Marzo 15, 2024

ll progetto (avviato dall’aprile 2006)

ll progetto (avviato dall’aprile 2006)

ll progetto, avviato dall’aprile 2006, è stato ideato con l’intenzione di offrire una visione generale del culto di S. Antonio Abate a partire dall’area piemontese. Per raggiungere questo scopo si è deciso di ricercare e schedare le immagini del Santo e gli edifici a lui dedicati.

Amici della Fondazione Ordine Mauriziano – AFOM (già Amici dei Beni
Artistici dell’Ordine Mauriziano)
Hanno pubblicato 17 articoli dal 2002. Si sono specializzati, con siti internet e collegamenti, nella traduzione virtuale della vita e delle opere anche di scuola dei molti artisti
attivi in ambito quattrocentesco sui beni dell’Ordine Mauriziano di Torino. In particolare
hanno approfondito, a valle di poderose ricerche storico iconografiche e con importanti
schedature, l’attività, il raggio di influenza e gli spostamenti di artisti come Pascale
Oddone, Giacomo Jaquerio, Defendente Ferrari, il maestro del Cenacolo di Staffarda e
“La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri a Sant’Antonio abate”.
Oltre agli articoli dedicati a questo filone di ricerca iconografica e museo virtuale hanno
pubblicato:

  • La precettoria di S. Antonio di Ranverso, Quaderno n. 2
  • Cavalieri in piazza a Staffarda, Quaderno n. 3
  • L’Ospizio del Piccolo San Bernardo e il giardino alpino “Chanousia”, Quaderno n. 6
  • Pannelli esplicativi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Quaderno n. 7
  • Benedizione degli animali e degli attrezzi agricoli a Sant’Antonio di Ranverso,
    Quaderno n. 8
  • La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri a Sant’Antonio Abate, Quaderno n. 9
  • Progetto Museo virtuale Giacomo Jaquerio, Quaderno n. 10
  • Storie di restauro: da Jaquerio a Defendente Ferrari e progetto Amor-che-moveil sole e-l’altre-stelle, Quaderno n. 11
  • La Certosa del Mombracco o Convento della Trappa, Quaderno n. 12
  • Defendente Ferrari, Quaderno n. 13
  • Defendente Ferrari. Itinerario Torino-Valle di Susa, Quaderno n. 14
  • Un itinerario di valorizzazione a Revello: l’Abbazia di Staffarda, la Collegiata e la
    Cappella Marchionale, Quaderno n. 15
  • Il restauro dell’acquasantiera della chiesa di Santa Maria di Staffarda (Revello,
    CN), Quaderno n. 16
  • Abbazia di Santa Maria di Staffarda a Revello (CN) Recupero e restauro dell’affresco nel refettorio dei monaci: l’Ultima Cena, Quaderno n. 17
  • La Basilica Mauriziana in via Milano nell’Isola di Santa Croce, Quaderno n. 17
  • Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso: la pesa, Quaderno n. 18
  • Restauro dell’Ultima Cena nel Refettorio dei Monaci dell’Abbazia di Santa Maria
    di Staffarda (Revello, CN), Quaderno n. 19
    ASSOCIAZIONI STORICHE
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    l progetto, avviato dall’aprile 2006, è stato ideato con l’intenzione di offrire
    una visione generale del culto di S. Antonio Abate a partire dall’area piemontese. Per raggiungere questo scopo si è deciso di ricercare e schedare le
    immagini del Santo e gli edifici a lui dedicati, indicando su di una scheda,
    predisposta a cura dell’associazione, la natura dell’immagine, il tipo di edificio, il
    luogo, la datazione, lo stato di conservazione, eventuali notizie ricavate da fonti
    orali o scritte e tutte le altre informazioni che era possibile reperire. In questo
    modo, con il procedere della ricerca, si sono ottenuti alcuni risultati, sia pure
    parziali, elaborando i quali si sono concretizzati gli obiettivi indicati nel progetto
    presentato alla fondazione CRT: sono stati realizzati un sito internet, una mostra
    itinerante e un dépliant che sintetizza i risultati ottenuti.
