Giugno 10, 2022

Nel 1776 fu abolito l’Ordine ecclesiastico di Sant’Antonio di Vienna (Francia) e passarono all’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro parte dei suoi beni, consistenti in fabbricati in Torino, nei tenimenti e nell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, ha la proprietà e l’obbligo di esercizio del culto per la Chiesa di Ranverso. La sua origine è attribuita ai monaci di Sant’Antonio venuti dalla Francia nel 1156 e la primitiva Chiesa sarebbe sorta, al tempo del beato Umberto III munifico benefattore dei monaci. Vicino alla Chiesa vi sono i resti di un piccolo edificio che doveva servire da ospedaletto.

Nel 1776 fu abolito l’Ordine ecclesiastico di Sant’Antonio di Vienna (Francia) e passarono all’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro parte dei suoi beni, consistenti in fabbricati in Torino, nei tenimenti e nell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, ha la proprietà e l’obbligo di esercizio del culto per la Chiesa di Ranverso. La sua origine è attribuita ai monaci di Sant’Antonio venuti dalla Francia nel 1156 e la primitiva Chiesa sarebbe sorta, al tempo del beato Umberto III munifico benefattore dei monaci. Vicino alla Chiesa vi sono i resti di un piccolo edificio che doveva servire da ospedaletto.

Nel 1776 fu abolito l’Ordine ecclesiastico di Sant’Antonio di Vienna (Francia) e passarono all’Ordine parte dei suoi beni, consistenti in fabbricati in Torino, nei tenimenti e
nell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, uno dei monumenti d’arte più notevoli dell’antico Piemonte. La sua origine è attribuita ai monaci di Sant’Antonio venuti dalla
Francia nel 1156 e la primitiva Chiesa sarebbe sorta, al tempo del beato Umberto III
munifico benefattore dei monaci. La facciata della Chiesa è un singolare saggio dell’architettura del XIV e XV secolo con tre arcate a sesto acuto, in cotto, con artistici
ed eleganti ornati. Vicino alla Chiesa vi sono i resti di un piccolo edificio che doveva
servire da ospedaletto. Sull’ altare maggiore vi è lo splendido polittico di Defendente
Ferrari.
A cura dell’Ordine Mauriziano si provvide ai restauri atti a restituire alla Chiesa il
pristino splendore.
Nel 1784 pervennero all’Ordine i poderi di Montonero, Borgarino, Abbadia, Valle
dell’Olmo, nel Vercellese.
Il 29-1-1784, Pio VI eresse in Commenda Magistrale l’Abbazia di Santa Maria di
Lucedio, facente parte dell’antico grande Monastero dal nome dalla vetusta origine,
poi ricostruito a cura dei marchesi di Monferrato e dedicato a Santa Maria, che ebbe
cospicue donazioni dal conte Amedeo di Savoia (1137). Prima lo ebbero in spirituale
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custodia i monaci Benedettini, poi i Cistercensi, sotto il patronato del Re di Sardegna, come duca di Monferrato.
Dopo la triste parentesi della nazionalizzazione dei beni delle Abbazie, dei benefizi
e dipendenti parrocchie, dei beni degli Ordini di Malta e dei Santi Maurizio e Lazzaro decretata dalla Consulta del Piemonte in data 21-VIII-1800 e la soppressione
a Torino dell’Ospedale dei Santi Maurizio e Lazzaro, unito a quello di San Giovanni
Battista in data 9-II-1801 (20 piovoso), il 24-X-1814, col ritorno della Monarchia,
furono restituiti i beni all’Ordine. . ..
Il Re Vittorio Emanuele I promulgò il nuovo Corpo di Leggi e Statuti dell’Ordine
completati dalle nuove disposizioni e norme emanate dal Re Carlo Alberto in data
9-XII-1831.
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Nel 1840 le tenute di Centallo e Cavallermaggiore divennero proprietà dell’Ordine
che ebbe in proprietà anche i poderi di San Marco in Comune di Moretta e il Castello in Comune di Villafranca.
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Già da tempo l’Ordine provvedeva ai sussidi per i lebbrosi accertati nelle province
di Savoia, Nizza, Chiavari, San Remo, Oneglia.
Il Re Carlo Alberto assegnò con sua disposizione il provento della Commenda di
Montonero per la costruzione di un ospedale in San Remo che fu inaugurato il
18-X-1858 e fu adibito anche a ricovero di infermità congeneri alla lebbra; tale
lebbrosario fu poi ceduto al Comune nel 1929 trasferendone la sede all’Ospedale
Civico, con una speciale infermeria intitolata al fondatore Carlo Alberto, con obbligo di assistenza ai lebbrosi e dermatosi secondo gli scopi dell’Ordine, che conservava un diritto di alto patronato. Essendo stata dichiarata la incompatibilità dell’esistenza del lebbrosario nella città di San Remo da parte dell’Ufficio Sanitario, tale
istituzione cessò di funzionare.
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Oneri in’ più sono a carico dell’Ordine, oltre che le Basiliche magistrali di Torino e di Cagliari, sopra nominate, le Chiese parrocchiali di Staffarda, di Stupinigi
donata all’Ordine da Emanuele Filiberto coi beni circostanti (20-1-1573, e riedificata) (34), di Santa Caterina d’Asti annessa al Priorato di San Secondo, unito all’Ordine da Clemente VIII con Bolla del 15-VI-1604, rifabbricata nel 1772, di Torre
Pellice perpetuamente unita all’Ordine con Breve 3-XII-1839 di Gregorio XVI, di
Sant’Antonio di Ranverso unita all’Ospedale con Bolla di Pio VI del 17-XII-1776.
L’Ordine ha pure la proprietà e l’obbligo dell’esercizio del culto per le Cappelle di
Vicomanino (distante mezzo miglio dalla Villa Reale di Stupinigi), di Parpaglia, Saccabonello, della Fornaca, della Grangia, di Gonzole erette in Commenda Mauriziana

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