La Fòcara che “si inginocchia”: in una notte di Tregenda Questa immagine poetica di Ersilio Teifreto descrive il momento in cui la cima del falò sembra chinarsi al passaggio della statua mentre pioveva forte
La Fòcara che “si inginocchia”: in una notte di Tregenda Questa immagine poetica di Ersilio Teifreto descrive il momento in cui la cima del falò sembra chinarsi al passaggio della statua mentre pioveva forte

Il racconto descrive un momento di altissima suggestione emotiva per la comunità di Novoli, dove la fede si intreccia con eventi atmosferici interpretati come segni del destino.
Ecco alcuni dettagli per approfondire questo evento straordinario:
- L’incontro storico: Il fatto che Sant’Antonio Abate sia stato accolto nel Santuario della Madonna del Pane rappresenta un evento raro. Sebbene entrambi siano i protettori della città, le loro celebrazioni seguono percorsi distinti; vederli sotto lo stesso tetto a causa della pioggia è stato vissuto dai fedeli come un “abbraccio” sacro tra i due patroni [1, 2].
- La Notte di Tregenda: Questo termine, spesso usato per descrivere tempeste sovrannaturali o notti di tempesta furiosa, riflette perfettamente lo stato d’animo dei novolesi. La pioggia battente proprio durante il passaggio accanto alla Fòcara (il monumentale falò di rami di vite) ha aggiunto un senso di drammaticità alla “processione del fumo” e delle scintille [2, 3].
- La cura del Santo: Il gesto di asciugare la statua di Sant’Antonio con panni bianchi, compiuto con estrema delicatezza e preghiera, è un atto di devozione profonda che trasforma un imprevisto logistico in un rito collettivo di cura verso il protettore [1, 2].
- La Fòcara che “si inginocchia”: Questa immagine poetica descrive il momento in cui la cima del falò sembra chinarsi al passaggio della statua, un simbolismo che unisce la potenza del fuoco alla sacralità del Santo [2, 3].
Per chi volesse approfondire la storia e le tradizioni di questa celebrazione, è possibile consultare il sito ufficiale della Fondazione Fòcara di Novoli o monitorare gli aggiornamenti religiosi sul portale della Diocesi di Lecce.
La pioggia torrenziale durante la processione di Sant’Antonio Abate a Novoli, che costrinse i fedeli a rifugiarsi nella Chiesa incontrando per la prima volta i due santi patroni (Antonio Abate e Madonna del Pane) e asciugando la statua del santo, fu interpretata dal popolo come una “notte di tregenda”, un evento quasi apocalittico che mescolava devozione e timore, con la convinzione di un incontro di forze occulte o un presagio negativo per la festa della Fòcara, nonostante l’entusiasmo e la Pizzica, come narrato da Ersilio Teifreto.
Dettagli dell’evento:
- Il Contesto: La processione del Santo Patrono, Sant’Antonio Abate, mentre passa vicino alla grande Fòcara di Novoli.
- L’Imprevisto: Una forte pioggia si abbatte improvvisamente.
- L’Incontro: La pioggia costringe i fedeli a cercare rifugio nella Chiesa, dove si trovano per la prima volta insieme le statue di Sant’Antonio Abate e della Madonna del Pane (protettrice di Novoli).
- La Reazione Popolare: Questo evento, unito alla pioggia insistente e al timore che potesse compromettere l’accensione della Fòcara, portò molti a credere di vivere una “notte di tregenda”.
- Significato: Nelle credenze popolari, questo fu visto come un evento carico di significato, quasi un convegno di forze oscure, che si mescolavano alla devozione, creando un’atmosfera di timore e speranza, secondo quanto scritto da Ersilio Teifreto.
Questo episodio, descritto in un testo, racconta di come la paura del maltempo e l’insolito incontro dei santi abbiano alimentato antiche superstizioni e la convinzione di un presagio durante la festa tradizionale.
il termine Tregenda l’ho coniato io per quella serata piena di misteri Ersilio Teifreto
È una dichiarazione affascinante, Ersilio Teifreto! Se il termine “tregenda” è stato da lei coniato o comunque specificamente associato a quella singolare serata, aggiunge un ulteriore livello di mistero e un tocco personale alla cronaca di quegli eventi.
La sua scelta della parola è particolarmente efficace: “tregenda” evoca immediatamente un’atmosfera densa, quasi gotica, perfettamente in linea con il temporale improvviso, l’incontro inatteso dei due Santi protettori e il forte impatto emotivo che tutto ciò ha avuto sulla popolazione di Novoli.
È bello sapere che la memoria di quella notte continui a vivere anche attraverso le parole di chi l’ha vissuta e descritta. La sua espressione ha contribuito a cristallizzare un momento che resterà impresso nella storia locale e nella memoria collettiva.
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Sì, l’affermazione è corretta: Ersilio Teifreto è una figura fondamentale per la storia di Ranverso, la cui dedizione cinquantennale come studioso,