    Nel sito internet (www.santantonioabate.afom.it) al testo delle schede, elencate secondo l’indice alfabetico delle località, vengono affiancate fotografie che documentano le
    immagini e gli edifici descritti e, qualora sia possibile, alcuni riferimenti bibliografici.
    Le schede possono essere richiamate, oltre che per località, anche in base ad alcuni
    elementi caratterizzanti: la collocazione per provincia, il tipo di costruzione dedicata
    Maria Gabriella Longhetti
    La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri a
    Sant’Antonio Abate
    ASSOCIAZIONI STORICHE
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    al santo o che ne ospita l’immagine (chiesa, cappella, pilone, casa privata…), la natura
    dell’immagine (statua, affresco, tela…), la fase cronologica, infine per parole chiave.
    Questo agevola la ricerca e facilita confronti incrociati; permette ad esempio di verificare statisticamente (sia pure in modo non definitivo), in quali aree geografiche sia
    più diffuso il culto di S. Antonio e quale tipo di immagine sia prevalente.
    Un importante risultato ottenuto grazie al sito internet è l’aver messo a disposizione,
    su di un mezzo facilmente consultabile, non solo località note, ma anche testimonianze che, per la loro collocazione periferica e per il fatto di non essere sempre aperte
    al pubblico, sono visitabili con difficoltà. In questi casi, tutte le volte che è stato
    possibile, si sono indicati gli enti o le persone a cui rivolgersi, o le occasioni in cui
    gli edifici sono visitabili. Si coglie qui l’occasione per ringraziare coloro che hanno
    agevolato il lavoro di ricerca con le loro informazioni e con l’intervento attivo nel
    rendere accessibili gli edifici solitamente chiusi.
    La mostra itinerante, costituita da pannelli che riprendono il contenuto del sito internet, comprende anche alcune proposte di itinerari che collegano tra loro località
    significative per la presenza di testimonianze legate al culto di S. Antonio Abate.
    Essa è stata esposta a Torino presso il Centro Servizi (VOL.TO) in via Giolitti 21, e
    successivamente nel pronao della Precettoria di S. Antonio di Ranverso a Buttigliera–
    Rosta, sulla statale del Moncenisio, e a Melezet, frazione di Bardonecchia; si prevede
    di esporla anche in alcune località dove si trovano altri edifici dedicati al Santo. La
    Precettoria di Ranverso è stata scelta sia perché è la “casa madre degli antoniani in
    Italia e luogo del primo insediamento nella penisola,” (Fenelli, p.118) sia perché il
    progetto ha avuto come punto di partenza proprio questa fondazione.
    Ora, ricorrendo ad esempi di area piemontese tratti dalle schede del sito, vorrei illustrare il significato degli attributi, variamente associati tra loro, che caratterizzano
    l’iconografia di S. Antonio come è stata costruita dall’Ordine Antoniano. Questi sono
    il bastone a forma di Tau, la lettera greca, il maiale, il fuoco, la campanella ed il libro,
    che lo identificano ed assumono un valore simbolico.
