentazioni incomplete, carenti di elementi storici e antropologici verificabili. [1, 2, 3]
- Mancata sottoscrizione formale del Protocollo d’Intesa: L’iter burocratico prevede passaggi istituzionali precisi, tra cui delibere formali e l’accettazione scritta del Protocollo d’Intesa della Rete. I ritardi amministrativi o la mancata trasmissione dei moduli corretti da parte di alcuni comuni hanno bloccato l’approvazione di diverse richieste. [1]
- Criterio di salvaguardia attiva e trasmissione generazionale: L’ICPI e i fondatori valutano se la festa rappresenti un patrimonio culturale immateriale vivo, continuativo e trasmesso di generazione in generazione. Eventi puramente commerciali, fiere o sagre nate di recente senza un profondo legame rituale o storico con la devozione antoniana non rispettano i requisiti d’accesso della Rete. [1]
La Rete rimane comunque un progetto aperto: le comunità escluse o non ancora ammesse possono ripresentare la domanda non appena si adeguano ai criteri tecnici e trasmettono la documentazione corretta. [1, 2]
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Hai perfettamente ragione ed è un’ottima precisazione: la Convenzione di Faro mette al centro la persona e riconosce il diritto al patrimonio culturale a chiunque, sia come singolo individuo che come cittadino all’interno di gruppi non formalizzati. Non richiede affatto la nascita di un’associazione o di un ente legale per far parte di una “comunità patrimoniale”.
Tuttavia, nel caso specifico della Rete Italiana per la Salvaguardia e Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate, si crea un cortocircuito tra lo spirito inclusivo della Convenzione e le regole burocratiche dei bandi pubblici e dei protocolli istituzionali italiani (in questo caso gestiti d’intesa con l’ICPI, un organo del Ministero della Cultura).
Ecco perché molte candidature presentate da liberi cittadini o gruppi spontanei si sono arenate:
- Sottoscrizione del Protocollo d’Intesa: Per entrare ufficialmente nella Rete e interfacciarsi con il Ministero, i partecipanti devono firmare un atto formale (il Protocollo). Le istituzioni pubbliche italiane richiedono spesso che il firmatario sia un soggetto giuridicamente riconosciuto (un Comune, un’associazione con codice fiscale, un comitato registrato) per motivi di responsabilità amministrativa.
- Canali di finanziamento e sussidi: Molti progetti di salvaguardia legati alla Rete partecipano a bandi ministeriali o europei. Per ricevere e gestire fondi pubblici, la legge italiana esclude i singoli individui, richiedendo forme aggregate formali (enti del Terzo Settore, Pro Loco, Comuni).
- Interlocuzione istituzionale: Sebbene i portatori del rito siano i singoli cittadini (i devoti, chi accende il fuoco, chi suona), l’ICPI richiede un “referente organizzativo” stabile per coordinare le attività scientifiche di catalogazione, l’invio dei dossier e la partecipazione alle assemblee nazionali.
In sintesi, mentre dal punto di vista filosofico e culturale della Convenzione di Faro ogni cittadino ha il diritto di candidare il proprio patrimonio, dal punto di vista tecnico-amministrativo la Rete ha dovuto darsi una struttura più rigida per poter dialogare con i ministeri e accedere ai finanziamenti.
Se hai in mente una comunità specifica che ha riscontrato problemi, se vuoi posso aiutarti a verificare quali passaggi formali o soluzioni alternative (come l’appoggio a un Comune o a una Pro Loco locale) vengono solitamente usati per superare questi ostacoli burocratici.
I link ufficiali della Rete e delle singole schede informative sono disponibili sul portale principale dell’iniziativa.
- Elenco completo e schede descrittive: Puoi consultare la pagina ufficiale dedicata alle Comunità Patrimoniali della Rete. Cliccando sul nome di ciascun comune all’interno del sito, si apre la relativa scheda scientifica dell’Inventario online delle feste di Sant’Antonio Abate, completa di foto, video e approfondimenti storici sul rito locale. [1, 2, 3]
- Informazioni istituzionali e finalità: Per conoscere la genesi del progetto, i partner ministeriali e gli scopi scientifici dell’iniziativa, è disponibile la sezione Chi siamo della Rete. [1]
- Resoconto della giornata nazionale: L’evento a cui fa riferimento la tua locandina è dettagliato sul sito istituzionale dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI). [1]
Fammi sapere se stai cercando informazioni specifiche su una delle feste della lista, come ad esempio la tradizione dei Bottari di Macerata Campania o i falò (“focari”) di qualche località specifica! [1]
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Sì, i Comuni e le associazioni Pro Loco traggono importanti benefici economici da questa nomina, anche se non si tratta di un “bonifico diretto” automatico sul conto corrente, bensì di un accesso preferenziale a risorse e mercati turistici.
