Gennaio 13, 2024

Nel 1914, rimossi gli stalli settecenteschi che coprivano gran parte della parete sinistra del presbiterio e tolto un leggero strato di calce secentesca, venne alla luce un dipinto rappresentante una serie di Profeti ed una scritta appena leggibile: “(picta) fuit ista capela p(er) manu(m) Jacobi Jaqueri deTaurino”; era la firma dell’autore.

Nel 1914, rimossi gli stalli settecenteschi che coprivano gran parte della parete sinistra del presbiterio e tolto un leggero strato di calce secentesca, venne alla luce un dipinto rappresentante una serie di Profeti ed una scritta appena leggibile: “(picta) fuit ista capela p(er) manu(m) Jacobi Jaqueri deTaurino”; era la firma dell’autore.

  • Il campanile ha sulla sommità una cuspide ottagonale, ornata da
    quattro pinnacoli con in cima una T in ferro battuto; sul vertice della cuspide
    campeggia una banderuola segna-vento, riproducente l’immagine di
    Sant’Antonio con il bastone ed il maialino ai piedi.
  • Il nartece è formato da tre campate con volte a crociera. Le vele della
    campata centrale presentano ancora un impianto decorativo risalenti agli inizi
    del Cinquecento in parte leggibile, affrescate con storie di Sant’Antonio abate
    (poco leggibili) (fra cui il trasferimento, su un veliero, delle reliquie di
    Sant’Antonio da Costantinopoli al Delfinato) ed eventi della vita antoniana
    (poco leggibili). Questi affreschi si conservano in maniera frammentaria, con
    disgregazione dell’intonaco e degradazione cromatica della pellicola pittorica.
  • All’interno, sull’arco d’ingresso alla seconda Cappella della
    Maddalena, sulla sinistra, rappresenta una Madonna con in grembo il Bambino
    con San Bernardino da Siena alla sua sinistra e Sant’Antonio abate alla sua
    destra. In ginocchio, la moglie del committente “Eugenio Raspa”, di nome
    Bianchina (scritta nella targa sottostante). Pittura di scuola vercellese del 1400.
  • Nel presbiterio, entrando a sinistra, un’interessante scultura lignea
    dipinta di colore scuro, rappresentante Sant’Antonio abate (recentemente
    restaurata) con i classici simboli Antoniani: maialino, bastone, tau, campanella,
    simboli degli uomini giusti. Il Santo indossa l’abito dell’Ordine Antoniano, con la
    mano destra regge il bastone con la Tau, mentre nella sinistra tiene il libro con
    la regola dell’Ordine. Ai piedi del Santo un maiale è rappresentato in dimensioni
    ridotte. L’opera sembra realizzata in ambiente francese di fine 1300. Sulla
    parete risaltano una serie di campanelle e fiamme, simboli degli Antoniani.
  • Sulla parete sinistra del presbiterio, dipinti si collocano tra la mezza
    colonna sulla quale si imposta l’arcata trasversale e la prima finestra, ad opera
    di Giacomo Jaquerio, che qui si è anche firmato (vedi oltre). Qui è raffigurato
    l’arcangelo Michele, nello spazio tra la seconda finestra e l’abside sono dipinte le
    figure di San Nicola e San Martino, e ancora negli sguinci delle finestre San
    Giovanni Battista, Sant’Antonio abate, su basamento polilobato, e le Sante
    Marta e Margherita, a sinistra dell’affresco con la Madonna in trono, entrambe


rappresentate con i piedi che calpestano il demonio con sembianze di un drago
alato.
Nel 1914, rimossi gli stalli settecenteschi che coprivano gran parte della parete
sinistra del presbiterio e tolto un leggero strato di calce secentesca, venne alla
luce un dipinto rappresentante una serie di Profeti ed una scritta appena
leggibile: “(picta) fuit ista capela p(er) manu(m) Jacobi Jaqueri de
Taurino”; era la firma dell’autore.