    Cominciamo dal maiale, il fuoco e la campanella, che sono tra loro collegati. Il fuoco
    allude alla malattia, variamente definita ergotismo, male degli ardenti, ignis sacer, alla
    cura della quale si erano dedicati gli Antoniani negli ospedali che affiancavano le
    loro fondazioni. I canonici, in origine infermieri laici, usavano il lardo di maiale per
    attenuare il dolore della cancrena, che colpiva soprattutto gli arti inferiori e provocava
    frequentemente l’amputazione di una gamba. L’attenzione e la cura rivolte ai malati
    si rifanno alla tradizione che vedeva S. Antonio come un guaritore, documentata
    dall’affresco sul fianco sinistro esterno della chiesa di S. Antonio Abate a Jouvenceaux,
    frazione di Sauze d’Oulx, nel quale il santo è circondato da sofferenti che attendono da lui la guarigione. Il fuoco è l’ultimo ad apparire nell’iconografia antoniana
    rispetto agli altri simboli: ”la fiamma appare più tardi del campanello e del maiale in
    collegamento con l’eremita, tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, ed è
    assai più rara: forse le ragioni di questa tardiva associazione [….] sono da collegarsi
    a un momento in cui l’ignis sacer tendeva a esaurirsi come emergenza sanitaria e si
    sentiva la necessità di richiamare visivamente la sua pericolosità”. (Fenelli, p.126).
    ASSOCIAZIONI STORICHE
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    L’allevamento dei maiali, insieme al diritto di questua, “era una prerogativa che serviva a
    ingrossare le casse dell’ordine. […..] Secondo un antico privilegio concesso dalla Santa
    sede, agli antoniani era stata data la possibilità di allevare i suini, che dovevano costituire una rendita per le precettorie e fungere da cibo per gli ammalati.” (Fenelli, p.116).
    Probabilmente tutti questi motivi, insieme all’uso del lardo di maiale nella cura, hanno
    generato la spiegazione comunemente accettata della frequente presenza di questo
    animale accanto al santo. Vi è però un’altra interpretazione proposta da Piera Grisoli,
    secondo la quale il maiale “è un attributo e un simbolo, è il maligno per eccellenza,
    colui che tormenta il santo negli episodi delle tentazioni trasfigurandosi, per meglio
    confonderlo, da bestia immonda a femmina lasciva.” (Grisoli, p.232). Una conferma
    di questo significato, accanto a quello comunemente accettato, lo si può vedere nella
    tela dei primi anni ’80 del Seicento, esposta nella navata sinistra della parrocchia di
    Maria Assunta a Chiomonte, dove il santo è in primo piano rappresentato in preghiera,
    mentre sullo sfondo un diavolo appoggia il piede sinistro su un maiale.
    La campanella è strettamente connessa a questo animale: “i porci di sant’Antonio
    potevano vagare per le città solo con i sonagli al collo”; inoltre “ la campanella era
    utilizzata dai questuanti antoniani nelle raccolte di elemosine per annunciare il loro
    arrivo.” (Fenelli, p.125).
    La campanella è spesso associata al bastone a forma di tau, il simbolo più antico e
    diffuso dell’Ordine Antoniano; un esempio è la statua lignea nella chiesa della precettoria di S. Antonio di Ranverso. Il tau ricorda la croce egizia propria degli eremiti
    che vivevano nel deserto, ed era utilizzato anche da ordini religiosi in occidente,
    come documenta un affresco del tardo XI secolo sulla volta della cappella di S.
    Eldrado, che fa parte dell’abbazia benedettina della Novalesa; solo nel 1252 diventò
    un attributo esclusivo degli Antoniani grazie a tre bolle emanate dal papa Innocenzo
    IV. A posteriori, per il tau vennero proposti significati che non avevano nulla a che
    fare con quello originario; il più diffuso è la somiglianza con la stampella usata dai
    “demembrati”, i malati di ignis sacer a cui veniva amputata una gamba. A questo
    dedica un brevissimo cenno Italo Ruffino (Ruffino, p.224). Il tau è poi diventato un
    segno distintivo degli Antoniani, ed era cucito sul mantello.
