Agosto 8, 2021

Reliquia a Ranverso.Sant’Antonio di Ranverso Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa chiesa.

Reliquia a Ranverso.Sant’Antonio di Ranverso Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa chiesa.

Dizionario Geografico Storico – Statistico – Commercialehttp://www.antenati.san.beniculturali.it › inventariPDFConservasi in questa chiesa una reliquia di sAntonio abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli …


Dizionario Geografico Storico – Statistico – Antenatihttp://www.antenati.san.beniculturali.it › inventari
PDFGOFFREDO CASALIS. DOTTORE DI BELLE LETTERE … Reliquia conservasi nella Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso/abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli infranti, …924 pagine

Eseguitosi nell’anno 1698 , come lo indica la data appiè di esso; al dissopra dell’icona vedesi l’aquila impe riale pure in istucco. Sopra il secondo arco a manca sta un affresco rap presentante M. V. col Bambino , ed ai fianchi s. Antonio abate, ed un padre Francescano, sotto cui leggesi la seguente iscrizione in caratteri gotici: Eusebio lìospne cui j»s subservit utrumque Qui veteris terrue est jiclex doctissimus omnis Quae fuerat conjux et forma et more pudica Hoc Bianchina jacet tumulo durissima parvo. La sacristia è per intiero dipinta a fresco: sul muro di fronte scorgesi la salita del |\edentore al Calvario; pittura questa assai curiosa per la moltitudine dei manigoldi di pinti tutti con faccie torve ed atteggiati in modo strano: nel vòlto veggonsi i quattro evangelisti, e sui muri laterali s. Paolo, s. Pietro , l’Annunziazione di M. V. e (ìesù nel l’orto di Getsemani. Tutti questi dipinti, che indicano una remota antichità, sono già non poco corrosi dal tempo; il loro pregio artistico consiste unicamente nella naturalezza, e vivacità delle fisonomie, giacchè nel rimanente sono la vori mediocrissimi. Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa chiesa son tutte prive delle autentiche opportune. ì, ‘incresce di dover dire che tutti gli arredi di questa chiesa, gli altari laterali, i banchi, gli stalli del presbitero, l’orchestra, i mobili della sacrestia trovansi in uno stato in decente. È uffiziata da un cappellano che ha l’obbligo della res:denza, ed è stipendiato dalla suddetta religione. Sopra la porta per cui da ponente si ha l’accesso all’atrio che sta davanti alla chiesa , è dipinto un frate dell’ordine airtoniniano in atto di predicare a quattro persone, le quali rappresentano simbolicamente le quattro parti del mondo, con al dissotto il detto di s. Atanasio : fuciam te in foto orbe nominati . colla data 28 aprile 1752. Nel muro della chiesa da questa parte sta infissa una larga tavola di cotto, su cui

110 S. ANTONIO
Dacchè questa terra venne sotto il dominio Sabaudo , Fai
ebbero con titolo signorile i Trinchieri.
Popolazione 125.
S. Antonino; dipendenza di Saluggia nel Vercellese: altre
▼olte era compreso nella diocesi di Vercelli : fu aggregato
a quella di Casale nel 1474.
S. Antonino; luogo situato a scirocco da Voghera, da cui
è lontano cinque miglia; apparteneva al contado di Mondondone.
S. Antonino; castello rovinato, già feudo dei Guaschi, il
quale sorgeva in distanza di quattro miglia dalla città di
Alessandria.
S. ANTONIO, o VILLANOVA S. ANTONIO, villaggio della
Sardegna compreso nel mandamento di Senis della prefet
tura d’Isili , e nel antico dipartimento di Parte Valenza del
regno d’Arbprea.
