Ottobre 17, 2017

Poesia A Fòcara di Giuseppe Musolino racconta la vita del più famoso Poeta Calabrese Michele Pane lui scrisse la poesia

Poesia A Fòcara di Giuseppe Musolino racconta la vita del più famoso Poeta Calabrese Michele Pane lui scrisse la poesia

Di questi aspetti socio-antropologici rende pienamente conto Michele Pane nella sua poesia in cui narra della preparazione della fòcara:

jungiùti sutta l’Urmu a comitive                               [riuniti sotto l'Olmo in gruppi
cumu s'avia dde fare se pensava                              come fare si pensava
ppe' rèscere la fòcara cchiù nova                            per fare una fòcara che riuscisse nuova
de l'annu avanti, e dare 'e nue 'na prova.            rispetto all'anno prima, e metterci alla prova.]

Ecco che nelle parole del poeta emergono tutti gli elementi precedentemente citati:

– la formazione dei gruppi
– progettazione e strategia
– una fòcara sempre diversa
– dare una prova della propria forza e coraggio

Continua poi:

Dòppu chi s’era tuttu cuncertatu                           [Dopo che tutto era stato concordato
ognunu s' 'a spilava citu citu                                    ognuno si defilava in silenzio
'mbersu dduve lu jurnu abbìlettatu                       verso dove di giorno avvistato
aviadi ligna; (o biellu e dduce ritu!)                      aveva della legna; (o bello e dolce rito!)
nun ce restava mancu 'nu scigatu                          non sopravviveva nemmeno uno steccato
cà 'e manu nostre avìanu lu 'njurìtu                      poiché le nostre mani avevano la frenesia
pped'agguantare 'e ligna chi ricùotu                    di agguantare la legna che raccolta
avìanu chilli gìenti, chi cchiù pùotû.                     aveva quella gente, quanto più aveva potuto!]

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Zucchi pronti per la fòcara di Casenove – 2011

 

Pue, le ligna de nue tutti arrubate,                        [Poi, la legna da noi tutti rubata,
venìanu avanzi la gghìesa spunute                        veniva davanti la chiesa deposta
e ccu' mastrìa e lestizza 'ncatastate                       e con maestria e rapidità accatastata
supra li zucchi. o surtandu spandute,                    sopra i ceppi, o soltanto stesa,
e dòppu ccu' linazza llà 'mpizzàte;                          e dopo con residui del lino lì incendiati;
si tu l'avissi, letture mio, vidute                                se tu avessi, lettore mio, viste
le vampe de la fòcara 'nu titi,                                     le fiamme della fòcara appena un po'
averre dittu: o cari antichi riti!                                 avresti detto: o cari antichi riti!]

 

"Fòcara"

Fòcara di Tomaini anni '70. Fotografia di Serafino Antonio Nero

Linguijandu saglìanu li vampìli                                   [Serpeggiando salivano le fiamme
'mbersu lu cielu e pàrc'avianu l'ale                             verso il cielo e sembravano aver le ali
e nue, assettàti supra li sedìli                                        e noi, seduti sopra i sedili
d' 'a gghìesa, avìamu 'n'aria patriarcale.                 della chiesa, avevamo un'aria patriarcale.
L'organu s'aperia: pepole-pilu…                                   L'organo si avviava: pepole-pilu
bella sonata ch'è lla pasturale!                                       bella sonata che è la pastorale!
la duce pasturale de Carmelu                                         la dolce pastorale di Carmelo
facìa volare l'arme nostre 'n cielu!                                faceva volare le anime nostre in cielo!]

 

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Scalini come sedili davanti alla Chiesa di Adami

E pped’ ogni paìse, pp’ogni vallu                                  [E in ogni paese, in ogni valle
'n luntananza vidie 'na focarella,                                  in lontananza vedevi una fòcarella
e ad ogn' ammasunaru sentìe 'u gallu                         e ad ogni pollaio sentivi il gallo
fare: chichirichì! cchi festa bella!                                   fare: chicchirichì! che festa bella!]

Michele Pane descrive magistralmente ogni aspetto della preparazione della fòcara. I ragazzi, di sera, si radunavano davanti alla chiesa per concordare tempi e azioni, dividendosi il territorio, per andare a prelevare legna da tutti i luoghi in cui durante il giorno erano stati avvistati. Neanche gli steccati stessi, posti a protezione degli orti, resistevano, poichè essendo fatti di legno, finivano per diventare a loro volta preda dei cercatori.
Questo tipo di legna finiva sopra e tra i ceppi più grossi (zucchi) che da soli non avrebbero mai preso fuoco. Ad aiutare l’accensione si usava poi la linazza, gli scarti della pettinatura del lino dopo la lavorazione col mangano e il cardo. E’ un materiale che fornisce una fiamma temporanea ma sufficiente a far incendiare i legni piccoli e secchi che a loro volta avrebbero acceso i zucchi, i veri garanti della lunga durata della fòcara.

Poniamo anche attenzione al verso «e nue, assettàti supra li sedìli d’ ‘a gghìesa, avìamu ‘n’aria patriarcale». I sedili sono gli scalini della chiesa, anzi è tutto il perimetro del sagrato che è rialzato rispetto al piano della piazza, dai quali i ragazzi osservavano soddisfatti la scena che si svolgeva poco distante: tutto il paese che si godeva il calore della fòcara che con tanti sforzi loro avevano realizzato. L’«aria patriarcale» è dipinta sui volti dei giovani che avevano superato la prova iniziatica, stabilita in canoni e codici misteriosi noti soltanto agli uomini più grandi, che quelle stesse cose avevano già fatto e ai quali, in ultima analisi, i giovani ambivano equipararsi. Dalla piazza antistante la chiesa di Adami si godeva – allora come ora – di una splendida vista su Soveria Mannelli e San Tommaso, con le rispettive fòcare che di notte dovevano illuminare il cielo (le più grandi erano quelle di Portapiana e di Mannelli). In lontananza si riuscivano a distinguere forse anche quelle di Castagna o Carlopoli, anche tenuto conto del buio notturno più totale.

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