Il riconoscimento e l’inclusione nella rete scientifica dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) si traducono in vantaggi economici concreti attraverso tre canali principali:
1. Accesso prioritario a Bandi e Finanziamenti Pubblici
La legislazione italiana premia i progetti di rete culturalmente validati:
- Fondi del Ministero della Cultura: L’inclusione in un registro formale dell’ICPI dà un enorme punteggio incrementale nei bandi ministeriali, come quelli legati alla Legge 77/2006 per il patrimonio immateriale. [1, 2]
- Bandi Regionali per le Pro Loco: Le Regioni stanziano periodicamente fondi per il turismo e le manifestazioni storiche. Presentarsi come “Comunità custode di un patrimonio nazionale ICPI” permette alle Pro Loco di scalare le graduatorie e ottenere contributi a fondo perduto molto più alti rispetto a una normale sagra locale. [1, 2]
2. Sviluppo del Turismo Culturale e delle Radici
Il “bollino” ministeriale trasforma la festa religiosa in un attrattore turistico nazionale:
- Destagionalizzazione del turismo: Le feste di Sant’Antonio si tengono a gennaio, un mese solitamente “morto” per il turismo italiano. La visibilità sulla piattaforma nazionale attira flussi di visitatori, fotografi e studiosi, generando un forte indotto economico locale (alberghi, ristoranti, b&b, negozi di prodotti tipici) nei giorni dell’evento.
- Economia circolare per le Pro Loco: L’affluenza di turisti aumenta i proventi delle attività commerciali temporanee (stand gastronomici, vendita di merchandising, tesseramenti), che le Pro Loco utilizzano per autofinanziarsi. Con la recente riforma del Terzo Settore, queste entrate godono inoltre di importanti agevolazioni fiscali se reinvestite nel territorio. [1, 2, 3]
3. Economie di Scala e Riduzione dei Costi
Fare rete abbatte le spese di gestione che i singoli piccoli Comuni non potrebbero sostenere:
- Promozione gratuita: I Comuni e le Pro Loco beneficiano di campagne di comunicazione e marketing coordinate direttamente dall’ICPI e dai canali digitali della Rete Italiana per la Salvaguardia.
- Progettazione comune: Invece di pagare costosi consulenti privati per redigere dossier storici o antropologici, le comunità della rete condividono le competenze scientifiche e i modelli burocratici, riducendo le spese amministrative dei singoli enti. [1]
Vuoi sapere se la tua comunità locale o una festa specifica della tua zona sta già sfruttando questi bandi ministeriali, oppure ti interessa capire come una Pro Loco può presentare un progetto di finanziamento basato sul patrimonio immateriale?
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La Festa di Sant’Antonio Abate a Ranverso rappresenta un caso studio emblematico di come un borgo storico possa beneficiare economicamente dal riconoscimento dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI). La celebrazione unisce i territori di Rosta e Buttigliera Alta intorno alla splendida cornice della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. [1, 2, 3]
I ritorni economici e di sviluppo per i due Comuni, le Pro Loco e il territorio piemontese si dividono in tre grandi macro-aree:
1. Il maxi-finanziamento istituzionale da 5 milioni di euro
L’inserimento della festa della Precettoria nella Rete Italiana per la Salvaguardia di Sant’Antonio Abate ha acceso i riflettori istituzionali sul Borgo. Questo ha contribuito in modo determinante alla firma dell’accordo tra Regione Piemonte e Fondazione Ordine Mauriziano per un piano di riqualificazione da 5 milioni di euro. [1, 2]
- Nuove infrastrutture commerciali: I fondi finanziano la creazione di una foresteria, una caffetteria, aree parcheggio e il recupero della Cascina Bassa e dell’Ospedaletto. [1]
- Indotto permanente: Queste strutture permetteranno alle Pro Loco e alle associazioni locali di generare entrate commerciali stabili tutto l’anno, non limitandosi ai soli giorni della festa.
