La Bealera di Rivoli risale ufficialmente al 1310. In quell’anno, i cittadini di Rivoli ottennero dal conte Amedeo V di Savoia la concessione per derivare l’acqua dalla Dora Riparia per scopi irrigui.
La Bealera di Rivoli risale ufficialmente al 1310. In quell’anno, i cittadini di Rivoli ottennero dal conte Amedeo V di Savoia la concessione per derivare l’acqua dalla Dora Riparia per scopi irrigui.




La Commanderie, poi Precettoria di Ranverso (cioè del versante inverso) e la prima a nascere sul suolo italiano. La sua fondazione si fa datare alla seconda metà del 1100 ed è dovuta alla munificenza di Umberto III di Savoia. Situata sullastrategica via Francisca o Francigena, nel tratto compreso tra Rivoli ed Avigliano, la fondazione comprendeva un complesso fortificato con la chiesa, intitolata come sempre al santo, una torre campanaria, un monastero, dei mulini e, nelle immediate vicinanze, un Hospitium Infirmis per i pellegrini e i gli ammalati.
La Bealera di Rivoli risale ufficialmente al 1310. In quell’anno, i cittadini di Rivoli ottennero dal conte Amedeo V di Savoia la concessione per derivare l’acqua dalla Dora Riparia per scopi irrigui. [1, 2, 3]
Ecco i dettagli sulla sua origine e sul percorso storico:
Origine e Deviazione
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- Punto di origine: La bealera ha la sua “presa” (la chiusa di derivazione) sulla sponda destra della Dora Riparia nel territorio di Chiusa San Michele.
- Integrazione idrica: Poco dopo l’origine, riceve anche le acque della Bealera di Sant’Antonino, che ne garantisce la portata anche quando la presa diretta sulla Dora è in secca o in manutenzione. [1, 2, 3]
Il Percorso verso Rivoli
Dall’imbocco in Val Susa, il canale si snoda per circa 25 km attraversando diversi territori prima di raggiungere Rivoli: [1]
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- Sant’Ambrogio e Avigliana: Entra nella piana seguendo un tracciato che costeggia la ferrovia Torino-Modane.
- Buttigliera Alta e Ranverso: Nel territorio di Buttigliera, una deviazione storica porta l’acqua verso il concentrico di Sant’Antonio di Ranverso. Qui l’acqua era fondamentale per i monaci della Precettoria e per i coloni che abitavano il borgo.
- Alpignano e Rosta: Prosegue parallela alla Statale 25 (del Moncenisio) toccando i confini di Rosta e Alpignano.
- Arrivo a Rivoli: Entra infine nel territorio di Rivoli bagnando la zona pianeggiante, dove storicamente alimentava mulini e lanifici prima di essere in parte interrata (come avvenuto a Cascine Vica negli anni ’80) a causa dell’urbanizzazione. [, 2]
La costruzione di quest’opera fu un’impresa eccezionale per l’epoca, poiché permise di trasformare terreni aridi in aree agricole produttive (i famosi “maideti” rivolese) lungo tutto l’anfiteatro morenico. [1]
Desideri maggiori informazioni su un tratto specifico del percorso o sulla storia dei mulini che alimentava?
1. La rete idrica prima del 1310
Prima della grande concessione di Amedeo V del 1310, Ranverso non era certo senz’acqua.
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- Sorgenti locali: Il borgo sfruttava piccole derivazioni locali, risorgive e i riali che scendevano dalla collina morenica (zona di Rivoli/Rosta).
- Il Sangone: In alcuni periodi si tentò di captare acque dal bacino del Sangone, ma con scarsi risultati per la portata irregolare.
- Mulini arcaici: I mulini del 1188 citati da Amedeo III erano probabilmente alimentati da questi piccoli corsi d’acqua o erano mulini “a secco” (meno probabile) o situati più vicino alla Dora.
2. La “Grande Opera” del 1310
La Bealera di Rivoli del 1310 non fu la “nascita” dell’acqua a Ranverso, ma la sua rivoluzione industriale.
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- Portata costante: Con la derivazione dalla Dora a Chiusa San Michele, i Savoia garantirono un flusso d’acqua enorme e costante tutto l’anno.
- Potenziamento: Solo con la Bealera del 1310 il mulino di Ranverso poté diventare un’attività di grandi dimensioni, capace di servire non solo i monaci ma tutto il circondario.
- Il salto di qualità: Passarono da piccoli mulini “di fortuna” a un sistema idraulico che collegava la Valle di Susa a Rivoli.
3. La confusione storica
Spesso nei testi si fa confusione tra:
- Il diritto d’acqua: Esistente già nel XII secolo (Amedeo III).
- L’infrastruttura fisica: La Bealera di Rivoli per come la conosciamo oggi (Amedeo V).
È corretto affermare che Ranverso fu donata (beneficata) dal conte Umberto III di Savoia, ma non fu fondata da lui. Si insediò in un complesso preesistente e, sebbene alcuni studiosi facciano risalire la nascita del nucleo originario a quel periodo (circa 1098), l’atto originale fu una donazione piuttosto che una fondazione ex novo.
- Donazione, non fondazione: Il conte Umberto III di Savoia non “fondò” Ranverso, ma la beneficiò, ovvero ne divenne il benefattore e la donò a un complesso preesistente.
- Contesto storico: La donazione avvenne in un’epoca in cui il conte Umberto III di Savoia ebbe un ruolo di rilievo in quest’area, tra il 1098 e i suoi successivi anni di attività.
- Dibattito accademico: Non tutti gli studiosi concordano sulla data esatta della fondazione di Ranverso, ma l’attribuzione a Umberto III è legata a una donazione e non a una fondazione da zero.
Umberto III di Savoia fu il benefattore della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, la quale fu invece fondata dai monaci Antoniani alla fine del XII secolo. La sua donazione avvenne nel 1188 e fornì la base per l’infrastruttura preesistente su cui i monaci si insediarono.
Ruolo di Umberto III di Savoia
- Donazione: Il conte Umberto III fornì un complesso già esistente.
- Scopo: L’intenzione del conte era quella di fornire un centro di cura per i malati, in particolare per coloro che soffrivano del “fuoco di Sant’Antonio”.
Fondazione degli Antoniani
- Iniziativa: L’iniziativa di fondare la precettoria fu dei monaci Antoniani, un ordine ospedaliero.
- Stabilimento: I monaci si insediarono nel complesso donato dal conte per fondare l’ospedale e il convento.
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