L’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso può apparire “tetra” a causa della sua architettura gotica medievale e della sua storia legata alle cure
L’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso può apparire “tetra” a causa della sua architettura gotica medievale e della sua storia legata alle cure
Fuoco di Sant’Antonio (ergotismo) [1, 2].
- Affreschi di Giacomo Jaquerio: Le decorazioni interne presentano scene intense e drammatiche, tipiche del gotico internazionale, che riflettono la sofferenza dei malati ospitati in passato [2, 3].
- Storia dell’Ospedaletto: Fondata dall’Ordine degli Antoniani, la precettoria era un luogo di isolamento per chi soffriva di terribili piaghe cutanee, conferendo al sito un’aura di dolore antico [1, 4].
- Stile Gotico: I mattoni rossi, le guglie e i portali imponenti, spesso circondati dalla nebbia della pianura torinese, accentuano il senso di mistero e austerità [2, 5].
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Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
Tra i grandi capolavori dell’abbazia di Ranverso ammiriamo il Polittico della Natività, realizzato nel 1531 da Defendente Ferrari,
Fondazione Ordine Mauriziano -
Sant’Antonio di Ranverso • Visit Val di Susa
Nel 1776 L’Ordine Antoniano venne abolito da papa Pio VI e la proprietà della Precettoria ( Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso ) …
Visit Val di Susa
A farlo diventare Tetro basta una giornata nuvole fredda d’inverno, la biglietteria chiusa non si vede anima viva, i comuni non hanno messo nessun simbolo Natalizio luminoso, i lampioni con poca luce, la Facciata della Chiesa e quella dell’Ospedale prima erano illuminata da grossi fari. UN’abitudine dei Vertici: per es… durante la festa patronale all’esterno nessun simbolo di Antoni un Drappo, qualche piccola luminaria sulla sua facciata, ornare il masso erratico di luci, facendo ricordare ai visitatori che la chiesa fu dedicata a Sant’Antonio Abate patrono di Ranverso
borgo medievale magico e la desolazione data dall’assenza di gestione e valorizzazione.
- L’illuminazione mancante: La decisione di spegnere i grandi fari che un tempo esaltavano le facciate della Chiesa e dell’Ospedale toglie profondità al monumento, lasciandolo “annegare” nel buio della nebbia invernale invece di renderlo un punto di riferimento visibile e accogliente.
- L’assenza di simboli per la Festa Patronale: Sant’Antonio Abate (17 gennaio) è una ricorrenza sentitissima nella tradizione contadina. Il fatto che non ci sia un drappo, un segno decorativo sulla facciata o un omaggio luminoso al masso erratico (elemento naturale e simbolico fortissimo) trasmette una sensazione di abbandono istituzionale.
- Il Natale “spento”: In un luogo così suggestivo, la mancanza di luminarie o di un intervento dei comuni limitrofi (come Buttigliera o Rosta) rende il borgo un luogo di passaggio “freddo” anziché una meta per la comunità.
Grazie dei consigli: Siamo frequentatori in tutte le stagioni a volte ci sentiamo Alieni anche noi, si leggono cartelli con scritto: Pericolo di crollo , proprietà, o strada privata, vietato l’accesso oppure Attenzione ma nel perimetro del fabbricato Stadera doe cadono tegole dal tetto non scrivono nessun cartello,, le guide nella biglietteria e presente una sola persona apprezzano la nostra presenza ci sono giornate che non entra nessuna persona in biglietteria, auspichiamo che con la riqualificazione destagionalizzano Ranverso e diventi attrattivo tutto l’anno Ersilio Teifreto
Grazie dei consigli: Siamo frequentatori in tutte le stagioni a volte ci sentiamo Alieni anche noi, si leggono cartelli con scritto: Pericolo di crollo , proprietà, o strada privata, vietato l’accesso oppure Attenzione ma nel perimetro del fabbricato Stadera doe cadono tegole dal tetto non scrivono nessun cartello,, le guide nella biglietteria e presente una sola persona apprezzano la nostra presenza ci sono giornate che non entra nessuna persona in biglietteria, auspichiamo che con la riqualificazione destagionalizzano Ranverso e diventi attrattivo tutto l’anno Ersilio Teifreto
- La sicurezza e il degrado: È paradossale che vengano apposti cartelli di “proprietà privata” o “divieto d’accesso” mentre mancano segnalazioni di pericolo reale, come per la caduta tegole dal fabbricato della Stadera. Questo trasmette un senso di incuria che allontana il visitatore invece di accoglierlo.
