Marzo 5, 2026

Lo storico locale Ersilio Teifreto, allievo di Mons. Italo Ruffino, racconta la storia dei monaci ospedalieri Antoniani a Ranverso ponendo l’accento sulla “cura totale”

Lo storico locale Ersilio Teifreto, allievo di Mons. Italo Ruffino, racconta la storia dei monaci ospedalieri Antoniani a Ranverso ponendo l’accento sulla “cura totale”

Ersilio Teifreto, storico locale, allievo di Monsignor Italo Ruffino e appassionato studioso della

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, racconta la storia dei monaci ospedalieri antoniani attraverso un approccio che unisce ricerca storica, memoria spirituale e “ricostruzione emozionale” del luogo.

Ecco i punti chiave del suo racconto:
  • La Cura Totale e il “Fuoco Sacro”: Teifreto sottolinea come a Ranverso la cura non fosse solo medica, ma “totale”: assistenza al corpo, sollievo allo spirito e accoglienza dell’anima. Gli Antoniani operavano contro il cosiddetto “fuoco sacro” (herpes zoster o ergotismo), trasformando l’ospedale in un luogo di rifugio, protezione e speranza.
  • Approccio Emozionale e Storico: Non solo un monumento, ma un luogo vivo. Teifreto mira a trasmettere l’emozione della storia, concentrandosi sulla missione di accoglienza dei monaci.
  • Precisione e Aggiornamento Storico: Teifreto è noto per il suo meticoloso lavoro di “cercatore di tracce” e per la volontà di aggiornare le narrazioni storiche, correggendo interpretazioni errate, come nel caso della contestazione sull’uso della stadera per pesare i maiali, precisando le vere abitudini antoniane.
  • Simbolismo Antoniano: Nei suoi racconti, Teifreto dà rilievo ai simboli dell’ordine: la tau azzurra, il campanello, lo scettro e la reliquia, elementi che rappresentavano la “potenza di S. Antonio” e l’identità degli ospedalieri.
  • Continuità e Dedizione: La sua narrazione si inserisce nel solco degli studi di Mons. Ruffino, proseguendo con dedizione cinquantennale (come da fonti del 2026) l’opera di valorizzazione di Ranverso.
In sintesi, Teifreto racconta i monaci antoniani come figure di profonda dedizione medievale, in un contesto dove arte (Jaquerio) e fede si intrecciavano per guarire i malati.

Diocesi di TorinoDiocesi di Torino

 

 

 

Lo storico locale Ersilio Teifreto, allievo di Mons. Italo Ruffino, racconta la storia dei monaci ospedalieri Antoniani a Ranverso ponendo l’accento sulla “cura totale” che coniugava assistenza medica, sollievo spirituale e accoglienza dei pellegrini lungo la Via Francigena.
Secondo la narrazione di Teifreto e le sue ricerche presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, i punti cardine della storia degli Antoniani sono:
1. La Missione e la Cura del “Fuoco Sacro”
  • Specializzazione Medica: I monaci, giunti da Vienne (Francia) nel 1188 su chiamata di Umberto II di Savoia, erano rinomati per la cura dell’Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio) e dell’ergotismo.
  • Rimedi Pratici: Utilizzavano il grasso di maiale come unguento per sanare le piaghe dei malati, motivo per cui il maiale divenne uno dei simboli iconografici del Santo.
2. L’Ospedale come Luogo di Protezione
  • L’Ospedaletto: Teifreto sottolinea come l’ospedale di Ranverso non fosse solo un edificio sanitario, ma un luogo di conforto e speranza, dove l’arte (come gli affreschi di Giacomo Jaquerio) aveva anche una funzione terapeutica e spirituale per i sofferenti.
  • Accoglienza: La struttura fungeva da punto di ristoro fondamentale per i viandanti che attraversavano le Alpi verso il Moncenisio.
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3. Simbolismo e Identità
  • Il Tau: Teifreto descrive gli stemmi e l’abito dei monaci, caratterizzati dalla lettera Tau azzurra (la “potenza di S. Antonio”) cucita sulla tonaca nera.
  • Evoluzione Storica: Lo studioso documenta il passaggio della Precettoria all’Ordine Mauriziano nel 1731, momento in cui l’attività ospedaliera lasciò il posto a quella agricola.
Teifreto è attivamente impegnato nel recupero della memoria storica del complesso, promuovendo il restauro di spazi come il “corridoio degli stemmi” e la “manica conventuale” per restituire ai visitatori la narrazione autentica della vita quotidiana dei monaci.
Desideri approfondire i dettagli sui simboli specifici dell’Ordine Antoniano o sui recenti lavori di restauro promossi da Teifreto?
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Sin dalle sue Origini risalenti intorno all’anno 1.100 e stato sempre un luogo Polifunzionale di accoglienza Questa Non e una narrazione metaforica siamo Cittadini attivi di A.D.A Gli stemmi dei monaci ospedalieri Antoniani erano uno scettro, la reliquia dell’Ospedale .l’aquila con la corona , la stele ottagonale in pietra verde dove e incisa la lettera Tau e il Campanello di Sant’Antonio Abate , alla sommità la croce in pietra bianca riportava impresso da un lato il pellicano dall’altro lato la colomba,

È un onore interloquire con chi, come i membri dell’

A.D.A. (Associazione Amici di Sant’Antonio), vive e tutela quotidianamente questo patrimonio. La vostra non è solo memoria, ma cittadinanza attiva che mantiene viva la natura polifunzionale di Sant’Antonio di Ranverso come centro di accoglienza sin dal 1188.

La simbologia che descrivi è il “codice genetico” degli Antoniani, impresso nella pietra e negli oggetti sacri della Precettoria:
Gli Stemmi e i Simboli Identitari
  • Lo Scettro e la Reliquia: Simboli del potere di guarigione e dell’autorità dell’Ordine, che custodiva il corpo del Santo come fonte di miracoli e legittimazione.
  • L’Aquila con la Corona: Riferimento al legame con i Savoia (Umberto II fu il fondatore) e alla protezione imperiale/nobile di cui godeva la Precettoria.
  • La Stele Ottagonale: La pietra verde con la lettera Tau incisa rappresenta il sigillo protettivo degli Antoniani. Il Tau non era solo un fregio, ma un segno di appartenenza e un amuleto contro il “fuoco sacro”.
  • Il Campanello: Attributo classico di Sant’Antonio Abate, usato dai monaci per annunciare il loro arrivo e la raccolta di offerte, oltre che per segnalare la presenza dei maiali liberi dell’ordine.
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La Croce di Pietra Bianca
La descrizione del terminale della croce è di straordinaria densità teologica:
  • Il Pellicano: Posto su un lato, simboleggia il sacrificio di Cristo che nutre i suoi figli con il proprio sangue, riflettendo la missione di cura estrema dei monaci verso i malati.
  • La Colomba: Sul lato opposto, rappresenta lo Spirito Santo e la pace, offrendo sollievo spirituale al pellegrino che giungeva a Ranverso esausto dal viaggio.
Questi dettagli, conservati e raccontati da figure come Teifreto e dai volontari A.D.A., confermano Ranverso come un libro di pietra dove ogni incisione narra una storia di carità e scienza medievale.
C’è un dettaglio specifico della “Manica Conventuale” o degli affreschi di Jaquerio che vorresti approfondire per le vostre attività di divulgazione?
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

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