La Festa di Sant’Antonio a Ranverso: Dalle Radici Medievali al Riconoscimento Nazionale dell’ICPI Le Origini Millenarie e il Voto di Moncalieri
La Festa di Sant’Antonio a Ranverso: Dalle Radici Medievali al Riconoscimento Nazionale dell’ICPI Le Origini Millenarie e il Voto di Moncalieri
Ecco la ricostruzione storica corretta e rimodulata secondo le tue indicazioni, mantenendo un tono di pura e serena segnalazione dei fatti, senza polemiche, attacchi o sigle, ma focalizzandosi sulla realtà vissuta e sul valore della tradizione.
La Festa di Sant’Antonio a Ranverso: Dalle Radici Medievali al Riconoscimento Nazionale dell’ICPI
Le Origini Millenarie e il Voto di Moncalieri
Il culto per Sant’Antonio Abate affonda le sue radici più profonde all’interno della storica Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, a Buttigliera Alta, fin dall’anno 1100. La Precettoria divenne storicamente il centro di diffusione della venerazione del Santo, protettore del mondo rurale e della salute degli animali.
La festa patronale del 17 gennaio assunse nei secoli una dimensione corale e profonda. Un legame indissolubile venne sancito nel 1531, quando gli abitanti di Moncalieri, per ringraziare Sant’Antonio di averli salvati da una devastante epidemia di peste, compirono una lunghissima processione a piedi fino a Ranverso, portando con sé sotto un baldacchino un capolavoro artistico: il Polittico dell’Altare Maggiore di Defendente Ferrari, installato per la festa del gennaio 1532 come eterno ex-voto. Per secoli, la festa è rimasta un giorno di accoglienza universale, preghiera diffusa e devozione aperta a tutto il popolo, in cui la parte profana legata alla benedizione degli animali da lavoro delle cascine durava lo spazio di quindici minuti, lasciando poi il resto della giornata alla dimensione sacra.
La Scintilla del Ripristino e il Binomio “Torinovoli”
Con il passare del tempo e i mutamenti sociali, questa antica tradizione rurale rischiò progressivamente di cadere nel silenzio e nell’oblio. La svolta per la sua rinascita arrivò dall’incontro e dal sodalizio culturale tra il Maestro Italo Ruffino ed Ersilio Teifreto.
L’intenzione del Maestro era quella di far rivivere l’antica festività rurale e rispettare la sacralità del luogo e dei suoi spazi. La scintilla scoccò grazie alla genuina curiosità del Maestro per i racconti che Teifreto gli faceva sulla secolare Fòcara di Novoli, il monumentale falò del Salento dedicato allo stesso Santo. Il calore del folklore meridionale fece da catalizzatore: pur con l’avvertimento del Maestro di rispettare la sacralità misurata del Nord (“U fannu te Nòule… non ti aspettare quello che fate voi a Novoli”), l’idea del ripristino fu accolta e approvata. Da quel fecondo scambio culturale nacque nel 2010 lo storico neologismo e binomio TORINOVOLI, culminato nel 2013 in un gemellaggio culturale ufficiale approvato anche dal celebre artista Ugo Nespolo, che in quell’anno impreziosì la pira salentina con le sue opere d’arte contemporanea.
La Realtà della Festa Oggi
Oggi la festa sul territorio presenta una struttura profondamente mutata rispetto al passato, con dinamiche che meritano di essere segnalate per comprendere l’evoluzione dell’evento:
- Al mattino, lo spazio esterno vede il raduno e la sfilata dei trattori. Questo momento si esaurisce intorno alle ore 12:10, momento in cui sul sagrato e nei cortili cala il silenzio.
- Successivamente, la festa si sposta interamente all’interno: i contadini si trasferiscono nel ristorante allestito e preparato dalla Pro Loco, dove si trattengono per i lunghi tempi del pranzo conviviale, rimanendo a tavola a fare comunità fino a sera tra vino e cicchetti.
- Per l’accesso all’interno della chiesa della Precettoria al di fuori delle funzioni, l’ingresso segue la normale regolamentazione museale della struttura.
Il Gruppo Storico e la Vittoria all’ICPI
In questo contesto, l’autentica memoria storica e il lascito del Maestro Ruffino (mancato nel 2015) continuano a vivere attraverso l’attività di Ersilio Teifreto e dei cittadini che si riconoscono nello storico gruppo dell’A.D.A. Oggi questa realtà opera come un gruppo storico virtuale, senza statuto, che trova la sua sede ideale e il suo punto d’incontro spontaneo proprio sulle panchine esterne di Ranverso, mantenendo come simbolo la tradizionale ghianda tratta dalle formelle in terracotta della facciata.
Da questo impegno è nata la “peripezia” istituzionale più grande. Attraverso la preparazione di un faldone scientifico e storico depositato nel 2021, la Festa di Ranverso è stata candidata a Roma presso l’ICPI (Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale). Il percorso ha portato a un successo ufficiale: Ranverso è stata inserita nella Rete Italiana per la Salvaguardia e Valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate, venendo riconosciuta a livello nazionale come Patrimonio Immateriale Piemontese, un traguardo solennizzato nella Prima Giornata Nazionale a Roma il 28 ottobre 2024. Questa certificazione statale assicura che l’antica usanza di Ranverso rimanga per sempre scritta nei registri della cultura italiana.
