Agosto 27, 2023

Le parole “ista capela” indussero ad attribuire a Jaquerio o alla sua scuola tutti gli affreschi della chiesa e della sacrestia, e a datare la sua presenza a Ranverso attorno al 1430, quando cioè l’artista, morto quasi ottantenne nel1453, aveva superato i sessant’anni. In realtà Giacomo Jaquerio vi avrebbe lavorato fra il 1396 e il 1406 e con la committenza per affrescare, come ha rivelato un documento scoperto.

Le parole “ista capela” indussero ad attribuire a Jaquerio o alla sua scuola tutti gli affreschi della chiesa e della sacrestia, e a datare la sua presenza a Ranverso attorno al 1430, quando cioè l’artista, morto quasi ottantenne nel1453, aveva superato i sessant’anni. In realtà Giacomo Jaquerio vi avrebbe lavorato fra il 1396 e il 1406 e con la committenza per affrescare, come ha rivelato un documento scoperto.

Tutto cominciò con un
ritrovamento
casuale. Nel
1914, durante
restauri comm i s s i o n a t i
dall’Ordine
Mauriziano,
proprietario
del complesso
dal 1776, furono rimossi
gli stalli di un
coro ligneo
seicentesco
addossati alle
pareti dell’abside. Si scoprirono così
parti di affreschi di cui si
era persa memoria e, soprattutto, tornò alla luce
una breve epigrafe in caratteri gotici,
già allora frammentaria per una parziale abrasione, ma facilmente integrabile: (Picta) fuit ista capela p(er)
manu(m) Jacobi Jaqueri de Taurino
(“Questa cappella è stata dipinta dalla
mano di Giacomo Jaquerio di Torino”). Era la prova che si cercava da
tempo, anche se il nome di Jaquerio
era già citato in altre fonti.
Le parole “ista capela” indussero ad
attribuire a Jaquerio o alla sua scuola
tutti gli affreschi della chiesa e della
sacrestia, e a datare la sua presenza a
Ranverso attorno al 1430, quando cioè
l’artista, morto quasi ottantenne nel
1453, aveva superato i sessant’anni.
In realtà Giacomo Jaquerio vi avrebbe lavorato fra il 1396 e il 1406 e con
la committenza per affrescare, come
ha rivelato un documento scoperto
di recente, le pareti attorno all’altare
maggiore e le cappelle di San Biagio,
della Maddalena e della Vergine. Non
si parla, nel documento, degli affreschi della sacrestia o di altre parti della
chiesa, ma nulla esclude che in anni
successivi lo stesso Jaquerio o pittori

del suo atélier siano stati nuovamente
chiamati a Ranverso.
In realtà gli artisti al lavoro sul lato
destro dell’abside furono diversi, e
proprio su questa parete troviamo un
affresco bellissimo, di genuina vena
popolare: due villici tengono legati
per le zampe due irsuti maiali. Li seguono, oltre il profi lo della nicchia,
alcune pecore e una mucca dal manto
fulvo.
La parte superiore è invece dedicata
alle Storie della Vita di Sant’Antonio
Abate, in cui si rivela la mano di un
artista raffinato, autore di una pittura tanto elegante quanto sobria e
veloce.
A Jaquerio erano stati attribuiti in
passato anche gli affreschi della sacrestia. Il piccolo locale è interamente decorato con opere che sono tra le
più note tra quelle del tardo Quattrocento in Piemonte

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