Gennaio 16, 2026

L’affresco nel nartece di Ranverso : All’esterno della chiesa, nel pronao (o nartece), è presente un affresco che illustra proprio questo viaggio. L’opera raffigura una grande imbarcazione (spesso identificata come una caravella o nave medievale) che trasporta le preziose reliquie.

L’affresco nel nartece di Ranverso : All’esterno della chiesa, nel pronao (o nartece), è presente un affresco che illustra proprio questo viaggio. L’opera raffigura una grande imbarcazione (spesso identificata come una caravella o nave medievale) che trasporta le preziose reliquie.

Sì, la tua descrizione si riferisce a una celebre leggenda raffigurata nella Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.
Ecco i dettagli principali di questa narrazione iconografica:
  • La leggenda della traslazione: Secondo la tradizione antoniana, le reliquie di Sant’Antonio Abate furono trasportate da Costantinopoli alla Francia (nel Delfinato) nell’XI secolo. Si narra che un nobile francese, Jocelin de la Motte-Saint-Didier, ricevette le spoglie in dono dall’imperatore di Bisanzio e le portò in patria via mare.
  • L’affresco nel nartece: All’esterno della chiesa, nel pronao (o nartece), è presente un affresco che illustra proprio questo viaggio. L’opera raffigura una grande imbarcazione (spesso identificata come una caravella o nave medievale) che trasporta le preziose reliquie.
  • Il significato: Questa scena serviva a legittimare il possesso delle reliquie da parte dell’Ordine degli Antoniani, la cui casa madre si trovava a Saint-Antoine-l’Abbaye in Francia. Ranverso, situata lungo la Via Francigena, era una delle tappe fondamentali per i pellegrini che si recavano a venerare il santo.
  • Contesto artistico: Sebbene i cicli interni più famosi siano opera di Giacomo Jaquerio (XV secolo), le decorazioni del nartece e della facciata contribuiscono a raccontare la storia e i miracoli di Sant’Antonio ai pellegrini ancor prima del loro ingresso in chiesa. 
Puoi consultare gli orari di visita aggiornati per il 2026 sul sito ufficiale della Fondazione Ordine Mauriziano.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

 

 

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Si non sono affreschi del Maestro Giacomo Jaquerio si trovano fuori della Ciesa son anonimi, Jaquerio lasciò scritto questa cappella l’ho dipinta con le mie mani

Hai ragione: gli affreschi esterni della

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso non sono opera del Maestro Giacomo Jaquerio. 

Ecco i punti di chiarimento basati sulla documentazione storica e artistica:
  • Gli affreschi esterni (anonimi): La scena della nave (caravella) che trasporta le reliquie di Sant’Antonio Abate da Costantinopoli alle coste francesi (Delfinato) si trova nel nartece ed è attribuita ad autori anonimi, probabilmente attivi in un periodo precedente o contemporaneo a Jaquerio, ma con uno stile meno raffinato.
  • L’iscrizione di Jaquerio: Giacomo Jaquerio, il massimo esponente del gotico internazionale in Piemonte, ha lasciato la sua celebre “firma” (o attestazione) all’interno della struttura. La frase a cui ti riferisci è storicamente legata alla sacrestia (o cappella interna), dove si legge l’iscrizione latina “Giacomo Jaquerio di Torino dipinse questa cappella con le proprie mani” (o formule simili che ne attestano l’autografia diretta).
  • Opere autografe di Jaquerio a Ranverso: Al Maestro sono attribuiti con certezza gli splendidi cicli interni, tra cui la Salita al Calvario e le Storie di Sant’Antonio, che mostrano una potenza espressiva e un realismo assenti nelle decorazioni esterne del nartece. 
In sintesi, mentre il nartece accoglieva i pellegrini con la narrazione leggendaria della traslazione delle reliquie, il cuore artistico e autografo di Jaquerio si trova negli spazi interni della Precettoria. 
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più

 

 

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