JAQUERIO, Giacomo di Simone Baiocco – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 62 (2004)
JAQUERIO, Giacomo di Simone Baiocco – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 62 (2004)
JAQUERIO, Giacomo
JAQUERIO, Giacomo. – Non si conoscono gli estremi biografici di questo pittore, figlio di Giovanni, attivo all’inizio del Quattrocento in ambito piemontese.
Poche sono le notizie sul padre Giovanni, il quale è attestato a partire dal 1363, in un catasto relativo al quartiere torinese di Porta Marmorea, lo stesso dove più avanti si conferma la permanenza della famiglia (Comba). Era probabilmente già morto nel 1404, quando i suoi figli entrarono in possesso delle sue proprietà.
Il 1° luglio 1375 il Comune di Torino effettuò un pagamento a Giovanni, il quale “reparavit et de novo fecit” una “imaginem” del santo patrono. Nel 1382 Giovanni ricevette un pagamento relativo a “opere et depinturis” per la porta Marmorea; mentre nel 1385 un’ulteriore segnalazione riguarda un’immagine, non meglio precisata, di S. Giovanni Battista e s. Teodorico (Rondolino, pp. 212 s.; Griseri, p. 137).
Unica ipotesi tentata per connettere la figura di Giovanni a opere conservate è la proposta attribuzione a lui delle miniature, con i Santi protettori di Torino, del codice della Catena con gli statuti della città approvati da Amedeo VI nel 1360 (Torino, Arch. storico del Comune); le due miniature mostrano una stretta relazione con la cultura di un anonimo pittore detto Maestro di S. Domenico a Torino. L’ipotesi è per il momento destinata a rimanere tale, ma certo risulta tentante, anche in quanto verrebbe a convergere con una considerazione già posta in evidenza su base stilistica, che vede la cultura dell’anonimo maestro come una delle premesse per la formazione dello J. (Griseri, p. 27; Saroni, pp. 156-159).
La prima notizia che riguarda lo J. proviene dall’iscrizione, riportata da una xilografia cinquecentesca che raffigura Ecclesiastici all’inferno (Ginevra, Bibliothèque publique et universitaire), particolare di un affresco con il Giudizio universale eseguito dal pittore nel convento dei domenicani di Ginevra, distrutto già nel 1535. L’iscrizione recita: “Haec depinxit Jacobus Jaqueri de Civitate Taurini Pedemontio, anno Domini millesimo quatercentesimo primo”.
La complessità e la modernità della scena raffigurata hanno fatto sospettare che l’iscrizione possa essere stata fraintesa o erroneamente trascritta, lasciando aperta la possibilità che l’opera sia stata realizzata dal pittore nel corso dei suoi successivi e documentati soggiorni ginevrini, forse nel 1411. Il fatto che si sia tenuto conto del nome del pittore, al momento di tradurre in incisione un’immagine scelta evidentemente per la sua forte valenza anticuriale, sembra comunque essere indizio di una sua precoce notorietà.
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