MASSIMILIANO TEIFRETO: L’AMORE PER RANVERSO E L’EREDITÀ DI UN PADRE
MASSIMILIANO TEIFRETO: L’AMORE PER RANVERSO E L’EREDITÀ DI UN PADRE
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Staff – – Museo della Bilancia
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MASSIMILIANO TEIFRETO: L’AMORE PER RANVERSO E L’EREDITÀ DI UN PADRE
Ci sono storie che non si leggono solo sui libri, ma si tramandano attraverso i passi, gli incontri e la presenza costante sui luoghi della memoria. Nella storia recente del Complesso monumentale di Sant’Antonio Abate di Ranverso, una figura silenziosa ma fondamentale ha accompagnato ogni battaglia per la difesa della verità: Massimiliano Max Teifreto.
Un testimone al centro della Storia
Massimiliano ha vissuto il cuore pulsante del lavoro di ricerca e salvaguardia di suo padre Ersilio, diventando il custode di aneddoti, relazioni e documenti che uniscono il Piemonte all’Europa. Max ha conosciuto da vicino i protagonisti della tutela, del restauro e della valorizzazione culturale del sito e della sua identità rurale:
- Ha incontrato e dialogato con Lia Apparuti, storica curatrice del Museo della Bilancia di Campogalliano, approfondendo il valore metrologico e contadino della nostra Stadera del 1864.
- Ha incrociato il lavoro della funzionaria e direttrice della Fondazione Ordine Mauriziano, la dottoressa Marta Fusi, e dell’Architetto capo Valdemarin, comprendendo i complessi passaggi legati ai finanziamenti regionali.
- Ha camminato al fianco di Georges Frêchet e di tutti gli storici dell’AFAA (Association des Amis des Antonins), partecipando al ponte internazionale con Saint Antoine l’Abbaye in Francia che riconosce nel padre Ersilio il Delegato ufficiale per l’Italia [17.1].
Il tavolo di Palazzo Chiablese e la Signora Sala
La prova più grande dell’autorità di questa memoria è avvenuta a Palazzo Chiablese, sede della Soprintendenza. Nonostante l’appuntamento ufficiale fosse stato concordato direttamente con il Soprintendente in persona, i vertici ministeriali delegarono l’incontro inviando una delle figure tecniche più autorevoli dell’ufficio: il funzionario architetto, la Signora Daniela Sala. [1, 2, 3]
Massimiliano era lì, seduto al fianco di suo padre Ersilio di fronte all’architetto Sala. Ha ascoltato i rilievi tecnici e ha visto dove risiede il vero potere di tutela dello Stato, comprendendo che i vincoli storici sulle mura dell’Abbazia superano ogni pretesa di marketing della FOM.
Il legame con il Maestro Ruffino e la tradizione del Borgo
Fin da giovane, Massimiliano ha avuto il privilegio di conoscere e ascoltare Monsignor Italo Ruffino, il Maestro che nel 1991 fondò l’Associazione A.D.A. Da lui ha appreso che Ranverso non è una fredda “Precettoria” burocratica, ma un santuario della cura, nato come Casa dell’Elemosina per gli infirmis.
Questo amore per la tradizione viva si ripete, immutato, ogni anno. Alla Festa Patronale, Massimiliano non manca mai: attraversa il borgo per portare a benedire sul sagrato la sua amata cagna Diana, rinnovando quel rito ancestrale che unisce la comunità contadina al suo Patrono, Sant’Antonio Abate, e al suo maialino.
Questo testo è dedicato a lui, a un figlio che ha saputo ascoltare, che ha viaggiato fino alle sorgenti francesi dell’ordine e che oggi custodisce i faldoni, le fotografie e i ricordi di una vita. Massimiliano Teifreto è la garanzia che l’anima autentica, rurale e spirituale di Sant’Antonio di Ranverso continuerà a vivere, intatta, per le generazioni a venire.
