Ottobre 7, 2023

Nuovi documenti sulla presenza dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne nel Mediterraneo Medioevale.

Nuovi documenti sulla presenza dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne nel Mediterraneo Medioevale.

Nuovi documenti sulla presenza dell’ordine
di S. Antonio di Vienne nel Mediterraneo Medioevale1
MARIANGELA RAPETTI

  1. L’ordine canonicale ospedaliero di Saint-Antoine-en-Viennois
    Sul finire dell’XI secolo, presso La Motte St-Didier, nel Delfinato, si formò una
    fraternità laica sotto l’invocazione di sant’Antonio abate
    2
    . Secondo Aymar Falco,
    primo storico antoniano, le spoglie del santo eremita furono portate nella località
    dal cavaliere Jocelin3
    . La notizia, riportata in alcuni manoscritti del XIII-XV secolo
    collazionati dai Bollandisti4
    , si trova anche nell’Inventaire des titres de l’abbaye de SaintAntoine, redatto tra il XV e il XVIII secolo ed edito parzialmente nel 1908 da Luc
    Maillet-Guy, insigne studioso antoniano5
    .
    1 L’intervento, che illustra i primi risultati della ricerca dottorale volta all’edizione critica delle fonti
    relative alla presenza degli Antoniani in Sardegna, è stato presentato in occasione della Scuola di studi
    dottorali Italia meridionale e Mediterraneo III: La documentazione, organizzata dall’Ecole française de
    Rome e dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo presso il Campus Universitario di Fisciano –
    Salerno (22-26 settembre 2014). La scuola di studi dottorali ha visto coinvolti docenti e dottorandi
    francesi e italiani che hanno fatto il punto sullo status della ricerca sul Mediterraneo medievale, con
    particolare attenzione alle problematiche dovute alla povertà di fonti tanto archivistiche quanto
    archeologiche, letterarie e iconografiche.
    Sigle archivistiche utilizzate:
    ACA = Barcellona, Archivo de la Corona de Aragón;
    ADBdR = Marsiglia, Archives Départementales des Bouches-du-Rhône;
    ADI = Grenoble, Archives Départementales de l’Isère;
    ADR = Lione, Archives Départementales du Rhône;
    AS CA = Cagliari, Archivio di Stato;
    AS FI = Firenze, Archivio di Stato;
    AS NA = Napoli, Archivio di Stato;
    AS PI = Pisa, Archivio di Stato;
    AS TO = Torino, Archivio di Stato – Sez. Corte;
    ASV = Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano;
    BU CA = Cagliari, Biblioteca Universitaria.
    2 La bibliografia sull’Ordine è alquanto ricca. Si farà riferimento nel corso del testo a molteplici studi, ma
    il lavoro più noto e richiamato dagli studiosi è senza ombra di dubbio A. Mischlewski, Un ordre hospitalier
    au Moyen Age. Les chanoines réguliers de Saint-Antoine-en-Viennois, La Pierre et l’Ecrit, Grenoble 1995.
    3 A. Falco, Antonianae historiae compendium ex variis iisdemque gravissimis ecclesiasticis scriptoribus, necnon
    rerum gestarum monumentis collectum, una cum externis rebus quam plurimis scitu memoratuque dignissimis,
    excudebat Theobaldus Payen, Lugduni 1534, ff. 35v-39r.
    4 P. Noordeloos, La translation de Saint Antoine en Dauphiné, «Analecta Bollandiana», LX, 1942, pp. 68-81.
    Gli studiosi interessati alla figura di Jocelin non furono in grado di rintracciare altre fonti sulla
    vicenda. La stessa presenza delle reliquie del santo presso La Motte-Saint-Didier, oggi Saint-Antoinel’Abbaye, fu più volte messa in discussione, e ancora nel XVIII secolo si contavano tre diversi corpi di
    sant’Antonio, cfr. A. Foscati, I tre corpi del santo. Le leggende di traslazione delle spoglie di sant’Antonio abate
    in Occidente, «Hagiographica», 20, 2013, pp. 144-181.
    5 L. Maillet-Guy, Les origines de Saint-Antoine (Isère), XIe
    -XIIIe
    siècles, Valence 1908. L’Inventaire, purtroppo,
    è andato perduto.
    96
    Le spoglie del santo divennero presto un’attrattiva per i pellegrini. La prima
    testimonianza di una chiesa di Saint-Antoine nella località è del 1083, quando il
    vescovo di Valence, vicario dell’arcivescovo di Vienne, la donò insieme ad altre
    quattro chiese della regione, con relative pertinenze, al priorato benedettino di
    Montmajour6
    . Le lacune documentali non consentono di avere un quadro completo sui primi tempi di attività della fraternità, che fu fondata dai nobili Gaston e
    Guérin de la Valloire, padre e figlio, insieme ad alcuni compagni, per assistere i
