L’Anima Sfrattata di Ranverso: Il Mondo Contadino in Festa Tradisce il Progetto di Don Ruffino.Il patrimonio immateriale dello Stato esiste solo se è vivo, inclusivo e fedele alla sua radice. Il “modello Ruffino”,
L’Anima Sfrattata di Ranverso: Il Mondo Contadino in Festa Tradisce il Progetto di Don Ruffino.Il patrimonio immateriale dello Stato esiste solo se è vivo, inclusivo e fedele alla sua radice. Il “modello Ruffino”,
L’Anima Sfrattata di Ranverso: Il Mondo Contadino in Festa Tradisce il Progetto di Don Ruffino
Il grido d’allarme del Gruppo Storico Amici degli Antoniani per la salvaguardia dello spirito autentico dell’Abbazia
BUTTIGLIERA ALTA (TO) – Il programma ufficiale che presenta la Festa di Sant’Antonio Abate a Ranverso recita: «Il mondo contadino in festa a Ranverso». Dietro questo titolo si nasconde purtroppo il totale distacco dal progetto storico e spirituale impresso dal maestro Don Italo Ruffino, la cui eredità è difesa oggi dal suo allievo riconosciuto, il Professor Ersilio Teifreto.
La celebrazione, inserita nell’Inventario del Patrimonio Immateriale a Roma e nell’Atlante delle Feste Popolari dell’Università di Torino grazie ai dossier storici, rischia di essere svuotata della sua linfa vitale a favore di una gestione prettamente museale e turistica.
I Viali Invasi dai Trattori Inanimati
Il primo profondo strappo con il passato è visibile nei viali del complesso. L’antico ospedale dei monaci del Tau – nato per accogliere gli ultimi e i malati – viene oggi occupato da file di trattori inanimati.
È un monopolio che spegne la spontaneità e l’apertura del rito. Sarebbe bastato un solo mezzo agricolo sul sagrato come nobile simbolo del lavoro della terra. Trasformare i viali in un parcheggio espositivo statico toglie spazio vitale e sbarra il passo a tutte le altre associazioni culturali, storiche e di volontariato della Val di Susa. La festa non appartiene a una sola categoria: la festa è di tutti.
È un monopolio che spegne la spontaneità e l’apertura del rito. Sarebbe bastato un solo mezzo agricolo sul sagrato come nobile simbolo del lavoro della terra. Trasformare i viali in un parcheggio espositivo statico toglie spazio vitale e sbarra il passo a tutte le altre associazioni culturali, storiche e di volontariato della Val di Susa. La festa non appartiene a una sola categoria: la festa è di tutti.
Lo Sfratto del Sacro e il Biglietto per la Preghiera
Il programma attuale sancisce una frattura liturgica dolorosa. La parte devozionale viene liquidata in un’ora scarsa: una Santa Messa alle 11:00 (durante la quale è persino vietato l’ingresso degli animali in Chiesa) e una frettolosa benedizione esterna alle 12:00. Poi il silenzio. Il pomeriggio viene interamente appaltato alle visite guidate commerciali.
È scomparsa la solenne processione pomeridiana di Don Ruffino, con le sue storiche tappe della memoria davanti all’antico Ospedale Antoniano e sul terreno dell’ex cimitero rimosso nel 1846, dove i devoti si fermavano in preghiera per ricordare la carità medievale. Al posto del raccoglimento, è subentrata la logica del biglietto: per varcare la soglia della Chiesa e venerare la Statua di Sant’Antonio sull’altare maggiore nel giorno della sua festa, il fedele deve pagare un ingresso di 5 euro, a cui si aggiunge il supplemento per la guida. L’accesso al Santo è diventato una prestazione a pagamento.
Il Monitoraggio della Scheda Annuale
Questo grido, che segnala come la festa stia diventando un evento statico ed escludente verso la Diocesi e i cittadini, costituirà il nucleo centrale della scheda di monitoraggio annuale che il Professor Teifreto, come referente, invia regolarmente all’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale di Roma e ai ricercatori dell’Università di Torino.
Il patrimonio immateriale dello Stato esiste solo se è vivo, inclusivo e fedele alla sua radice. Il “modello Ruffino”, fatto di porte aperte e preghiere itineranti, non può essere sostituito da una fiera che finisce a mezzogiorno e da un biglietto d’ingresso.
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