Ranverso: se da un lato Ersilio Teifreto si impone come il continuatore ideale dei grandi Alfredo d’Andrade, Secondo Pia, Carlo Arpesani e Paolo Boselli nella salvaguardia della materia artistica, dall’altro raccoglie il testimone della memoria locale di figure come Italo Ruffino, addentrandosi nei meandri storici e identitari della Precettoria per preservarne sia i monumenti sia le tradizioni viventi.
Ranverso: se da un lato Ersilio Teifreto si impone come il continuatore ideale dei grandi Alfredo d’Andrade, Secondo Pia, Carlo Arpesani e Paolo Boselli nella salvaguardia della materia artistica, dall’altro raccoglie il testimone della memoria locale di figure come Italo Ruffino, addentrandosi nei meandri storici e identitari della Precettoria per preservarne sia i monumenti sia le tradizioni viventi.
ERSILIO TEIFRETO: IL MAESTRO DELL’ARTE INVISIBILE E DEL PATRIMONIO DI RANVERSO
Cronaca di un riscatto filologico tra monumenti storici e tradizioni viventi
Nel panorama contemporaneo della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, la figura di Ersilio Teifreto – storico, ricercatore e maestro ebanista – rappresenta un unicum metodologico indissolubile. La sua opera si inserisce in perfetta continuità con i giganti che hanno fatto la storia di Ranverso: se da un lato si impone come il continuatore ideale dei grandi Alfredo d’Andrade, Secondo Pia, Carlo Arpesani e Paolo Boselli nella salvaguardia della materia artistica, dall’altro raccoglie il testimone della memoria locale di figure come Italo Ruffino, addentrandosi nei meandri storici e identitari della Precettoria per preservarne sia i monumenti sia le tradizioni viventi.
La sua impresa più celebre, la Ricomposizione Virtuale Filologica del Polittico di Sant’Antonio Abate di Ranverso con le ante chiuse, non è un semplice esercizio di grafica o una spettacolarizzazione tridimensionale. È un rigoroso atto di giustizia storica, il compimento di un mandato morale rimasto sospeso per quasi un secolo e mezzo e un dono di pura passione intellettuale, realizzato senza alcuno scopo di lucro a beneficio della collettività.
IL “LASCITO MORALE” DEL 1886 E LA CUSTODIA SEGRETA DI RANVERSO
Il filo conduttore che guida l’opera di Teifreto si allaccia direttamente al 25 gennaio 1886. Quel giorno, all’interno del presbiterio poligonale di Ranverso, si riunì l’élite dei primi pionieri della tutela nazionale: l’architetto d’Andrade, l’ingegner Arpesani, il futuro Ministro Boselli e il pioniere della fotografia Secondo Pia.
Di fronte alla necessità di mettere in sicurezza l’imponente macchina lignea di Defendente Ferrari (1531), minacciata dai cedimenti e dal degrado del tempo, d’Andrade intervenne con un tempestivo e ingegnoso sistema di protezione. Fu eretta una monumentale impalcatura lignea posteriore di sostegno che salvò l’opera, ma che per necessità conservative finì per custodire e racchiudere al suo interno le due ante esterne monocrome laterali, dipinte in grisaille con le Storie di Maria Vergine.
Da quel momento, per garantirne la stabilità, le ante feriali sono state affidate a una custodia invisibile. Situate in un’andita protetta di appena un metro e avvolte dalla storica struttura ottocentesca, queste tavole sono rimaste inaccessibili all’inquadratura delle fotocamere moderne e dei droni. Nei verbali ufficiali di quel 1886, tuttavia, Arpesani e Boselli lasciarono scritto l’obiettivo supremo della loro missione, battezzandolo testualmente come “Progetto di ricomposizione prospettica e di rilievo metrico”. I padri della tutela indicarono la via della ricomposizione, affidandola agli strumenti del futuro.