    pellegrini che si presentavano alla chiesa. La crescita molto rapida della comunità
    pose i confratelli in contrasto con i benedettini di Montmajour così, nel corso del
    XIII secolo, la fraternità ottenne l’autonomia: nel 1247 ricevette la regola di Sant’Agostino da Innocenzo IV e nel 1297 fu riconosciuta come congregazione dei
    canonici regolari di Saint-Antoine-en-Viennois, con bolla di Bonifacio VIII7
    .
    I canonici antoniani sono noti per la cura del Fuoco di sant’Antonio, malattia
    urente identificata con l’ergotismo, ovvero un’intossicazione alimentare data dal
    consumo di pane preparato con farina di segale intaccata dal parassita claviceps purpurea. Si è parlato di cura attraverso l’alimentazione con pane non contaminato, di
    applicazione sulle ulcere di uno speciale unguento a base di erbe e grasso di maiale
    e di saint vinage, un vino fatto filtrare attraverso l’urna contenente le ossa del santo
    e mescolato a erbe medicinali8
    .
    Un recente studio, condotto da Alessandra Foscati dell’Università di Bologna,
    ha evidenziato come questa specializzazione nella cura dell’ergotismo sia frutto di
    un’interpretazione data in assenza di fonti documentarie, soprattutto per quanto
    riguarda i primi tempi di attività dell’Ordine9
    . Nella maggior parte dei documenti
    antoniani più antichi compare l’espressione pauperes et infirmi, mentre negli Statuti
    dell’Ordine del 1478 si parla di morbo seu igne gehennali vulgariter dicto igne Sancti
    Anthonii10, così come fonti più tarde (fine XVI-XVII secolo) ricordano le feu de SaintAntoine11. Dallo studio di queste testimonianze la Foscati dimostra che l’espressione
    Fuoco di sant’Antonio indicava una cancrena di qualsiasi eziologia, diagnosticata su
    due precisi segni clinici: il colore nero e la totale insensibilità della pelle12. Queste
    osservazioni risultano valide tanto più se si guarda alla vasta area di espansione
    dell’attività antoniana e al suo persistere nel tempo: in alcune località, come la
    6
    Ibidem.
    7 R. Villamena, Religio sancti Antonii Viennensis. Gli Antoniani tra medioevo ed età moderna, «Bollettino
    della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria», CIV/I, 2007, pp. 79-141. Le bolle menzionate sono
    edite in: E. Berger (éd.), Les registres de Innocent IV, II, Paris 1884, n. 2576; A. Thomas (éd.), Les registres
    de Boniface VIII, I, Paris 1884, n. 2032.
    8 L. Fenelli, Il Tau, il fuoco, il maiale. I canonici di sant’Antonio Abate tra assistenza e devozione, CISAM,
    Spoleto 2006, pp. 174-201 e bibliografia ivi citata.
    9 A. Foscati, Ignis sacer. Una storia culturale del ‘fuoco sacro’ dall’antichità al Settecento, Sismel – Edizioni del
    Galluzzo, Firenze 2013, pp. 133 ss.
    1 0 ADI, 10H 4. Le disposizioni concernenti l’accettazione dei malati presso l’ospedale di Vienne, il loro
    trattamento e le norme alle quali erano sottoposti si trovano alle cc. 209v- 302r.
    11 A. Foscati, Ignis sacer cit., pp. 154-167.
    1 2 Ivi, p. 164.
    «Studi e ricerche», VII (2014) 97
    Sardegna di cui andremo a parlare, non si sono registrati casi di ergotismo e l’attività di assistenza dei canonici fu rivolta genericamente a poveri e malati13
    .
    Gli Antoniani ebbero modo di espandersi in tutta Europa grazie all’appoggio
    pontificio, alla loro fama e alla diffusione del culto di sant’Antonio abate. Conosciuti per la loro attività assistenziale, essi venivano chiamati da vescovi e sovrani per
    gestire o fondare istituti di assistenza, ragione primaria della loro presenza14
    .
    Fortemente gerarchizzato, l’intero Ordine rispondeva all’abate generale. Era organizzato in circoscrizioni dette baillivies, corrispondenti al territorio delle precettorie o commanderiae, distinte a loro volta in generali e semplici, le seconde poste sotto
    il controllo delle prime15. La dispersione delle fonti rende complicata una ricostruzione in chiave cronologia della loro espansione, anche se gradualmente nuovi studi
    monografici stanno colmando le lacune16
    . Alla diffusione seguì, do po il Cinquecento, un’evidente incapacità nel gestire le case più lontane; il XVII-XVIII secolo fu
    segnato dalla decadenza fino a quando l’Ordine fu soppresso da Pio VI, nel 177617
    .

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