  • Sulla parete destra del presbiterio un ciclo di affreschi rappresentanti la
    vita di Sant’Antonio abate, sempre opera di Giacomo Jaquerio: nella parte
    superiore gli affreschi si collocano in tre registri; in quella inferiore è
    rappresentata un’unica scena.
    I registri superiori rappresentano la vita del Santo (restauro avvenuto nel
    2002), con gli episodi significativi dedicati alle tentazioni che lo afflissero. Lo
    spazio era occupato da 11 scomparti: 6 sono ancora integri, 3 sono ridotti a
    lacerto e 2 sono scomparsi a causa di un intervento strutturale in epoca remota.
    Le scene, tratte dalla Storia di San Atanasio, rappresentano:
  • partecipazione alla messa della conversione,
  • probabile scena di distribuzione dei propri beni ai poveri,
  • Sant’Antonio accompagna la sorella al convento,
  • Sant’Antonio lascia i monaci per iniziare la propria vita da eremita,
  • Sant’Antonio, nel deserto, subisce le tentazioni della lussuria e da parte dei
    demoni,
  • possibile incontro di Sant’Antonio con San Paolo (riquadro mutilo),
  • riquadro mancante,
  • Sant’Antonio divide il pane proveniente dal cielo con San Paolo,
  • Sant’Antonio seppellisce San Paolo, deceduto,
  • Riquadro mutilo,
  • Riquadro mancante.
    Nel registro inferiore la rappresentazione di una coppia in ginocchio con
    offerte; accanto alla coppia un bambino che porta un cero, e ancora gruppi di
    pastori che spingono in avanti capre e maiali. E’ probabile che tutta la scena
    rappresenti una cerimonia in onore di Sant’Antonio (richiamo alla festa del
    17 gennaio di ogni anno, con la partecipazione di contadini e abitanti dei
    dintorni). Viene infatti presentato come “un ricordo di questa festa … negli
    affreschi gotici dell’abside sulla porta della sacrestia: due contadini, dipinti con
    icastico senso della realtà, camminano verso l’altare portando al guinzaglio due
    maiali neri… ed i frutti del loro lavoro). (Arabella Cifani e Franco Monetti,
    Buttigliera Alta, tesori d’arte e di storia, U. Allemandi & C. Torino 2014, p. 136)

  • Pala di Defendente Ferrari:
    Questa grandiosa ancona fu donata a Ranverso, per devozione del Santo dai
    cittadini di Moncalieri nel 1530, per essere stati liberati dalla peste. Oltre al suo
    valore intrinseco, l’opera è stata ed è interessantissima per gli studiosi di
    memorie artistiche piemontesi, poiché è stata la prima opera ad essere
    attribuita con assoluta certezza al Ferrari.
    La pala ha un’importante cornice lignea dorata. Coronata dagli sportelli laterali.
    E’ tipico di tutto il Rinascimento costruire macchine d’altare, complesse
    rappresentazioni dove la parte dipinta è racchiusa da sportelli.
    Ecco una sintetica descrizione:
    sulla struttura di legno dorato che incornicia il meraviglioso polittico si può
    vedere lo stemma della città di Moncalieri, in posizione centrale campeggia il
    dipinto della Natività, affiancata dai Santi Antonio, Rocco, Bernardino da Siena
    e Sebastiano;
  • in basso a sinistra, nella parte centrale, Sant’Antonio che regge con la
    mano sinistra un bastone e con la destra una campanella, mentre ai
    suoi piedi si vedono un maiale ed una fiamma stilizzata.
  • nelle ante laterali, entro le quali il polittico può essere chiuso, a destra in
    alto, Sant’Antonio nell’atto di dividere il pane con San Paolo eremita.
  • nella parte bassa è collocata una predella a sette piccoli scomparti con
    alcuni episodi della vita ed i miracoli di Sant’Antonio Abate e che
    riprendono le scene analoghe presenti sulla parete destra del presbiterio.
    Gli episodi rappresentano:
  • la partecipazione di Sant’Antonio ad una messa di conversione,
  • scena rappresentante la distribuzione dei propri beni ai poveri,
  • i supplizi patiti dai demoni, nel deserto,
  • scena centrale, Sant’Antonio e San Paolo si incontrano e pregano nel
    deserto,
  • Sant’Antonio e San Paolo si incontrano e si salutano,
  • i due santi intenti alla preghiera,
  • Sant’Antonio seppellisce San Paolo deceduto.

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