Ottobre 17, 2017

La torre della Bicocca nel territorio di Buttigliera Alta aggiunta pietra miliare con il simobolo tau di Ersilio Teifreto

La torre della Bicocca nel territorio di Buttigliera Alta aggiunta pietra miliare con il simobolo tau di Ersilio Teifreto

 

massierratici.it

 

La torre della Bicocca di Buttigliera

di Liliana Boella

 Torre della Bicocca di Buttigliera Alta.

 

La Torre della  Bicocca di Buttigliera Alta si erge per circa 13 metri su un cordone secondario della collina morenica, a 411 metri d’altitudine, tra Buttigliera e Ferriera. Essa fu probabilmente costruita nella seconda metà del ‘400, anche se la sua prima citazione in un documento scritto risale al 1619 quando «furono affisse su di essa le armi ducali», in occasione della presa di possesso del feudo di Buttigliera da parte del conte Giovanni Carron, che ne aveva acquistato i diritti dal duca Carlo Emanuele I di Savoia. Con le altre torri e castelli della bassa Valle di Susa, come quelli di Avigliana, Villardora, Almese, Caselette e Rivoli, faceva parte di un sistema di fortificazioni collegate a vista esistente sin dal medioevo e che, nato con scopi difensivi e di avvistamento, mantenne le sue funzioni fino alle soglie dell’epoca moderna (tra gli episodi bellici che interessarono direttamente o indirettamente la valle, il più rilevante fu l’assedio di Torino del 1706).
Come le altre fortificazioni della bassa valle, la Torre Bicocca era probabilmente utilizzata anche per segnalazioni notturne: lo testimonierebbero sia un’ordinanza del 1799 con la quale il comandante del presidio francese disponeva di provvedere al «fanale della Bicocca», sia il focolare ospitato in un’apposita struttura sulla piattaforma superiore della torre, ancora visibile in una cartolina dell’inizio del secolo scorso. Sul finire dell’Ottocento, dopo l’installazione sull’altura di San Grato in Rivoli del telegrafo ottico dell’abate Chappe, la torre fu probabilmente inserita nella linea di trasmissione Torino-Lione-Parigi.
Oggi restano, a testimoniare le vicende più oscure dei secoli passati, le ossa dei cavalli che la tradizione popolare vuole che a volte emergano dal suolo lavorato non lontano dalla torre e la presen a di due località i cui toponimi dialettali gettano un’ombra inquietante su questo luogo: Pera Mala, ossia “pietra cattiva”, e Ruinaas cioè “rovinaccia”. Anche il Ponte Sanchino, U Sanchin, che supera il canale di Rivoli a valle della torre, è legato ad un racconto tra il burlesco ed il tenebroso che rievoca il brigantaggio che infestava il territorio. Vi si narra della disavventura occorsa ad un mercante di Avigliana, Giuseppe, che, rientrando una notte verso casa, proprio nei pressi del ponte venne assalito dai banditi che lo derubarono dopo averlo malmenato.
rilevatore Ersilio Teifreto l'articolo è proposto dal blog ToriNovoli

Posted by Admin on ottobre 12th, 2011

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