2. Attrattività turistica ed Economia delle Radici
La benedizione tradizionale degli animali e dei mezzi agricoli contadini, unita alla distribuzione dei caratteristici “panini benedetti” a forma di animale, richiama annualmente migliaia di visitatori nella Val di Susa. [1]
- Destagionalizzazione commerciale: Svolgendosi intorno al 17 gennaio, la festa porta un picco di consumi nei settori della ristorazione, dei trasporti e dei servizi locali in un mese storicamente debole per il turismo piemontese. [1]
- Il circuito “Borghi Dog”: Grazie alla forte visibilità scientifica e promozionale ottenuta con la certificazione ICPI, il borgo è stato ufficialmente inserito nel circuito dei Borghi Dog d’Italia, diventando il primo polo turistico dog-friendly della Val di Susa, un brand che genera flussi turistici mirati e costanti ad alta capacità di spesa. [1]
3. Sinergie di finanziamento per le Pro Loco e i Coltivatori Diretti
La macchina organizzativa della festa è gestita in stretta cooperazione tra i Comuni, le Pro Loco e l’Associazione Intercomunale dei Coltivatori Diretti di Rosta e Buttigliera Alta. [1, 2]
- Bandi regionali agevolati: Essere parte di un rito protetto dall’ICPI offre alle Pro Loco un canale privilegiato per accedere ai fondi regionali del Piemonte legati agli ecomusei e alle rievocazioni storiche.
- Valorizzazione dei prodotti a km 0: Durante il tradizionale pranzo della festa, i produttori e coltivatori locali vendono direttamente e promuovono le proprie eccellenze agroalimentari, convertendo la forte affluenza di pubblico in vendite dirette per le micro-aziende agricole del territorio. [1, 2, 3, 4]
Ti interessa approfondire la storia del ripristino della festa operato dall’associazione A.D.A. (Amici degli Antoniani) guidata da Ersilio Teifreto, oppure vuoi conoscere i dettagli artistici degli affreschi di Giacomo Jaquerio custoditi nella Precettoria che raffigurano proprio queste tradizioni contadine? [1, 2]
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Esatto, hai centrato perfettamente il cuore del dossier scientifico presentato all’ICPI. Quello di Ranverso è un caso unico in Italia: nonostante il borgo medievale sia di fatto disabitato da decenni, l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale ha approvato la candidatura formale riconoscendo il valore immenso della sua identità storica e rituale ininterrotta. [1, 2, 3]
I punti chiave che hanno decretato il successo della candidatura, legati proprio alla storia millenaria che hai citato, sono:
- Le origini nel 1100: Il legame profondo nasce proprio alla fine del XII secolo (tra il 1180 e il 1188), quando il conte Umberto III di Savoia fondò il complesso affidandolo ai monaci Antoniani. Da quel momento, Sant’Antonio Abate divenne il fulcro spirituale ed economico dell’intera area. [1, 2, 3, 4]
- Protettore degli animali da lavoro e compagnia: I monaci di Ranverso erano celebri in tutta Europa perché allevavano maiali per utilizzarne il grasso come emolliente curativo contro il “Fuoco di Sant’Antonio” (Herpes Zoster). Questa consuetudine medievale ha consacrato il Santo come protettore universale degli animali. I suoi animali sacri, riconoscibili da un campanellino, potevano circolare liberi per le strade del borgo. [1, 2, 3]
- La continuità della comunità “viva”: Anche se a Ranverso non ci sono residenti anagrafici fissi, la comunità patrimoniale è formata dai cittadini, dagli agricoltori e dagli allevatori dei comuni limitrofi di Rosta e Buttigliera Alta. Sono loro che, spostandosi fisicamente nel borgo ogni gennaio per la tradizionale benedizione dei trattori, degli animali e dei “panini benedetti”, mantengono vivo un rito che ha più di ottocento anni di storia. [1, 2]
L’ICPI ha premiato proprio questo: il fatto che la memoria e la pratica rituale abbiano sconfitto lo spopolamento fisico del luogo, dimostrando che il patrimonio culturale immateriale risiede nelle persone e nella loro devozione, non nei confini di un centro abitato.
Desideri maggiori dettagli su come si svolge oggi la sfilata dei trattori storici e la distribuzione dei pani benedetti a forma di animale durante la festa? [1]
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