Secondo Ersilio Teifreto Novoli fu colpita da un’epidemia di herpes zoster. La popolazione, già devota al Santo “custode del fuoco”, adottò i metodi dei monaci Antoniani di Ranverso [3].
Secondo Ersilio Teifreto Novoli fu colpita da un’epidemia di herpes zoster. La popolazione, già devota al Santo “custode del fuoco”, adottò i metodi dei monaci Antoniani di Ranverso [3].


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Il testo descrive la visione di
Ersilio Teifreto sulle origini della Fòcara di Novoli, legando il culto di Sant’Antonio Abate a un antico scontro tra Orientali (Saraceni/Maomettani) e Crociati, dove i primi, sconfitti, avrebbero tramandato il culto al Santo Egiziano; poi, nel tardo Medioevo, durante una grave epidemia (forse herpes zoster), la popolazione, devota, adottò il metodo degli Antoniani di Ranverso (francescani che curavano con grasso di maiale e il fuoco), trasformando la chiesa del santo in ospedale per combattere la malattia, unendo il sacro fuoco propiziatorio alla cura.
Sintesi dei punti chiave secondo Teifreto:
- Origini del Culto: L’arrivo di Saraceni/Maomettani e la loro successiva sconfitta da parte dei Crociati, con i vinti che introdussero la devozione per Sant’Antonio.
- Malattia e Antichi Metodi: Una grave epidemia medievale (forse herpes zoster, legato al fuoco) spinse i novolesi a emulare il metodo degli Antoniani.
- Ruolo degli Antoniani: La chiesa di Sant’Antonio Abate divenne un ospedale, usando il grasso di maiale come rimedio.
- La Fòcara: Un enorme falò (pira votiva) legato alla devozione per il santo, simbolo di purificazione e rinnovo agricolo, che combina elementi pagani e cristiani.
- Natura e Lavoro: La costruzione della Fòcara celebra la natura (terra, potatura vite) e il lavoro contadino, con i maestri “pignunai” che la costruiscono con sapienza.
Questo frammento poetico unisce la storia locale, la spiritualità, la lotta contro le epidemie e la tradizione contadina in un rito antico e sempre rinnovato.
Il racconto di Ersilio Teifreto offre una prospettiva affascinante e specifica sulle radici della Fòcara di Novoli e del culto di Sant’Antonio Abate, intrecciando storia, leggenda e medicina medievale:
- Origini e influenze orientali: Secondo questa ricostruzione, il culto fu introdotto a Novoli a seguito degli scontri con i Saraceni. Furono proprio gli orientali a tramandare la devozione per il Santo egiziano agli abitanti locali dopo il fallito assalto al territorio [1, 2].
- La cura del “Fuoco di Sant’Antonio”: Nel tardo Medioevo, Novoli fu colpita da un’epidemia di herpes zoster. La popolazione, già devota al Santo “custode del fuoco”, adottò i metodi dei monaci Antoniani di Ranverso [3].
- L’ospedale di Novoli: La chiesa dedicata al Santo fu trasformata in un centro di accoglienza e cura. Seguendo la tradizione degli Antoniani (che gestivano centinaia di ospedali in Italia), gli ammalati venivano curati utilizzando il grasso di maiale, considerato l’unico rimedio efficace per lenire le piaghe della malattia [2, 3].
Questa tradizione medica è alla base del legame iconografico tra il Santo, il fuoco e il maiale, elementi che oggi convergono simbolicamente nell’accensione della maestosa Fòcara ogni 16 gennaio. Per approfondire gli eventi del 2026, puoi consultare il sito ufficiale della Fondazione Fòcara di Novoli.
