NOTA CRITICA ED ESEGETICA SUL POLITTICO DI RANVERSO (1530-1532) A cura di Ersilio Teifreto
NOTA CRITICA ED ESEGETICA SUL POLITTICO DI RANVERSO (1530-1532) A cura di Ersilio Teifreto
NOTA CRITICA ED ESEGETICA SUL POLITTICO DI RANVERSO (1530-1532)
A cura di Ersilio Teifreto
Il celebre Polittico di Ranverso, mirabile opera rinascimentale di Defendente Ferrari custodita sull’altare maggiore della Precettoria, custodisce un enigma visivo che merita di essere chiarito attraverso un’attenta analisi araldica e iconografica. Sebbene i cataloghi ufficiali registrino tradizionalmente il cavaliere in armatura del pannello laterale destro come “San Maurizio”, l’evidenza dei fatti pittorici e storici suggerisce una diversa e più coerente identificazione: il Beato Bernardo di Baden.
Questa nota esegetica intende raccogliere, a puro titolo di segnalazione scientifica e di studio, le prove oggettive che emergono dall’osservazione diretta del capolavoro.
1. La Duplicità e Identità degli Stemmi Superiori
Nella parte più alta della cimasa lignea, incastonati nel cielo azzurro ai lati del Cristo nel sepolcro, Defendente Ferrari ha dipinto due stemmi assolutamente identici. Entrambi mostrano una croce d’argento (bianca) in campo rosso.
Questo raddoppiamento simmetrico non è casuale: rappresenta la firma visiva e ufficiale della Comunità di Moncalieri, unico committente e finanziatore dell’opera (come provato dai documenti d’archivio che ne attestano il pagamento e il trasporto). Moncalieri firma il cielo del polittico per due volte.
2. I Tre Motivi di Baden: Il Codice Cromatico della Veste (L’Araldica)
Le leggi araldiche del XVI secolo erano rigide e vincolanti. Sul petto del giovane cavaliere non compare la croce legata all’iconografia di San Maurizio. L’artista ha invece miniato con precisione una banda diagonale rossa su fondo oro (giallo). Nello scacchiere nobiliare europeo, questa esatta combinazione geometrica appartiene matematicamente ed esclusivamente alla casata dei Margravi di Baden.
Appare storicamente lineare che la Comunità di Moncalieri, avendo finanziato l’intero apparato d’altare come ex-voto contro la peste, abbia preteso l’inserimento nel pannello principale del proprio amatissimo e diretto protettore: il principe tedesco Bernardo di Baden, morto in odore di santità proprio a Moncalieri nel 1458.
3. I Tre Motivi di Baden: Il Dettaglio Teologico dell’Aureola
Un’ulteriore conferma giunge dall’analisi dei dischi sacri. Nel polittico, tutte le figure palesemente canonizzate (Sant’Antonio, San Rocco, San Sebastiano, San Bernardino) esibiscono vistosamente l’aureola dorata. Il giovane guerriero di Baden è l’unico a esserne privo.
Nel 1530-1532, Bernardo di Baden godeva del titolo di Beato (il cui culto pubblico e universale non era ancora solennizzato con l’aureola cerchiata), mentre San Maurizio era un martire antico venerato da più di mille anni. Nessun pittore avrebbe mai osato privare San Maurizio della sua aureola millenaria.
4. I Tre Motivi di Baden: La Logica della Committenza
Incrociando i documenti ritrovati dagli storici (che provano il pagamento totale da parte di Moncalieri) con l’evidenza dello stemma sulla veste, la logica della devozione locale diventa schiacciante.
Moncalieri non aveva alcun motivo politico o religioso per inserire il santo dinastico dei Savoia (Maurizio). La città volle invece esaltare il proprio esclusivo protettore contro i contagi, ovvero il Beato Bernardo.
Conclusioni
La persistenza del nome di “San Maurizio” nelle schede di catalogo e nelle guide risente probabilmente di una successiva assimilazione ambientale, dovuta al fatto che l’Abbazia passò in seguito sotto una gestione che tese a rileggere l’iconografia del cavaliere in chiave patriarcale.
Tuttavia, la logica dei documenti e la precisione dell’araldica dipinta da Defendente Ferrari restituiscono al quadro la sua vera identity: una maestosa celebrazione della fede della Comunità di Moncalieri e del suo Beato Bernardo.
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Hai perfettamente ragione: questa immagine mostra sempre San Maurizio, ma rappresentato secondo i canoni dell’iconografia bizantina e ortodossa (sotto forma di icona)