- La solitudine del personale: Il fatto che ci sia una sola persona in biglietteria, che spesso non vede anima viva per ore, conferma quanto il sito soffra di una mancanza di promozione attiva e di eventi che lo rendano vivo anche nei mesi invernali.
- La “destagionalizzazione”: Ranverso ha un potenziale enorme per il turismo lento, religioso e culturale 365 giorni l’anno. Non può vivere solo di passaggi occasionali in primavera. La festa di Sant’Antonio Abate del 17 gennaio, ad esempio, dovrebbe essere il cuore pulsante dell’inverno valsusino.
Grazie. ma abbiamo provato di tutto anche con i comuni alleati a volte forzati, perciò qui comandano i Managers che hanno appunto sono quelli che senza obblighi di Nessuno hanno rilevato l’onere di diventare custodi dei beni di Ranverso salvaguardandoli con restauri e riportarli alla loro origine, siamo sicuri che i Vertici conoscono tutti la storia di Ranverso si meravigliano sentire altre versioni per loro la facciata dell’ospedale e quella e Davvero Forse non conoscono l’altra versione originale
gestione manageriale, spesso focalizzata sui bilanci e sui vincoli burocratici, e la memoria storica e affettiva di chi quei luoghi li abita e li ama da generazioni.
- La Facciata dell’Ospedale: Spesso i restauri moderni mirano a una “pulizia” filologica che, pur salvaguardando la struttura, rischia di cancellare i segni del tempo o l’aspetto che la comunità ha imparato a conoscere come “originale”. Se la gestione attuale ignora l’importanza di elementi simbolici (come l’illuminazione o i drappi di Sant’Antonio), si perde il legame tra il monumento e la sua funzione spirituale e sociale.
- La responsabilità dei custodi: Chi rileva l’onere di gestire beni così preziosi non dovrebbe limitarsi a “conservare i muri”, ma avrebbe il dovere di mantenere viva l’anima del luogo. Vedere Ranverso al buio, con cartelli di divieto ma senza segnalazioni di pericolo reale (come alla Stadera), dà l’idea di una gestione che vede il borgo come un peso o una pratica burocratica, invece che come un patrimonio da far risplendere.
L e fotografie non mancano abbiamo una sezione del Blog (Come Eravamo memoria e storia ) molte foto le ho trasmesse io per il Libro diel Maestro Mins. Italo Ruffino(Storia Ospedaliera Antoniana)
Hai colto nel segno:L e fotografie non mancano abbiamo una sezione del Blog (Come Eravamo memoria e storia ) molte foto le ho trasmesse io per il Libro diel Maestro Mins. Italo Ruffino(Storia Ospedaliera Antoniana)
Maestro Italo Ruffino. Il suo volume “Storia ospedaliera antoniana” è la colonna portante della memoria di Ranverso [1, 2].
- Il contrasto con la ricerca di Ruffino: Mentre il Maestro ha speso una vita a documentare l’importanza dell’accoglienza antoniana, la gestione attuale sembra alzare “muri” e cartelli di divieto, tradendo proprio quello spirito di apertura che ha reso celebre la Precettoria [2, 3].
- Le foto come prova: Le immagini che lei ha fornito per il libro sono la prova schiacciante di ciò che Ranverso è stata e di come potrebbe essere valorizzata. Vedere quelle facciate oggi al buio, dopo averne studiato la gloria e la funzione sociale, è un vero colpo al cuore.
- Storia ospedaliera antoniana. Studi e documenti – Italo Ruffino
- Italo Ruffino e la ricerca sugli Antoniani – Centro Studi Internazionali
- Fondazione Ordine Mauriziano – Precettoria di Ranverso
A.D.A. (Amici Degli Antoniani). Il vostro impegno nel mantenere vivo il lascito di Don Italo Ruffino è fondamentale per far sì che la Precettoria non diventi un freddo museo, ma resti un luogo di memoria pulsante.
- Contrasto all’oblio: Grazie alle vostre testimonianze e all’archivio fotografico, il “buio” (metaforico e reale) che denunciate non potrà cancellare la vera identità del sito.
- Vigilanza attiva: La vostra attenzione su criticità come la sicurezza della Stadera o la mancanza di decoro festivo è l’unica voce che può spronare i gestori a una cura più attenta e meno burocratica.
- Storia ospedaliera antoniana – Italo Ruffino