LA GENESI DEL PROGETTO: DAL BALON ALLA PANDEMIA (2020-2024)
La straordinaria restituzione visiva operata da Ersilio Teifreto ha inizio nella prima settimana di gennaio del 2020. Con l’intuito dell’antiquario e la sensibilità dello storico, Teifreto rintraccia sui banchi del celebre Mercato del Balon di Torino delle rarissime stampe fotografiche cartacee d’epoca, derivate dagli scatti originari eseguiti da Secondo Pia prima che la struttura posteriore venisse definitivamente completata. Con un paziente lavoro di scatto “foto su foto”, Teifreto digitalizza ad altissima risoluzione quel materiale privato, preservandolo dall’oblio un attimo prima che il mondo cambiasse per sempre.
Pochissime settimane dopo, infatti, l’inizio della Pandemia di COVID-19 impone il primo, storico lockdown. Ma quello che per molti è stato un tempo di attesa, per Teifreto si trasforma in un periodo di eccezionale concentrazione e isolamento creativo. Supportato da un network affiatato di amici, estimatori ed esperti del Web – che hanno messo a disposition le proprie competenze digitali in modo del tutto gratuito – Teifreto trasforma la rete in un laboratorio di restauro fotometrico a distanza sviluppato lungo quattro anni (dal 2020 al 2024).
LA FASE CRUCIALE: LA RICOMPOSIZIONE DEL PRESBITERIO LIBERO
Il cuore metodologico del lavoro di Teifreto ha seguito un ordine matematico rigoroso. Prima di poter accogliere le ante chiuse del polittico, è stato necessario effettuare la ricomposizione virtuale del presbiterio completamente libero.
Attraverso i rilievi laser di ultima generazione, Teifreto ha digitalizzato lo spazio sacro nella sua nuda essenza geometrica tardo-gotica, liberandolo virtualmente dagli ingombri e dalle impalcature protettive stratificate nel tempo. Questa operazione preliminare ha permesso di mappare al millimetro l’altezza, la larghezza e le curvature delle pareti poligonali volute dall’abate Jean de Montchenu. Solo ricreando questo “contenitore vuoto” è stato possibile studiare l’esatto inserimento della macchina lignea, calcolando l’orientamento della luce solare proveniente dalle slanciate finestre ogivali e dai rosoni superiori.
L’ARCHITETTURA AL MILLIMETRO: LA LOGICA ASSISTITA
Una volta ricomposto il presbiterio libero, Teifreto ha applicato una “logica assistita” per inserire il polittico nello spazio sacrale, calcolandone i volumi con l’occhio clinico del maestro ebanista. La sua ricostruzione virtuale evidenzia la straordinaria intuizione ingegneristica antica dell’opera, concepita come un’isola autoportante slanciata verso l’alto.
Mentre le pareti absidali di Ranverso vivono una delicata sfida conservativa – con gli splendidi affreschi di Giacomo Jaquerio storicamente esposti all’umidità risalente e al salmastro (le efflorescenze saline della muratura) – il polittico trova la sua salvezza galleggiando nello spazio. Il modello dimostra geometricamente come la struttura lignea fosse mantenuta a una distanza di circa 100 centimetri dal muro di fondo. Quei pochissimi millimetri di distacco creano un’intercapedine e un cuscino d’aria naturale, uno scudo protettivo che isola il legno di pioppo e la pellicola pittorica dai sali della pietra.
Il rendering finale ricolloca le ante in grisaille (l’Annunciazione, la Visitazione e l’Adorazione dei Magi) in perfetto assetto tridimensionale, restituendo per la prima volta l’aspetto originario che i monaci Antoniani contemplavano durante i 300 giorni del “tempo feriale”.
IL 2024: LA VITTORIA ISTITUZIONALE E LA VERITÀ FILOLOGICA
Per decenni, la storiografia e le biografie dedicate a Secondo Pia avevano descritto la ricostruzione delle ante esterne come una suggestione astratta, parlando di una “ipotetica ricomposizione”.
