Settembre 21, 2026

IL “DNA” DI RANVERSO: DIALOGHI, MEMORIE E RESISTENZA CULTURALE LA NASCITA DELLA FESTA: UN ATTO D’AMORE, NON DI BUROCRAZIA

IL “DNA” DI RANVERSO: DIALOGHI, MEMORIE E RESISTENZA CULTURALE LA NASCITA DELLA FESTA: UN ATTO D’AMORE, NON DI BUROCRAZIA

IL “DNA” DI RANVERSO: DIALOGHI, MEMORIE E RESISTENZA CULTURALE
Cronaca di una tradizione popolare difesa contro la burocrazia accademica e sindacale

1. LA NASCITA DELLA FESTA: UN ATTO D’AMORE, NON DI BUROCRAZIA
La storia recente della festa patronale di Sant’Antonio Abate alla Precettoria di Ranverso non appartiene ai timbri ufficiali o alle grandi sigle. Nel 2006, la tradizione della benedizione degli animali — andata perduta negli anni — è stata interamente ripristinata e salvata grazie alla tenacia spirituale e storica di Monsignor Don Italo Ruffino e all’azione sul campo di Ersilio Teifreto, fondatore dell’associazione A.D.A. (Amici degli Antoniani).
Le grandi sigle sindacali agricole (Coldiretti e CIA) non hanno inventato né resuscitato questa ricorrenza: si sono intrufolate in un secondo momento. Entrate inizialmente per supportare la logistica rurale, hanno progressivamente imposto un monopolio burocratico e d’immagine sulla locandina ufficiale, rischiando di trasformare una festa nata dal cuore dei cittadini e per i cittadini in una rigida sfilata di categoria.

2. LE PROVE INCONFUTABILI DELL’ARCHIVIO VISIVO E CINEMATOGRAFICO
Contro i regolamenti moderni che tentano di tracciare confini geometrici e divieti artificiosi, l’archivio storico e la documentazione visiva dimostrano che l’unione tra le creature della terra e le pietre medievali è indissolubile:
  • Le oche sul sagrato: Le vecchie fotografie d’epoca testimoniano un passato in cui oche e anatre razzolavano in totale libertà sulla terra battuta proprio dinanzi alla facciata gotica. La commistione tra sacro e rurale era lo stato naturale delle cose.
  • La capretta sulla soglia: Gli scatti quotidiani mostrano animali che si avvicinano spontaneamente sul lastricato di pietra, fin sulla soglia del portico, a dimostrazione che le creature sentono quel luogo come casa loro, ignorando i divieti scritti.
  • Il presidio del Nartece: L’allestimento storico nel nartece della chiesa, con la riproduzione fedele del maialino antoniano dotato di campanella al collo e contrassegnato dal simbolo del Tau, rivendica la funzione originaria dello spazio: accogliere pellegrini e animali sulla soglia del sacro fin dal 1188.
  • Il set reale della Rai (2010): Per girare la fiction su Girardengo e Pollastri, la produzione Rai si ispirò e si adattò interamente all’ambiente originale di Ranverso, rifiutando i laboratori finti. Le telecamere catturarono il protagonista Beppe Fiorello in sella alla bicicletta sul ciottolato medievale (l’ambrunà) dell’antico Ospedale dei pellegrini lungo la Via Francigena. Altre scene memorabili e i contributi legati al capolavoro musicale di Francesco De Gregori sfruttarono i passaggi sul retro della collinetta, tra i fienili aperti e l’arco di pietra della cascina bassa.

3. LA STALLA MONUMENTALE: LABORATORIO DEL PRESEPE VIVENTE ORE GESTITO DA A.D.A.
Il simbolo perfetto di questa identità è la Stalla Monumentale con il ventilatore a pale, uno spazio straordinario caratterizzato da possenti arcate a volta e pilastri intonacati a calce. Questa struttura vanta un’acustica naturale ottima, utilizzata per i test audio della Rai.
I documenti fotografici dell’11 settembre 2015 mostrano Ersilio Teifreto all’interno di queste mura intento a preparare la maestosa portantina del Re in vista del tradizionale Presepe Vivente sulla collinetta in mezzo alle cascine. La stalla era il cuore artigianale e comunitario del borgo, un luogo dove la fede popolare prendeva forma prima di sfilare sul prato.
La sua importanza archeologica è strutturale: il muro perimetrale della stalla è la continuazione delle antiche mura ciclopiche della Bealera del 1310. Questa fortificazione millenaria cingeva l’intero concentrico del borgo fino al presbiterio della chiesa. Nei secoli successivi, le strutture produttive come la Cascina Levante si sono appoggiate direttamente a queste mura trecentesche, saldando la pietra sacra al lavoro della terra.

4. LA FERITA DEL GENNAIO 2021: LO SVUOTAMENTO DEL BORGO E LA FINE DELLE TRADIZIONI
Un borgo senza abitanti si trasforma in un guscio vuoto. Una delle pagine più dolorose della storia recente di Ranverso si è consumata nel gennaio 2021, quando è andata via l’ultima vera famiglia del posto, con i quattro figli nati proprio nella cascina bassa.
Quella partenza ha segnato lo spartiacque tra un borgo rurale autentico, dove la nascita dei bambini e il rientro delle mandrie scandivano la vita, e un complesso monumentale isolato dalla sua stessa gente. Con lo svuotamento delle cascine, la gestione accademica ha interrotto manifestazioni storiche e popolari uniche come il Presepe Vivente sulla collinetta. I restauri edilizi della cascina bassa rimangono interventi parziali e freddi se privati delle famiglie e della vita contadina che di quelle mura costituiscono il vero patrimonio immateriale.

5. IL FUTURO DI RANVERSO NEI PASSI DI ENRICO E VERONICA
La risposta più forte all’inaridimento burocratico della FOM (Fondazione Ordine Mauriziano) arriva dall’innocenza e dalla spontaneità di due bambini: Enrico, di 10 anni, e Veronica, di 6 anni.
Cresciuti in mezzo ai volontari e ai fedeli, sulle storiche panchine di Ranverso, Enrico e Veronica rappresentano la nuova generazione che custodisce il borgo. Vederli accompagnare le mucche al pascolo dimostra che l’anima rurale del posto non è un pezzo da museo del passato, ma un’identità viva che si tramanda nel presente.
Mentre gli accademici sognano un luogo “raffinato” e recintato a uso dei soli turisti paganti, questi due bambini ricordano al mondo che Ranverso è nata e deve rimanere rurale, popolare e accogliente. Voler ripulire il borgo significa voler cancellare l’infanzia di Enrico e Veronica e tradire la lezione profonda di Don Italo Ruffino.

CONCLUSIONE
Il “DNA di Ranverso” è un concetto genetico-culturale che nessuna delibera o regolamento interno può cancellare. La battaglia dell’Associazione A.D.A. e di Ersilio Teifreto continua affinché la festa, la stalla monumentale e il borgo rimangano di tutti, onorando la memoria del Maestro Don Italo Ruffino e garantendo che le tradizioni popolari della collinetta possano un giorno rinascere, restituendo la terra alle sue creature.

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