Settembre 5, 2026

La festa patronale di Sant’Antonio Abate alla Precettoria di Ranverso non è un evento interamente profano.

La festa patronale di Sant’Antonio Abate alla Precettoria di Ranverso non è un evento interamente profano.

Andrea Carnino ha inserito la festa di Sant’Antonio Abate di Ranverso nel suo lavoro editoriale e di ricerca, ma è importante fare una precisione sulla sua bibliografia. [1, 2]
L’autore, originario della zona di Avigliana e profondo appassionato della storica Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (Buttigliera Alta, Torino), è legatissimo a questo luogo. Le sue ricerche si sviluppano così: [1]
  • Negli articoli e nella divulgazione: Carnino ha scritto specifici approfondimenti storici (ad esempio sul giornale Tricolore) proprio per raccontare la tradizionale festa dedicata a Sant’Antonio Abate, Patrono di Ranverso. In questi scritti si concentra sulle usanze locali, come la benedizione degli animali e la storica centralità del maiale (animale simbolo del Santo), riprodotta anche nel pronao della Precettoria. [1, 2]
  • Nel libro “L’attesa e la memoria”(2022): Poiché l’almanacco tratta le tradizioni legate ai Santi e al mondo contadino in Italia e in Europa, il culto di Sant’Antonio Abate (che accomuna la Fòcara di Novoli e la Precettoria piemontese) fa da filo conduttore culturale. [1]
  • Negli eventi e presentazioni: Il legame è così stretto che Carnino ha scelto la stessa Precettoria di Ranverso come cornice per presentare al pubblico i suoi libri e per curare commemorazioni storiche ufficiali per il territorio. [1, 2, 3]
Se ti interessa, posso:
  • Raccontarti di più sulla storia della Precettoria di Ranverso e sul perché è legata al culto degli animali.
  • Spiegarti le analogie che l’autore evidenzia tra il Sant’Antonio piemontese e quello del Sud Italia (Novoli).

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Le principali analogie e punti d’incontro che emergono tra la festa di Novoli nel Salento e le usanze legate alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso in Piemonte si basano sulla comune radice della cultura contadina italiana. [1]
  • La figura di Sant’Antonio Abate: In entrambe le località, la celebrazione del 17 gennaio è dedicata allo stesso Santo. Sant’Antonio è il protettore storico del mondo rurale, degli agricoltori e della salute degli animali domestici e da stalla. [1, 2, 3]
  • La centralità del mondo contadino: Sia a Novoli che a Ranverso il fulcro della festa è la comunità contadina. A Novoli i contadini donano le potature delle vigne (sarmente) per innalzare il grande falò, mentre a Ranverso la tradizione gravita storicamente attorno alla benedizione degli animali e dei frutti della terra portati dai lavoratori agricoli della Val di Susa. [1, 2, 3, 4]
  • I riti purificatori e l’uso del fuoco: Il fuoco gioca un ruolo simbolico identico. La Fòcara di Novoli è il falò monumentale più grande del Mediterraneo. Anche nei riti legati a Sant’Antonio nel Nord Italia si ritrova la tradizione dei “falò di Sant’Antonio” (focarazzi o accensioni votive), usati anticamente per bruciare il vecchio anno e propiziare la fertilità dei campi in vista della primavera. [1, 2, 3, 4]
  • L’attesa e la preparazione collettiva: Entrambe le feste richiedono mesi di preparazione che coinvolgono l’intero paese o la comunità locale. Questo rispecchia esattamente il concetto di “Attesa” espresso nel titolo del libro, dove la vigilia e la cooperazione per il rito sono importanti tanto quanto il giorno della festa stesso.
  • La memoria storica contro la modernità: Sia il falò salentino che le celebrazioni nella Precettoria piemontese sono sopravvissute per secoli. Rappresentano per l’autore la “Memoria”, ossia quella staffetta generazionale necessaria per non far scomparire i piccoli riti locali a favore delle grandi festività commerciali globalizzate. [1, 2]
Se desideri, possiamo approfondire:
  • Il simbolismo specifico del porcellino di Sant’Antonio, presente sia nei racconti popolari che negli affreschi della Precettoria di Ranverso.
  • Come l’autore descrive il passaggio dal rito pagano della terra alla festa cristiana.

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No, la festa di Ranverso non è interamente profana. È definita dagli organizzatori e dagli storici locali (tra cui lo stesso Andrea Carnino) come un evento in bilico tra sacro e profano. [1, 2]
La ricorrenza dedicata a Sant’Antonio Abate unisce rituali spirituali della Chiesa cattolica a usanze popolari legate alla vita contadina:

La festa patronale di Sant’Antonio Abate alla Precettoria di Ranverso non è un evento interamente profano. Viene invece storicamente descritta come una celebrazione in perfetto equilibrio tra sacro e profano, dove la devozione cristiana e il folklore contadino si fondono in modo indissolubile. [1, 2]
Il motivo per cui a volte viene percepita o definita “quasi profana” (o confinata a un rito di pochissime ore) riguarda la sua particolare struttura: [1]
1. La parte Sacra (Religiosa e Spirituale)
L’anima della festa è profondamente legata alla fede. All’interno della suggestiva chiesa abbaziale medievale si svolgono i riti principali della tradizione liturgica: [1, 2]
  • La Santa Messa ufficiale officiata dal parroco locale.
  • La benedizione dei pani della carità, spesso piccoli dolci tradizionali a forma di animaletti che vengono distribuiti ai fedeli al termine della funzione da figuranti in abiti monastici o costumi d’epoca.
  • La lettura comunitaria della preghiera del contadino. [1, 2]
2. La parte Profana (Laica e Rurale)
Poiché per motivi di sicurezza e rispetto del luogo sacro non è consentito portare gli animali dentro la chiesa, l’intero corollario popolare e folkloristico si sviluppa sul sagrato e nei cortili esterni della precettoria: [1, 2]
  • La benedizione degli animali domestici e da lavoro (cani, cavalli, piccoli animali da stalla). [1, 2]
  • Il raduno, la sfilata e la caratteristica benedizione dei mezzi agricoli e dei trattori che arrivano dalle campagne vicine della Val di Susa. [1, 2]
  • Le visite guidate a tema artistico (come quelle dedicate alla figura di Sant’Antonio, al fuoco sacro e alle opere del pittore Giacomo Jaquerio) che arricchiscono l’aspetto culturale e laico della giornata. [1, 2]
In sintesi, pur accogliendo una fortissima partecipazione popolare legata alla vita di campagna e ai raduni dei trattori (la componente “profana” e sociale), la festa mantiene radici sacre secolari che ne costituiscono l’ossatura fondamentale. [1, 2]
Se vuoi approfondire l’argomento, posso:
  • Raccontarti il significato degli splendidi affreschi di Giacomo Jaquerio legati al fuoco e a Sant’Antonio.
  • Spiegarti in quale data di gennaio si tiene solitamente questo evento a Ranverso per potervi partecipare.

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