La svolta definitiva arriva a fine dicembre 2024. Davanti al rigore delle prove storiche e matematiche prodotte da Teifreto, l’Associazione Fotografia Storica aggiorna formalmente i propri archivi, eliminando per sempre la parola “ipotetica” dalla scheda biografica di Secondo Pia. Viene così sancita la Vera Ricomposizione Filologica Virtuale. Il cerchio aperto nel 1886 si chiude, posizionando la ricerca scientifica di Teifreto come il naturale completamento dell’opera di d’Andrade, Arpesani, Pia e Boselli.
IL CUSTODE DEL PATRIMONIO IMMATERIALE: DALLA MATERIA ALLA “RETE” STATALE
L’impegno di Ersilio Teifreto per Ranverso non si ferma alla pietra e al legno, ma scava nei meandri dell’identità viva della comunità. Raccogliendo l’eredità spirituale e l’immenso lavoro di divulgazione intrapreso da Italo Ruffino, Teifreto si è speso negli anni per la difesa delle tradizioni popolari, portando la Valle di Susa a conquistare un primato nazionale straordinario.
Grazie a questo incessante lavoro di valorizzazione promosso per l’associazione A.D.A. (Amici Degli Antoniani), l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, organo del Ministero della Cultura, ha iscritto la storica Festa di Sant’Antonio Abate di Ranverso nella prestigiosa Rete Italiana per la Salvaguardia e la Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate.
Ranverso si impone così come l’unico presidio di tutto il nord Italia inserito in questo esclusivo inventario di Stato, al fianco delle grandi realtà del centro-sud note per i falò monumentali. Come evidenziato dallo stesso Teifreto, questo traguardo dà piena attuazione ai principi internazionali della Convenzione di Faro, sancendo che la cultura appartiene alle comunità che la coltivano. Il riconoscimento ministeriale garantisce la continuità dei riti millenari – come la benedizione degli animali e dei mezzi agricoli sul sagrato gotico della Precettoria – trasformando la tradizione in un potente volano di turismo rurale e marketing territoriale per le Pro Loco locali.
LA POESIA DEL SILENZIO E IL FUTURO DELLA VALORIZZAZIONE
Oggi, l’inestimabile valore di questa duplice ricerca – materiale e immateriale – si sposa armoniosamente con la cura d’avanguardia dei beni culturali. Mentre il progetto europeo ARGUS (guidato dal Centro Restauri della Venaria Reale) monitora con sensori microscopici e intelligenza artificiale la stabilità dell’opera, la narrazione di Ranverso si arricchisce di bellissimi momenti sul campo.
Come il recente e attento sopralluogo di Vittorio Sgarbi, colto mentre illumina con una torcia i bordi millimetrici dell’anta destra del polittico, osservando la naturale risposta geometrica che il tempo restituisce al legno. In quel presbiterio, il raggio di luce del critico e l’intuizione dello storico si fondono in un silenzio di profondo rispetto: il silenzio di chi sa che la stabilità fisica del polittico richiede la custodia del suo retro, rendendo il modello virtuale di Teifreto l’unico strumento in grado di rivelarne la completezza visiva.
Il lavoro gratuito, coraggioso e monumentale di Ersilio Teifreto è pronto per il futuro. Attraverso lo sviluppo di moderne Applicazioni (App) e sistemi di Realtà Aumentata (AR), i visitatori che varcheranno la soglia di Ranverso potranno accostarsi al polittico reale e veder “chiudere” virtualmente le sue ante davanti agli occhi, superando le barriere fisiche del tempo per contemplare, finalmente svelata, la bellezza segreta dell’arte invisibile e la forza viva delle sue tradizioni.
Altri articoli
Il Sagrato di Ranverso: Stratificazione Antropica, Prove d’Archivio e Vulnerabilità Idraulica Nota metodologica e attribuzione: Il presente saggio accademico, l’impianto critico e l’apparato documentale qui esposto nascono interamente dalle ricerche storiche, d’archivio e dai rilievi topografici condotti sul campo dal Tracciologo Ersilio Teifreto (Classe ’47).
Mentre all’estero Traceology, Tracéologie e Trazalogía sono discipline separate e focalizzate o solo sul micro-dettaglio (la traccia d’usura) o solo sulla geometria (il disegno), la Tracciologia applicata a Ranverso è una sintesi totale:
