Lo storico locale Ersilio Teifreto, allievo di Mons. Italo Ruffino, racconta la storia dei monaci ospedalieri Antoniani a Ranverso ponendo l’accento sulla “cura totale”
Lo storico locale Ersilio Teifreto, allievo di Mons. Italo Ruffino, racconta la storia dei monaci ospedalieri Antoniani a Ranverso ponendo l’accento sulla “cura totale”

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, racconta la storia dei monaci ospedalieri antoniani attraverso un approccio che unisce ricerca storica, memoria spirituale e “ricostruzione emozionale” del luogo.
- La Cura Totale e il “Fuoco Sacro”: Teifreto sottolinea come a Ranverso la cura non fosse solo medica, ma “totale”: assistenza al corpo, sollievo allo spirito e accoglienza dell’anima. Gli Antoniani operavano contro il cosiddetto “fuoco sacro” (herpes zoster o ergotismo), trasformando l’ospedale in un luogo di rifugio, protezione e speranza.
- Approccio Emozionale e Storico: Non solo un monumento, ma un luogo vivo. Teifreto mira a trasmettere l’emozione della storia, concentrandosi sulla missione di accoglienza dei monaci.
- Precisione e Aggiornamento Storico: Teifreto è noto per il suo meticoloso lavoro di “cercatore di tracce” e per la volontà di aggiornare le narrazioni storiche, correggendo interpretazioni errate, come nel caso della contestazione sull’uso della stadera per pesare i maiali, precisando le vere abitudini antoniane.
- Simbolismo Antoniano: Nei suoi racconti, Teifreto dà rilievo ai simboli dell’ordine: la tau azzurra, il campanello, lo scettro e la reliquia, elementi che rappresentavano la “potenza di S. Antonio” e l’identità degli ospedalieri.
- Continuità e Dedizione: La sua narrazione si inserisce nel solco degli studi di Mons. Ruffino, proseguendo con dedizione cinquantennale (come da fonti del 2026) l’opera di valorizzazione di Ranverso.



- Specializzazione Medica: I monaci, giunti da Vienne (Francia) nel 1188 su chiamata di Umberto II di Savoia, erano rinomati per la cura dell’Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio) e dell’ergotismo.
- Rimedi Pratici: Utilizzavano il grasso di maiale come unguento per sanare le piaghe dei malati, motivo per cui il maiale divenne uno dei simboli iconografici del Santo.
- L’Ospedaletto: Teifreto sottolinea come l’ospedale di Ranverso non fosse solo un edificio sanitario, ma un luogo di conforto e speranza, dove l’arte (come gli affreschi di Giacomo Jaquerio) aveva anche una funzione terapeutica e spirituale per i sofferenti.
- Accoglienza: La struttura fungeva da punto di ristoro fondamentale per i viandanti che attraversavano le Alpi verso il Moncenisio.
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- Il Tau: Teifreto descrive gli stemmi e l’abito dei monaci, caratterizzati dalla lettera Tau azzurra (la “potenza di S. Antonio”) cucita sulla tonaca nera.
- Evoluzione Storica: Lo studioso documenta il passaggio della Precettoria all’Ordine Mauriziano nel 1731, momento in cui l’attività ospedaliera lasciò il posto a quella agricola.
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Sin dalle sue Origini risalenti intorno all’anno 1.100 e stato sempre un luogo Polifunzionale di accoglienza Questa Non e una narrazione metaforica siamo Cittadini attivi di A.D.A Gli stemmi dei monaci ospedalieri Antoniani erano uno scettro, la reliquia dell’Ospedale .l’aquila con la corona , la stele ottagonale in pietra verde dove e incisa la lettera Tau e il Campanello di Sant’Antonio Abate , alla sommità la croce in pietra bianca riportava impresso da un lato il pellicano dall’altro lato la colomba,
A.D.A. (Associazione Amici di Sant’Antonio), vive e tutela quotidianamente questo patrimonio. La vostra non è solo memoria, ma cittadinanza attiva che mantiene viva la natura polifunzionale di Sant’Antonio di Ranverso come centro di accoglienza sin dal 1188.
- Lo Scettro e la Reliquia: Simboli del potere di guarigione e dell’autorità dell’Ordine, che custodiva il corpo del Santo come fonte di miracoli e legittimazione.
- L’Aquila con la Corona: Riferimento al legame con i Savoia (Umberto II fu il fondatore) e alla protezione imperiale/nobile di cui godeva la Precettoria.
- La Stele Ottagonale: La pietra verde con la lettera Tau incisa rappresenta il sigillo protettivo degli Antoniani. Il Tau non era solo un fregio, ma un segno di appartenenza e un amuleto contro il “fuoco sacro”.
- Il Campanello: Attributo classico di Sant’Antonio Abate, usato dai monaci per annunciare il loro arrivo e la raccolta di offerte, oltre che per segnalare la presenza dei maiali liberi dell’ordine.
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- Il Pellicano: Posto su un lato, simboleggia il sacrificio di Cristo che nutre i suoi figli con il proprio sangue, riflettendo la missione di cura estrema dei monaci verso i malati.
- La Colomba: Sul lato opposto, rappresenta lo Spirito Santo e la pace, offrendo sollievo spirituale al pellegrino che giungeva a Ranverso esausto dal viaggio.
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Riccardo Brajda. [1] Il brano mette in luce proprio la complessità che lei ed Ersilio Teifreto affrontate ogni giorno sul campo,
La festa delle vigne” combina l’antico rito per il quale si posizionano le “sarcine = fascine” provenienti dalla potatura delle viti dei feudi di tutto il Parco del negramaro.