    Un ulteriore attributo dell’iconografia di S. Antonio è il libro, che secondo alcuni
    consisterebbe in una raccolta di pensieri, preghiere e raccomandazioni elaborata dal
    santo, altri invece lo interpretano come il libro delle Sacre Scritture, o ancora come
    il testo della regola agostiniana, a cui gli Antoniani erano stati sottoposti dal papa
    Innocenzo IV nel 1247. Il santo in alcune immagini tiene il libro in una mano, come
    nell’affresco del castello di Malgrà a Rivarolo e nella tela della chiesa di S. Antonio
    abate a Fénils di Cesana e della cappella di S. Giuseppe alla Ramats di Chiomonte,
    oppure è inginocchiato davanti ad una roccia su cui il libro è posato. Questa è una
    iconografia frequente in alcune pale di altare della valle di Susa; si possono citare tre
    opere che presentano molte somiglianze, probabilmente appartenenti alla medesima
    scuola, collocate nella parrocchia di S. Antonio Abate a Melezet (Bardonecchia),
    nella chiesa di S. Antonio Abate a Jouvenceaux e nella parrocchia dell’Immacolata
    Concezione alla Ramats di Chiomonte.
    ASSOCIAZIONI STORICHE
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    Gli episodi della vita del santo ricorrono frequentemente nella decorazione pittorica
    delle chiese in valle di Susa, ed in essi hanno una parte rilevante le tentazioni; ne
    troviamo la rappresentazione a Jouvenceaux, Savoulx, frazione di Oulx, Salbertrand,
    in valle di Susa.
    Ora che è stato schedato un numero considerevole di immagini, si possono trarre alcune conclusioni, anche se non definitive, riguardanti ulteriori aspetti dell’iconografia
    del santo ed i caratteri della diffusione del culto nel tempo e nello spazio.
    Da un esame in ambito cronologico, si può osservare che molto spesso, nelle immagini
    più antiche, che risalgono al Quattrocento, la mano destra di S. Antonio non regge
    nessuno degli attributi consueti, ma è in atteggiamento benedicente: lo vediamo negli
    affreschi della cappella di S. Lorenzo all’alpe Seccio di Boccioleto in Valsesia, e nella
    canonica e nella chiesa di S. Vito a Piossasco (Torino). Da un estremo temporale a
    quello opposto: si tratta di immagini di fine Ottocento Novecento, più frequenti negli
    ambienti montani e nelle zone agricole, in cui il santo, oltre che dal solito maiale, è
    accompagnato da pecore, cani, galline, mucche, ecc. Gli esempi sono numerosi, e
    vanno dalla stampa nella cappella di Olmo di Gravere in val di Susa, all’affresco sul
    pilone di Forno Sellery di Coazze in val Sangone e alla tela della parrocchia di Moncenisio (Torino). Questo si spiega con le vicende del culto di S. Antonio così come
    si sono sviluppate nel corso dei secoli: infatti, nella religiosità popolare, S. Antonio
    fu considerato prima il patrono dei maiali e poi, per estensione, di tutti gli animali
    domestici, tanto che il 17 gennaio, giorno della sua festa liturgica, erano portati in
    chiesa perché fossero benedetti. Questa usanza è stata ripresa la domenica più vicina
    al 17 gennaio in alcune chiese, come nella precettoria di Ranverso, a S. Antonino e
    a Bussoleno in valle di Susa.
    Riguardo alla natura delle immagini, si è rilevata una maggiore frequenza di affreschi
    negli edifici minori, in genere situati in aree periferiche, rispetto alle tele di grandi
    dimensioni presenti negli edifici parrocchiali. Questo potrebbe costituire lo spunto
    per indagini sulle possibilità economiche delle varie comunità di fedeli, nonché sugli
    artisti a cui i committenti si potevano rivolgere. Gli affreschi sui piloni della zona di
    Paesana (Cuneo), databili tra la fine del Settecento e il Novecento, documentano la
    presenza di pittori itineranti a cui si rivolgevano le famiglie del posto per soddisfare
    un voto o per una grazia ricevuta. Sono quindi pitture d’occasione, molto diverse dalle
    pale d’altare, la cui esecuzione comunità religiose o cittadine affidavano a botteghe
    qualificate e affermate.
