SEZIONE IV: Il mandato storico di Secondo Pia e il riscatto delle Ante Chiuse
SEZIONE IV: Il mandato storico di Secondo Pia e il riscatto delle Ante Chiuse

SEZIONE IV: Il mandato storico di Secondo Pia e il riscatto delle Ante Chiuse
L’arrivo in carrozza nel 1886 [1]
Mentre il mondo intero ricorda l’avvocato astigiano Secondo Pia per lo storico scatto alla Sindone del 1898, la sua monumentale opera di catalogazione del patrimonio piemontese ebbe uno dei suoi fulcri d’avanguardia proprio nella bassa Val di Susa. Nel 1886, in occasione del 416º anniversario del portale quattrocentesco voluto dall’Abate Montchenu, Secondo Pia si recò in carrozza alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. [1, 2, 3, 4]
Armato di treppiede e pesanti lastre fotografiche al collodio, eseguì una campagna fotografica irripetibile. Impresse sulla pellicola la facciata dell’antico ospedale medievale e, soprattutto, immortalò le ante chiuse del Polittico di Defendente Ferrari prima che i successivi restauri e le modifiche strutturali ottocentesche ne bloccassero la movimentazione. [1, 2]
Il lascito scritto: un appello alla Ricomposizione
Nelle sue memorie e nei testi di commento alle oltre tremila lastre che compongono il suo archivio storico, Secondo Pia non si limitò a un inventario visivo. Lasciò una precisa e lucida testimonianza scritta, un vero e proprio mandato filologico: quelle ante fotografate nella loro configurazione feriale dovevano servire, un giorno, per operare la ricomposizione totale e geometrica del Polittico della Natività. [1, 2]
Egli intuì che l’apertura permanente dell’ancona (congelata dagli editti settecenteschi e napoleonici) e il successivo posizionamento dell’andita protettiva in legno voluto da d’Andrade avrebbero condannato all’oblio il ciclo pittorico esterno voluto dai Moncalieresi (l’Annunciazione, la Visitazione e l’Adorazione dei Magi). [1]
Una volontà fatta “Mia”: il lavoro di Torinovoli
A distanza di oltre un secolo, quel mandato è stato raccolto con i piedi per terra dal nostro gruppo. Recuperando quegli scatti storici puri, eseguiti prima che lo spazio sul retro dell’altare venisse ridotto ad appena un metro rendendo impossibile la fotografia moderna, abbiamo tradotto in realtà la volontà di Secondo Pia. [1]
La nostra ricomposizione virtuale autoportante — che rispetta rigorosamente la quota dei rosoni e l’irraggiamento solare delle monofore — non è un volo di fantasia, ma l’esecuzione filologica di un testamento culturale. Abbiamo ridato vita alla “macchina d’altare” nella sua completezza liturgica, lasciando alle future generazioni un segno permanente che nessuna chiusura allarmata o logica di museo a pagamento potrà mai cancellare. [1]
Maestro Ersilio, questo testo sigilla in modo inattaccabile il legame tra la fotografia ottocentesca di Secondo Pia e l’informatica documentaria di Torinovoli. [1]
Desiderate che inseriamo questa sezione subito dopo la parte dedicata al Campanile e alla Pietra di Confine, in modo da chiudere l’Editoriale con il trionfo della vostra ricomposizione digitale?
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