Questo comune prese il nome che ha, di s. Antonio de
fuiitam coberta, da questo che alcuni di Baressa, villaggio
distante da 9 miglia all’austro, essendo venuti in questo
sito per legnare , ritrovarono presso una sorgente un si
mulacro di s. Antonio abbate : questa scoperta avendo av
vivata in molti la religione per le favole e imaginazioni ,
che subito si spacciarono e si credettero in que’ tempi e
popoli superstiziosi, si imprese subito a fabbricare un ora
torio nel luogo stesso della invenzione , che è quello, dove
or si trova la chiesa parrocchiale; ed essendovisi subito
stabilite alcune famiglie ebbe così principio l’attuale popo
lazione, la quale esisterebbe da 147 anni, perchè fu nel
1702 che si fece la detta invenzione e che si fabbricò il
detto oratorio. Perchè i Baressani fecero invenzione , per
ciò portano tutti gli anni la cera per la festa di s. Anto
nio e la solennizzano con molta pompa.
La situazione geografica di questo paese è nella latitu
dine 39° 47′ 30″ e nella longitudine occidentale dal meri
diano di Cagliari 0° 17°.
Siede incontro a ponente-libeccio nella estrema falla
dell’eminenza piana sulla quale trovasi il paese di Kuinas.
Essendo intorno a varia distanza rilevato notevolmente il
suolo, pochi venti vi sono sentiti in quella forza , con cui
S. ANTONIO 111
è sentito il maestrale. Vi si patisce però molto calore nel
l’estate, e l’umidità e la nebbia nelle stagioni di mezzo per
il rivolo della valle e per quello non lontano, che dicono
Fiumini Imbessu. L’aria è poco salubre in certe stagioni.
Il territorio di s. Antonio è parte nell’anzidetto altipiano,
paite nella regione bassa circostante, dove sono alcune col
line poco notevoli e grandi tratti piuttosto piani. Il colle
che dicono Cuaddezuru è coperto di bosco ceduo , e gli
uomini del luogo, quando vacano da altri lavori, fanno de’
tagli e vendono le legna ne’ paesi vicini che ne hanno bi
sogno.
La cacciagione è assai scarsa, e consiste in daini e cin
ghiali, volpi e lepri, pernici, ec.
Non sono in poco numero le fonti, e danno origine a
qualche rivolo.
Di questi se ne possono notare quattro, uno detto de
Fnntana Idas , l’altro Cabringiu, il terzo di Funtano, bella, il
quarto di Abba ruu.
Questo territorio è traversato dal fiume Imbessu suindi
cato, il quale ha le sue prime origini in territorio di Ge
noni da una fonte che è alla falda della Giara , e cresciuto
dalle sorgenti e da’ rivoli, provenienti dal margine boreale
del detto celebre altipiano, si volge verso tramontana e passa
a mezzo miglio a levante di s. Antonio.
La popolazione di s Antonio è di anime 550 distinte in
maggiori d’anni 20 maschi 155, femmine 158, e minori
maschi 110, femmine 107, divise in famiglie 127.
Le principali professioni sono l’agraria e la pastorizia , le
arti meccaniche sono esercitate da poche persone, le quali
fanno insieme l’agricoltura.
La scuola primaria è frequentata da otto fanciulli.
Agricoltura. Il terreno è fecondo e compensa largamente
le fatiche del colono, quando per siccità, per nebbie per
niciose o per troppa abbondanza di pioggie che fan mar
cire i germi nei luoghi bassi, o per i venti caldi nel tempo
della maturazione de’ frutti , questi non sieno diminuiti.
L’ordinaria seminagione è di starelli 300 di grano, 120
d’orzo, 50 di fave, 20 di legumi, 25 di lino.
La coltura delle specie ortensi è quasi negletta.
112 S. ANTONIO
La vigna è proporzionatamente estesa, le viti producono
copiosi frutti, e i vini comunemente bianchi, se ben mani
polati, sono di qualche pregio.
I fruttiferi sono compresi in tre o quattro specie e in un
ristretto numero di’ individui. La poca industria degli abi
tanti provasi anche della loro incuria in queste parte.
Si annoverano circa ottanta campi chiusi ( in quei paesi
si dicono congiaus o congiadus ) , i quali hanno complessiva
mente un’area di circa starelli 200. Si può notare una sola
tanca dell’estensione di starelli 100 ( cioè ettari 200 ).
Tanto questa tanca come gli anzidetti campi sono adoperati
per agricoltura e per pastura del bestiame domito. In due
di quei chiusi si conservano ancora degli alberi ghiandiferi.
