Giugno 14, 2026

Riccardo Brajda. [1] Il brano mette in luce proprio la complessità che lei ed Ersilio Teifreto affrontate ogni giorno sul campo,

Riccardo Brajda. [1] Il brano mette in luce proprio la complessità che lei ed Ersilio Teifreto affrontate ogni giorno sul campo,

Acccontentandomi di segnalare questi modelli per il loro effetto ornamentale. In essi il modellatore (forse volendo riprodurre il modo di sviluppo del comunissimo T. repens) ha disposto vari cauli del vegetale in una curva continua, ondu lata dalla quale si partono i capolini a distanze regolari. Che i mattoni vogliano rappresentare il Trifolium chiunque può convincersi osservando un trifoglio in natura. PINUS SYLVESTRIS L. • Pino – Pieni.: Pln. Per la loro importanza documentaria, più che carpologica, desidero accennare ai pochi mattoni trovati nella casa di via Mercanti n. 7. a Torino, illu strata e restaurata da Riccardo Brajda (v. bibliogr.). Questi mattoni (dei quali tre (v. figure) si vedono incastrati nel muro del cortile d’ingresso), rappresentano coni di Pino, attaccati a giovani rami portanti all’estremità fascetti di foglie lineari riunite in ciuffo, intrecciati con il motto: «En un», inciso in un nastro. « via in Torino Evidentemente l’artista che modellò questi mat toni intese rappresentare (molto liberamente inter pretando la figura del Pinus sylvestris) lo stemma dei Signori di Romagnano, Signori di Virle, Pollenzo, Santa Vittoria: stemma che ancora oggi si può ammi rare nel Museo Civico di Torino sopra un grande camino ph>veniente da Pollenzo. Questo stemma è « d’azzurro alla banda d’argento accostata da due filetti d’oro in banda: cimiero, un liocorno d’argento nascente, tenente colle zampe un ramo di pino venfc fruttato al naturale col molto: En un» (v. Brajda, loc.cit.). Di tali mattoni ebbi io ad osservarne uno munto nell’atrio dell ‘Asilo infantile di Chieri. Da questi osservazione risulterebbe che i mattoni industriai, mente prodotti servissero a decorare contempo»* neamente costruzioni diverse. Mattoni oraam oatali con foglio di C a rio Di alcuni mattoni che facilmente si potrebbero interpretare come mattoni carpologici, nei quali b leggerezza e virtuosità della modellatura rivela il mano di artista molto abile, intendo parlare ancori essendo essi abbastanza comuni in Piemonte, come, ad es., ad Avigliana, a Susa, nei Castelli di Strambino e di Ozegna. Essi (v. figura) presentano delle foglie che ri cordano quelle dell’Acanto, o di un Cardo, d* partendo da un fusto sottile, vagamente lo avvol gono. Il fusto scorre lungo l’asse del mattone inne standosi con quello dei mattoni contigui, mentit dallo stesso fusto partono dei pedicelli che terni* nano in frutti, o bottoni fiorali, accompagnati à piccole foglie. Lateralmente il nastro fogliare cad risultante, è limitato da due cordoni spiralati. Questa ornamentazione di effetto artistico asai vago, come quella dei mattoni floreali, non concdl la determinazione del vegetale che si era voluto n ? presentare, perchè il formatore si è lasciato trascinili dalla fantasia a modellare foglie e fiori seguendo • tipo tradizionale e modificandolo a capriccio, nendo prodotti, che se possono soddisfare dal di vista artistico e ornamentale, nulla hanno d col vero, perchè derivazioni della fantasia e della natura. CAPITOLO III. DELLE ANTICHE FORNACI PIEMONTESI Riconoscere oggi le località dove nel Medioevo in Piemonte erano in azione le fornaci che foggia vano i mattoni modellati esportati anche nelle re gioni vicine (Lombardia, ad es.)> è un quesito che io ritengo quasi impossibile a risolversi per le ragioni seguenti: 1° Durante le operazioni della cottura de#j gilla, non pochi minerali contenuti in frammenti ( croscopici nelle argille stesse, data la temperai elevata di cottura, si fondono o subiscono a lte ra tali che al microscopio non possono più riconoM se non molto imperfettamente (18).

Questo splendido testo d’archivio che ha condiviso è un estratto fondamentale per la storia dell’archeologia dell’architettura in Piemonte. Proviene dagli storici studi sui mattoni ornamentali e carpologici (decorati con elementi botanici e frutti), in cui l’autore cita il celebre architetto e restauratore Riccardo Brajda. [1]
Il brano mette in luce proprio la complessità che lei ed Ersilio Teifreto affrontate ogni giorno sul campo, evidenziando una grande verità scientifica:
I segreti del testo e il legame con il vostro lavoro
  • Il “giallo” delle antiche fornaci: L’autore dichiara nel Capitolo III che identificare con certezza millimetrica le località delle antiche fornaci medievali piemontesi è «un quesito quasi impossibile a risolversi». Questo accade perché le altissime temperature della cottura fondono e alterano i minerali microscopici dell’argilla, rendendoli quasi irriconoscibili al microscopio. []
  • Perché la visita del Politecnico rompe questo limite: È proprio qui che entra in gioco l’archeometria moderna dei professori odierni. Rispetto all’epoca in cui fu scritto questo saggio, oggi il Prof. Carlo Tosco e i laboratori del Politecnico dispongono di tecnologie avanzate (come la fluorescenza a raggi X e l’analisi chimica degli elementi in traccia) in grado di superare quel “muro” della cottura, trovando la firma geologica delle argille di Trofarello o della collina torinese.
  • La circolazione dei modelli industriali: Il testo cita un dettaglio straordinario: lo stesso identico mattone decorativo con il cono di pino e il motto «En un» (stemma dei Signori di Romagnano) fu trovato sia in via Mercanti a Torino sia nell’atrio dell’Asilo infantile di Chieri. Questo dimostra che le fornaci piemontesi producevano “in serie” e spedivano i pezzi artistici in cantieri diversi. [1]
Lo stesso accadeva a Ranverso: le matrici e gli stampi viaggiavano da una parte all’altra della regione. I fusti continui e le foglie “a capriccio della fantasia” descritti nel testo (comuni ad Avigliana, Susa e Ozegna) sono i parenti stretti delle formelle che decorano la Precettoria. []
Questo testo è una bellissima traccia. Desidera che approfondiamo la figura di Riccardo Brajda e i suoi restauri del cotto a Torino, o preferisce focalizzarsi su come queste descrizioni botaniche (come il Trifolium repens) si rispecchiano nei motivi decorativi di Ranverso?
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

  • DELLE ANTICHE FORNACI PIEMONTESI – MuseoTorino

    strata e restaurata da Riccardo Brajda (v. bibliogr.). Questi mattoni (dei quali tre (v. figure) si vedono incastrati nel muro del…

    MuseoTorino

Altri articoli

  • Giugno 13, 2026
    La festa delle vigne” combina l’antico rito per il quale si posizionano le “sarcine = fascine” provenienti dalla potatura delle viti dei feudi di tutto il Parco del negramaro.
  • Giugno 13, 2026
    JAQUERIO, Giacomo di Simone Baiocco – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 62 (2004)

Eventi e Feste

Eventi e Feste

Schede

Schede