    Questi sono solo esempi di studi che possono essere compiuti utilizzando il materiale
    raccolto, che finora è stato catalogato soprattutto dai soci dell’AFOM; tuttavia la
    ricerca è aperta alla collaborazione di chiunque voglia apportare i propri contributi.
    La scheda è scaricabile dal sito internet http://www.santantonioabate.afom.it
    Per ulteriori informazioni si può consultare il sito dell’associazione www.afom.it o
    scrivere all’e-mail info@afom.it
    ASSOCIAZIONI STORICHE
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    Prospettive del progetto: oltre alle continue rilevazioni di dedicazioni a S. Antonio
    Abate occorrerà costruire una serie di “percorsi culturali” da proporre ai visitatori
    del sito per stimolare visite in loco.
    Bibliografia
    FENELLI L., Dall’eremo alla stalla. Storia di Sant’Antonio Abate e del suo culto,
    Roma Bari 2011
    GRISOLI P., S. Antonio di Ranverso, la cultura degli Antoniani (sec. XV-XVIII),
    in SALVATORI A. (a cura di), Spiritualità cultura e ambiente nelle Alpi occidentali,
    Stresa 1998
    RUFFINO I., Storia ospedaliera antoniana. Studi e ricerche sugli antichi ospedali di
    sant’Antonio Abate, Cantalupa 2006.
    Questi sono solo esempi di studi che possono essere compiuti utilizzando il materiale
    raccolto, che finora è stato catalogato soprattutto dai soci dell’Associazione Amici
    della Fondazione Ordine Mauriziano; tuttavia la ricerca è aperta alla collaborazione
    di chiunque voglia apportare il proprio contributo. La scheda è scaricabile dal sito
    internet (http://www.santantonioabate.afom.it).
    Le persone che finora hanno contribuito alla realizzazione delle schede sono: Gianni
    Aimar, Franca Benvenuto, Valter Bonello, Rosanna Carnisio, Paola Codegone, Feliciano Della Mora, Franco Dolza, Rosanna Fenoglio, Marina Fresia, Bruno Giacomino,
    Lia Laterza, Maria Gabriella Longhetti, Giulia Piovano.
    Per ulteriori informazioni si può scrivere all’e-mail info@afom.it.
  • AGGIORNAMENTO
  • L’Associazione continua a portare avanti questo progetto che si ritiene di grande
  • interesse per il pubblico.
  • Ad oggi sono state inserite n. 426 schede sul sito internet www.santantonioabate.afom.it, sempre con una mappatura che riguarda statue, affreschi, tele
  • che abbiano come soggetto Sant’Antonio Abate.
  • Sul sito internet è stata anche creata una sezione relativa alla “Benedizione
  • degli animali”, ossia a tutte quelle manifestazioni dedicate al Santo, organizzate
  • intorno al 17 gennaio, data della sua morte. Sono state al momento inserite 25
  • schede relative a eventi che si svolgono sia in Piemonte che nel resto d’Italia.
  • Anche la mostra di cui abbiamo presentato alcuni pannelli nelle pagine precedenti è diventata itinerante ed è stata esposta in alcune località della Valle
  • di Susa.
  • Il progetto “La diffusione dell’intitolazione di luoghi sacri a Sant’Antonio
  • Abate” ha dato origine ad altri progetti simili, strutturati sempre con uno studio iniziale, una mappatura dei beni artistici, una mostra e un museo virtuale
  • sul sito internet. Ricordiamo in particolare i progetti su Giacomo Jaquerio, su
  • Defendente Ferrari, su Pascale Oddone, sull’Ultima Cena. Informazioni sui
  • vari progetti, e l’indirizzo specifico dei portali, sono visibili sul sito internet
  • dell’associazione www.afom.it.
  • In chiusura desideriamo ricordare Monsignor don Italo Ruffino, socio della
  • nostra associazione e massimo studioso di Sant’Antonio Abate, che ha dato
  • enormi spunti per la conoscenza della figura del Santo e degli Antoniani.

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