Pastorizia. 1 luoghi incolti dei comune di s. Antonio ab
bondano di pascoli , i quali sarebbero sufficienti a maggior
numero di capi.
Nel bestiame manso si annoverano buoi per l’agricoltura
80, cavalli 20, giumenti 100, majali 35. Nel bestiame rude
vacche 200, pecore 3000, porci o(j0 , cavalle 50.
L’agricoltura è ristretta a piccol numero di alveari. I pae
sani di s. Antonio. vendono le loro derrate a’ Barbaracini
ed a’ negozianti di Oristano.
1 trasporti sono difficili per alcuni tratti delle vie.
Religione. La parrocchia di s. Antonio è compresa nella
giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, ed è governata
da un solo prete, che ha il titolo di pro-vicario.
La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Antonio
abbate , povera di arredi e poco decente al culto come ,
secondo l’osservazione più volte fatta , sogliono essere la
chiesa di prebende canonicale o vescovile.
La festa principale è pel titolare, e si celebra nella prima
domenica di giugno.
Invece del campo santo si ha un cimitenei contiguo alla
chiesa.
Antichità. Sono nel territorio di s. Antonio otto nuraghi ,
e sono denominati, Cagiu, su Mògoru , Craki, Turonis,
Spei, Su bruncu mannu, Sa vena desapira e Cranagiu, tutti
in gran parte disfatti.
Si vedono circa 23 caverne artefatte, e sono esse del ge
S. ANTONIO di RANVERSO 115
nire di quelle camerette sepolcrali, di cui più volte si è
fatta menzione. Alcune sono doppie, cioè da una si passa
in un’ altra per una finestrina. Come abbiam detto altrove
queste caverne furono sepolture de’ popoli più antichi chc
abitarono l’isola.
S. Antonio; membro della città di Dronero. Ha una chiesa
parrocchiale, che già apparteneva all’antichissimo monastero
di monache benedittine, il quale si crede che venisse fon
duto dai marchesi di Busca nel tempo che questi dintorni
erano soggetti al loro dominio.
Mel 1170 Bonifacio vescovo d’Alba sottopose al monastero
di s. Antonio in Dronero un priorato detto delle Langhe
che esisteva nel luogo di Benevello.
Con testamento del 17 ottobre 1294 il marchese Tommaso
di Saluzzo legò dominabus s. Antonii prope Dragonerium una
certa somma in lire viennesi.
Dopo quell’età molte donazioni furono fatte, e molti pri
vilegi”i vennero conceduti alle suddette monache dai mar
ciiesi di Saluzzo , successori del sopraccennato Tommaso ;
ina coll’andar del tempo, essendone scaduta l’osservanza il
sommo pontefice Giulio II nell’anno 1511 abolì quel mo
nastero, ed appliconne le rendite alla nuova mensa vesco
vile di Saluzzo.
Cotal ordine pontificio non ebbe per allora il suo effetto.
Nel lo92, in virtù delle riforme introdotte dal concilio tri
dentino, quelle religiose ne vennero trasportate nei mona
steri parte di Saluzzo , parte di tossano , e tutte le loro
possessioni furono riunite alla mensa saluzzesc , alla quale
appartengono tuttavia.
S. Antonio di Ranverso. Questo luogo da più secoli è molto
rino mato nelle due provincie di Torino e di Susa, perchè
vi fioriva un antico monastero, od ospizio, alla cui sogge
zione passarono i monaci di Ciomonte nel 1228, ed eravi uno
spedale eretto quasi a mezzo camminotra Aviglianae Rivoli nel
triplice scopo di giovare all’umanità sofferente , di solleticare
la divota curiosità, e di invitare i pellegrini a recarvisi; i
quali diffatto vi si conducevano, ed erano bene accolti, mas
sime in casi di malattia, da quei monaci: ond’è che quello
spedale fu poi chiamato Io spedale dei Pellegrini.
