Memoria Tecnica e Identitaria di Sant’Antonio Abate di Ranverso
Memoria Tecnica e Identitaria di Sant’Antonio Abate di Ranverso




Memoria Tecnica e Storica su Sant’Antonio Abate di Ranverso
L’Ospedale Medievale, il Polittico di Defendente Ferrari e l’architettura della luce
A cura di Ersilio Teifreto (Storico Indipendente della Precettoria di Ranverso e Maestro Ebanista, Classe ’47)
PREMESSA: IL GIUDIZIO DELL’OCCHIO E DELLA MATERIA
La storia dei monumenti si legge nella carne della materia, nelle tolleranze del legno e nelle stratificazioni delle pietre. In qualità di ebanista formato all’ENAIP nel 1962, e come allievo storicamente riconosciuto del compianto Mons. Italo Ruffino, offro questa memoria per documentare la metamorfosi strutturale e urbanistica dell’Abbazia di Sant’Antonio Abate di Ranverso, basandomi unicamente sui rilievi fisici e sulle testimonianze d’archivio.
1. IL POLO SANITARIO DEL 1470 E L’ASSETTO URBANISTICO
L’antico Ospedale medievale (l’Ospedaletto) sorgeva come un polo assistenziale autonomo e isolato rispetto al corpo della Chiesa. Originariamente, la facciata monumentale in terracotta voluta dall’Abate Commendatario e Mecenate Jean de Montchenu (1470) era strutturalmente legata a una lunga corsia coperta da un imponente tetto a capriate, che fungeva da naturale contrafforte statico.
Le successive modifiche nel corso dei secoli ne hanno cambiato l’assetto:
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- La Mutilazione della Corsia: Della corsia dell’ospedale rimase in piedi soltanto un troncone di muro di appena un metro e mezzo con un piccolo pezzo di tetto a capriate.
- L’intervento del 1906: Per le mutate esigenze rurali del borgo, il muro di una nuova stalla venne appoggiato direttamente su quel troncone, andando a inglobare e occultare il pinnacolo sinistro originale del 1470. Riccardo Brayda, insigne studioso, documentò la presenza di questa costruzione che si era addossata alla facciata originale.
- Il restauro del 1914: Nel 1914, durante i cantieri di inizio secolo, venne edificato un terzo pinnacolo sul lato destro per completare la quinta scenografica.
- La quota della strada: Successivamente, la quota della strada sterrata originale (storicamente piana e complanare) venne modificata, creando un dislivello di circa 80 cm davanti al portone dell’ospedale. Questo dislivello favorisce la raccolta delle acque piovane, che ristagnano contro la base del portone ligneo e le formelle quattrocentesche in cotto, accelerandone l’usura naturale.
2. IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI (1531-1533) E I CARICHI STATICI
Il presbiterio poligonale, completato da Montchenu a fine Quattrocento, trovò il suo coronamento nel 1531 con la posa del monumentale Polittico di Defendente Ferrari, donato dalla Comunità di Moncalieri come ex-voto per la fine della peste.
I dettagli tecnici rivelano una cronologia affascinante:
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- La Consegna Differita (1533): Le grandi ante esterne dipinte a grisaglia (monocromo) furono consegnate due anni dopo, nel 1533. Questo scarto temporale permise ai maestri ebanisti di prendere le misure millimetriche direttamente sul posto, calibrando i giochi di rotazione affinché le ante non urtassero i costoloni gotici dell’abside. Il polittico nacque come struttura autoportante e staccata dal fondo, creando un’intercapedine d’aria che lo preservò dall’umidità delle pareti esterne.
- Il periodo napoleonico: Nei primi anni dell’Ottocento, un editto impose l’obbligo di tenere le ante del Polittico sempre aperte, bloccandole tramite puntelli. Questo blocco forzato generò per decenni tensioni eccentriche costanti sulle cerniere in ferro e sugli incastri a tenone e mortasa, modificando il bilanciamento originario della cassa centrale.
- La soluzione di D’Andrade: Quando Alfredo d’Andrade intervenne a fine Ottocento, si trovò di fronte a una struttura deformata dal peso delle ante bloccate. Progettò quindi un’impalcatura di contenimento nel retro-altare con un rigido ancoraggio a terra per scaricare i pesi direttamente sul pavimento dell’abside, preservando la vecchia struttura lignea del 1531 da trazioni pericolose.
3. LA TESTIMONIANZA FOTOGRAFICA DEL 1886 E LA LUCE
A causa dello spazio ridotto e impalcato nel retro-altare, documentare le ante monocrome del 1533 nella loro interezza è sempre stato estremamente difficile per i fotografi professionisti.
Per questo motivo, la rara fotografia d’archivio del 1886 – che ritrae le ante provvisoriamente rimosse e appoggiate sul pavimento della chiesa durante un restauro – costituisce il documento cardine. L’immagine mostra l’esatta griglia geometrica delle quattro scene della vita di Maria (Annunciazione, Natività, Adorazione dei Magi, Visitazione) e nacque con l’intento di servire da guida visiva per la futura ricomposizione filologica del polittico.
La medesima foto immortala la via sterrata piana e la facciata dell’Ospedale prima dei cantieri del Novecento, confermando l’assetto del borgo nel 1864, quando venne posizionata la Stadera di seconda mano con un fabbricato che si era accostato al monumento con estrema cura per non intaccarlo.
CONCLUSIONE: L’ARMONIA DEL BORGO
I rilievi visivi e lo studio della luce solare che penetra dai rosoni dell’abside dimostrano la sapienza geometrica degli antichi costruttori. L’asimmetria delle monofore e l’ingegneria del legno di Defendente Ferrari testimoniano che Ranverso è stato pensato come un organismo perfetto, dove la luce fisica e l’architettura dovevano fondersi in un unico percorso. Questo studio, depositato sul portale www.torinovoli.it, nasce unicamente per proteggere e tramandare la conoscenza materiale di questo patrimonio.
Ersilio Teifreto
