1. La Cronologia Istituzionale e l’Origine del Sito Per comprendere l’esatto programma iconografico del polittico, è utile contestualizzare l’epoca della sua esecuzione (1530-1531)
1. La Cronologia Istituzionale e l’Origine del Sito Per comprendere l’esatto programma iconografico del polittico, è utile contestualizzare l’epoca della sua esecuzione (1530-1531)
LA FIGURA CHE COMPARE IN ALTO A SINISTRA DEL POLITTICO
1. La Cronologia Istituzionale e l’Origine del Sito
Per comprendere l’esatto programma iconografico del polittico, è utile contestualizzare l’epoca della sua esecuzione (1530-1531) rispetto alla successiva evoluzione storica della precettoria valsusina.
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- All’inizio del Cinquecento, il complesso di Ranverso apparteneva ancora interamente all’Ordine di Sant’Antonio di Vienne (gli Antoniani), il cui fulcro spirituale era incentrato sulla cura dei malati e sulla protezione dalle epidemie e dalle pestilenze.
- L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro subentrerà nella gestione del patrimonio di Ranverso solo nel 1572, per impulso del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, ovvero 41 anni dopo l’installazione solenne dell’ancona lignea, avvenuta il 17 gennaio 1532.
Questa successione temporale suggerisce che l’opera sia nata sotto un impulso devozionale comunitario del tutto slegato dalle successive vicende mauriziane del sito, riflettendo esclusivamente le specifiche richieste dei committenti dell’epoca.
2. L’Evidenza del Contratto d’Archivio: La Presenza di San Bernardino
Il documento fondamentale per la comprensione dell’opera è il contratto stipulato a Moncalieri il 21 aprile 1530 (trasmesso dall’Assessore Maldini nel 1861 e registrato negli archivi storici comunali). Nel testo si elencano esplicitamente i quattro protettori scelti dalla cittadinanza per affiancare la Natività centrale:
«…colle effigie de’ Santi: Antonio, Rocco, Sebastiano, Bernardino…»
La figura di San Bernardino da Siena trova la sua canonica e inconfondibile collocazione nel registro superiore destro del polittico, identificabile dall’abito francescano dei Minori Osservanti e dal celebre trigramma cristologico (IHS) racchiuso in un sole raggiante.
L’inserimento di una figura come San Maurizio, non esplicitamente menzionata nell’atto notarile, creerebbe un’incongruenza rispetto al programma contrattuale stabilito tra i sindaci di Moncalieri e il maestro Defendente Ferrari.
3. La Sovrapposizione Onomastica: Da “Bernardino” al Giovane Baden
La chiave per interpretare lo scomparto superiore sinistro risiede nella forte devozione popolare che legava la città di Moncalieri al giovane Bernardo di Baden, principe diplomatico spirato in odore di santità all’interno delle mura cittadine nel 1458 proprio a causa della peste.
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- La lettura del nome: Nella prassi linguistica e notarile del Cinquecento, l’uso del nome formale “Bernardino” (inteso come “piccolo Bernardo”) poteva dar vita a una parziale sovrapposizione o a un richiamo affettuoso verso l’epiteto confidenziale “Bern”, comunemente utilizzato dai cittadini per invocare il proprio protettore.
- L’iconografia visiva dell’età: Se l’artista avesse dovuto raffigurare una ripetizione di San Bernardino da Siena, l’iconografia avrebbe imposto le sembianze di un anziano frate. Al contrario, nello scomparto sinistro Defendente Ferrari dipinge un giovane cavaliere, dai lineamenti aristocratici e malinconici, che rispecchia in modo speculare l’età (morto a soli 24 anni) e il rango principesco del giovane esponente del Baden.
4. La Prova Visiva dell’Aureola: L’Unica Eccezione dell’Opera
L’esame ravvicinato del polittico offre un dettaglio visivo di straordinario valore teologico e documentale. Il giovane cavaliere si configura come l’unico personaggio dell’intera opera sprovvisto dell’aureola canonica.
Mentre Defendente Ferrari cinge rigorosamente la testa di tutti gli altri santi (San Rocco, San Sebastiano, Sant’Antonio, San Bernardino e le figure celesti del pannello centrale) con un nitido e luminoso disco prospettico, il capo del guerriero d’arme ne è privo.
Questa eccezionalità risponde in modo impeccabile allo status canonico del personaggio nel 1530: Bernardo di Baden era oggetto a Moncalieri di un culto locale fortissimo contro la peste, ma per la Chiesa universale rivestiva lo status di Beato (il decreto formale di beatificazione avverrà nel 1769). L’assenza del nimbo circolare completo rappresenta la corretta e rigorosa traduzione visiva delle gerarchie sacre del tempo, distinguendo il beato locale dai santi universali già istituzionalizzati come San Maurizio.
5. I Segni d’Identità: Lo Stemma e la Tradizione della Processione
A suggellare il profondo legame tra l’opera e la sua comunità d’origine concorrono due importanti elementi, uno araldico e uno antropologico:
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- Lo Stemma Apicale: Sulla sommità stessa della splendida cornice dorata del polittico campeggia lo stemma ufficiale della Città di Moncalieri (la croce d’argento in campo rosso). La collocazione dello stemma araldico in cima all’ancona firma l’opera come un grande ex voto pubblico della cittadinanza, legando indissolubilmente la struttura ai culti civici della comunità committente.
- La Processione Storica: Per generazioni, la memoria locale ha documentato una consolidata tradizione: i fedeli moncalieresi compivano un pellegrinaggio rituale, recandosi a piedi fino alla Precettoria di Ranverso e accompagnando il cammino con il proprio baldacchino processionale. Questa pratica testimonia come il polittico fosse vissuto dalla popolazione come un fulcro della propria identità religiosa e comunitaria.
Conclusioni
La segnalazione di questi elementi – la cronologia legata agli Antoniani, la lettera del contratto del 1530, l’assenza dell’aureola sul giovane cavaliere e la presenza araldica dello stemma cittadino – invita a riconsiderare l’assetto iconografico tradizionale del Polittico di Ranverso. L’opera si rivela così non solo come un capolavoro assoluto del Rinascimento, ma anche come un prezioso documento storico che custodisce la memoria, la fede e il volto del giovane Beato Bernardo di Baden, così come voluto e tramandato dai devoti di Moncalieri.