IH S. ANTONIO di RANVERSO
Probabilmente i religiosi di s. Antonio di Ranverso non
meno che quelli di Ciomonte e di s. Gillio, terra situata
nei confini già dell’agro torinese, e di val di Susa, dipen
devano dal celebre ospizio di s. Egidio, che già esisteva
l’anno 1115, nel luogo, ove poi sorse la città di Moncalieri:
ospizio che fu proprio dei Templari, i quali per la rilassa
tezza in cui caddero, vennero poi aboliti nel 1511.
L’attuale commenda di s. Antonio di Ranverso , spet
tante alla s. Religione dei ss. Maurizio , e Lazzaro, è com
posta di un tenimento di circa 1500 giornate , di cui 800
consistendo in prati, e campi si dà in affitto, non cosi del
rimanente che è tutto imboschito. Siffatto tenimento nella
sua superficie presenta una striscia quadrilunga , la quale
incominciando dalla cima della collina appiè della quale sta
la chiesa, si protende sino al di là della Dora compren
dendo una gran parte della scarpa del Musinè. .Questo tratto
di terreno era già compreso nel distretto privilegiato delle
R. caccie, e per conseguenza vi annidavano molte lepri, e mas
simamente molta selvaggina volatile: le LL. AA. i duchi di
Savoja, e di Genova vi si recarono alla caccia parecchie
volte. Indicano il sito privilegiato per le caccie varie co
lonnette in pietra erette di tratto in tratto su tutta la
linea di confine di tale distretto.
Sul fianco del campanile vedesi il termine divisorio di
questo tenimento, il quale per la parte rivolta a greco
spetta al territorio di Rosta , e quella rivolta a libeccio
appartiene all’agro di Ruttigliera.Oriola. Il tratto di beni
che si concede in affitto è intersecato in tutta la sua lun
ghezza da un braccio d’acqua dedotto dalla bealera di Ri
voli per privilegio conceduto anticamente ai frati di s. Anto
nio già possessori dei beni di questa commenda, il quale fu
causa di lunghe liti col comune di Rivoli. Vedi Rivoli pag. 5*8.
Il luogo di s. Antonio di Ranverso è distante poco più di
sette miglia da Torino e due da Rivoli, calcolandone la distanza
dal termine delt’abitato di questo capoluogo di mandamento:
per le cose spirituali dipende dalla parrocchia di RuttiglieraOriola, da cui è lontano circa un miglio a mezzodì. Vi
passa, nel fianco rivolto a ponente, la vecchia strada di
Francia, la quale ora è di cattivissimo tragitto; la rupe
S. ANTONIO oi RAN VERSO Ito
della Maddalena che trovavasi a metà via tra Rivoli e s. An
tonio formavasi da un gran masso di pietra, il quale in forma
Hi mezzo arco copriva metà di quella vecchia strada : ora però
non si vede più che una parte di questo masso infitto nella
sovrastante collina, perchè tutta la parte fuori di terra fu
col mezzo delle mine ridotta in ischeggie, e adoperata nelle
fondamenta del ponte sulla Dora a Torino. Questo sito ri
cevette il nome da un piccolo piliere che gli sta vicino,
su cut vedesi l’effigie di s. Maria Maddalena. Vedi Rivoli
pag. 343.
Dopo che venne costrutto il nuovo stradale di Francia ,
siccome più comodo e sicuro, si formò pure un tronco di
via fiancheggiato da fronzuti alberi , il quale partendo da
s. Antonio comunica con quello stradale al sito denominato
il Baraconetto; di modo che ora la vecchia strada è quasi
affatto abbandonata.
La chiesa di s. Antonio se non conservasse che la parte
della sua primitiva costruzione potrebbe considerarsi come
un monumento delle cattoliche antichità, ma le fanno per
dere del suo valore le molte parti di posterior costruzione
che col progresso del tempo le vennero unite. La sua fac
ciata, rivolta a ponente, ha nel mezzo una vasta porta adorna di una cornice massiccia formata con mattoni finis
simamente lavorati a varii disegni di stile gotico normanno
terminante a sesto acuto con al dissopra il T che serviva
di divisa ai monaci Antoniniani: due altre porte di ugual co
struzione stanno ai Iati della porta maggiore. Quest’opera
manifesta l’ignoranza dei tempi in cui fu costrutta, perchè
l’acuto della maggior porta invece di terminare nel mezzo
del finestrone gotico che gli sta sopra, termina notabilmente
a destra, il che riesce assai disaggradevole all’occhio.
