Agosto 23, 2021

Maialino offerto dagli Amici di Sant’Antonio Abate.

Maialino offerto dagli Amici di Sant’Antonio Abate.

Graticelle: fede e tradizione con l’«asta» di Sant’Antonio

BOVEGNO. Ieri tutta la frazione ha partecipato a un evento patronale di grande suggestione
Il parroco ha fatto da «battitore» mettendo all’incanto ben 50 lotti: tremila euro per la parrocchia grazie alla generosità della gente18 gennaio 2011

Graticelle di Bovegno: il parroco mette all’asta gerle e formaggi

Ieri mattina era impossibile parcheggiare a Graticelle di Bovegno, un pugno di case con meno di cento abitanti sulle quali svetta il campanile della chiesetta dedicata a Sant’Antonio Abate; quello detto del «porsèl», protettore degli animali da cortile, sempre raffigurato con il suino domestico ai piedi. Un affollamento giustificato: si concludeva infatti, nella ricorrenza liturgica, la sagra dedicata al santo Patrono che qui ha conservato intatte tradizioni secolari che meriterebbero uno studio etnografico.
Su tutte spicca la suggestiva messa all’incanto: una vera asta che ha avuto come battitore speciale il parroco pro tempore, e che ha visto «piazzare» frutti della terra e utili prodotti artigianali offerti a beneficio della parrocchia dai fedeli, in una festa che ha rappresentato un ringraziamento per l’anno appena trascorso e un rito propiziatorio per quello iniziato.
Per inciso, in alta valle Sant’Antonio viene ricordato in modo importante e suggestivo anche a Memmo di Collio, dove vengono benedetti i campi e il sale portato dagli agricoltori all’altare durante la messa solenne: conservato nelle cascine (sulle porte delle stalle non manca mai l’immagine del santo), viene sciolto nell’acqua quando un animale si ammala.
A Memmo la tradizione è stata rilanciata da don Fabrizio Bregoli, mentre a Graticelle don Alberto Cinghia è stato dicevamo il «battitore» che ha chiuso una sagra iniziata venerdì, e trascorsa all’insegna di intrattenimenti vari con centro il «Tiratarde», l’unica trattoria del paese.
Ieri si è iniziato con la funzione religiosa alle 10 nella chiesetta che nel 1584 era stata addirittura sede giubilare (con decreto del papa Gregorio XIII): la statua del santo, portata dalla cappelletta all’inizio del paese che la conserva durante l’anno, era lì con ai piedi zucche, mele e noci. Poi nella piazzetta è avvenuto l’incanto, con attorno tutto il paese e accompagnato dall’offerta di vin brulè.
Sono tempi grami, ma la generosità dei fedeli è stata grande: in queste occasioni rispuntano rivalità tra le famiglie, preziose per tutti, esplicitate nei gesti in occasioni come la festa patronale. Gesti che prevedono tavole imbandite e abbondanti brindisi. In meno di un’ora don Cinghia ha battuto una cinquantina di lotti predisposti con almeno 150 prodotti diversi: da formagelle e salumi alle gerle di montagna, compreso un maialino.
A fare da contorno lo straordinario calendario omaggio natalizio della parrocchia ai residenti (e poi distribuito) «Tradizioni da un borgo di montagna», con le fotografie restaurate delle famiglie storiche e le poesie dedicate ai mesi dall’autrice locale Bruna Gerardini: 340 copie andate a ruba. L’incanto ha fruttato oltre tremila euro, col record di 100 segnato dal formaggio della Marisa davanti ai 95 del maialino offerto dagli Amici di Sant’Antonio Abate.

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