L’inserimento degli animali nell’iconografia di Sant’Antonio Abate è avvenuto gradualmente durante il Medioevo,
L’inserimento degli animali nell’iconografia di Sant’Antonio Abate è avvenuto gradualmente durante il Medioevo,


Santino di Sant’Antonio Abate protettore di Ranverso
segnando il passaggio dall’icona bizantina “pura” (geratica) all’iconografia narrativa occidentale.
Ecco le tappe principali della trasformazione:
- Origine (IV – XI secolo): Nelle icone antiche e negli affreschi bizantini, Antonio è raffigurato da solo o con un discepolo. Non ci sono animali. L’attenzione è tutta sulla sua ascesi spirituale e sulla vittoria contro i demoni (che apparivano come mostri, non animali domestici).
- L’arrivo del maialino (XI – XII secolo): L’animale appare quando nasce l’Ordine degli Ospitalieri di Sant’Antonio (Antoniani) in Francia. I monaci curavano l’eritema detto “Fuoco di Sant’Antonio” usando il grasso di maiale. Per questo, il Papa concesse loro il privilegio di allevare maiali liberi nelle città. Il maiale passò quindi dai vicoli alle immagini del Santo come suo attributo distintivo.
- La benedizione degli animali (XVII secolo in poi): La trasformazione definitiva in “protettore degli animali” domestici è ancora più tarda e legata alla cultura popolare contadina. È in questo periodo che l’icona si riempie di mucche, asini e pecore, trasformando l’eremita del deserto in un santo rurale.
In sintesi, la modifica non è avvenuta con una data precisa, ma è legata alla diffusione dell’Ordine degli Antoniani in Europa tra il 1100 e il 1300. Se cerchi un’icona fedele al periodo di Atanasio, dovresti sceglierne una senza animali, dove Antonio tiene solo il bastone a Tau e il Vangelo.
Ti interessa vedere la differenza tra un’icona bizantina originale e un quadro rinascimentale del Santo per notare come cambiano questi simboli?
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