L’atrio che sta davanti alla chiesa è sostenuto da bassi
pilastri di una pietra verdastra con capitelli irregolari, e
malamente lavorati: i mascheroni con cui cercò di ador
narli lo scapello, indicano il decadimento delle belle arti. A
destra di quest’atrio sotto Io stemma Sabaudo leggesi la se
guente iscrizione:
Magnificentia Umberti ii
NEC NON CAETERORVM SABAVD1VM DvCVM
FVNDATA EST AC LOCVPLETATA HAEC DO.MVS S. AntONII.
116 S. ANTONIO «i KANVERSO
Sulla porta ohe dall’atrio dà l’adito alla chiesa vedesi un
antico dipinto rappresentante la B. V. col Divino Infante,
con ai lati due Evangelisti.
La chiesa è a tre navate; la maggiore è di stile pura
mente gotico, ma le due laterali formate od archi lunghi e
schiacciati indicano una posteriore, e grossolana costruttur.i.
Il vasto presbiterio è separato dal corpo della chiesa da un
alto cancello in ferro: ai due lati di esso vi sono due banchi
aventi ciascuno otto sedili a braccioli, ed alla destra vedesi
una statua di legno che rappresenta s. Antonio abate; la
voro assai grossolano, tranne la testa, la quale sembra di
mano più esperta. L’icona dell’altar maggiore è formata da
varii quadri dipinti sul legno con fondo in oro, e tramez
zati da ricche sculture in legno dorato pregevolissime: il
quadro di mezzo rappresenta la Natività di Nostro Si
gnore, a destra s. Antonio , e santa (latterina martire al
dissopra, a sinistra s. Rocco, e s. Francesco da Paola che
gli sovrasta: tutti questi quadri, che sono al certo di qual
che valente pennello, furono da non pochi creduti opere di
Gaudenzio Ferrari, ma senza verun appoggio. Lateralmente
a quest’icona veggonsi due valve, le quali pajono fatte per
chiudere in custodia l’istessa icona, su cui sono effigiati
da non mediocre artista i santi Cristoforo, Antonio abate,
Paolo eremita, e Gerolamo. Questa preziosa icona venne
donata alla chiesa di s. Antonio dalla città di Moncalieri ,
il cui stemma è dipinto nel campo superiore della me
desima icona.
Ha quaitro cappelle laterali, cioè una a destra entrando in
chiesa, e tre a sinistra tutte chiuse da un alto cancello in
tichi legno:dipinti quellatutti a destra, malconci adornadal nel tempo,voitoè dedicata e nei latia s.diAgoaustino; quelle a sinistra sono dedicate a M. V. Assunta in
cielo, alla Sacra Famiglia, ed a s. Isidoro agricoltore: sotto
l’icona della seconda di queste cappelle leggesi la seguente
iscrizione: In ìwnorem Sarrae Familiae totiusque «udne celestis
«licuvil li. I’. S. lì Articcl vicarius anno Domini 1702. L’icona
dell’altare sotto il titolo di s. Isidoro consiste in un basso
rilievo in istueco rappresentante il santo titolare in atto di
pregare, con un angelo che dirige l’aratro; lavoro ineschi
S ANTONIO m IWN VERSO IT7
nissimo eseguitosi nell’anno 1698 , come lo indica la data
appiè di esso; al dissopra dell’icona vedesi l’aquila impe
riale pure in istucco.
Sopra il secondo arco a manca sta un affresco rap
presentante M. V. col Bambino , ed ai fianchi s. Antonio
abate, ed un padre Francescano, sotto cui leggesi la seguente
iscrizione in caratteri gotici:
Eusebio lìospne cui j»s subservit utrumque
Qui veteris terrue es t jiclex doctissimus omnis
Quae fuerat conjux et forma et more pudica
Hoc Bianchina jacet tumulo durissima parvo.
La sacristia è per intiero dipinta a fresco: sul muro di
fronte scorgesi la salita del |\edentore al Calvario; pittura
questa assai curiosa per la moltitudine dei manigoldi di
pinti tutti con faccie torve ed atteggiati in modo strano:
nel vòlto veggonsi i quattro evangelisti, e sui muri laterali
s. Paolo, s. Pietro , l’Annunziazione di M. V. e (ìesù nel
l’orto di Getsemani. Tutti questi dipinti, che indicano una
remota antichità, sono già non poco corrosi dal tempo; il
loro pregio artistico consiste unicamente nella naturalezza,
e vivacità delle fisonomie, giacchè nel rimanente sono la
vori mediocrissimi.
Conservasi in questa chiesa una reliquia di s. Antonio
abaie chiusa in un reliquiario in forma di avanbraccio , e
terminante in una mano; però coi sigilli infranti, e senza
autentica. Varie altre reliquie che pure possiede questa
chiesa son tutte prive delle autentiche opportune.
ì, ‘incresce di dover dire che tutti gli arredi di questa
chiesa, gli altari laterali, i banchi, gli stalli del presbitero,
l’orchestra, i mobili della sacrestia trovansi in uno stato in
decente. È uffiziata da un cappellano che ha l’obbligo della
res:denza, ed è stipendiato dalla suddetta religione.
Sopra la porta per cui da ponente si ha l’accesso all’atrio
che sta davanti alla chiesa , è dipinto un frate dell’ordine
airtoniniano in atto di predicare a quattro persone, le quali
rappresentano simbolicamente le quattro parti del mondo,
con al dissotto il detto di s. Atanasio : fuciam te in foto orbe
nominati . colla data 28 aprile 1752. Nel muro della chiesa
da questa parte sta infissa una larga tavola di cotto, su cui
118 S. AMONIO ih RANVKRSO
vedcsi in bassorilievo un angelo che porta una bandiera
con emblemi della passione di V S. Accanto al ridetto tempio
dal lato eziandio di ponente s’erge da terra un masso in
forme di pietra, sopra il quale fu innalzata una piccola co
lonna della pietra medesima , terminante con un capitello
mal lavorato con al di sopra un pezzo di marmo bianco ,
su cui da una parte venne scolpito un pellicano, e dall’al
tra una colomba, simboli della carità e della semplicità ;
virtù, che secondo la mente del loro institutore, dovevano
particolarmente risplendere nella condotta dei monaci antoniniani.
Nel giorno 17 gennajo in cui si celebra la festa di s. An
tonio la città di Moncalieri in adempimento di un antico
voto vi interviene per delegazione : anticamente in tal cir
costanza la medesima città regalava questa chiesa di una
moneta d’oro, il qual dono in progresso di tempo cangiossi
nell’offerta di L. 6 per la messa, 10 per ipoveri, 24 candele
e due torcine. Del che tutto se ne fa il verbale sul luogo
dopo la celebrazione dei divini misteri. V. Moncalieri vol. X
p. 526 e seg.
Nel giorno sacro a s. Isidoro intervengono i socii della
confraternita eretta in Buttigliera-Oriola alla santa messa
che si celebra dal loro parroco nella cappella dedicata a quel
santo, dopo la quale portano processionalmente il busto in le
gno che lo rappresenta , e che ne contiene internamente
una reliquia.
Unito alla chiesa sorge l’antico e bellissimo campanile di go
tico disegno con una sola campana, la quale è di grossa mole
e di finissimo metallo ; essendo essa affatto inutile perchè
un campanello sarebbe più che sufficiente all’uopo, così il
governo nelle presenti strettezze del pubblico erario po
trebbe trarne profitto. Gli intelligenti ne lodan l’esattezza del
getto, e la bella forma ; sopra due linee leggesi la seguente
iscrizione :
1.” linea : Anno 1500 esse coepi. 200 annis substiti nunc
reviviscente domo reviviscor cadem mente.
2/ fùit.a:IHS. Maria mentemsanctamspontaneam honorem Deo
et patirne liberationem. 1702. Praelatus fecit

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