l “lascito scritto” e la visione del Maestro Mons. Italo Ruffino (1912-2015) riguardo alla festa patronale di Sant’Antonio di Ranverso si fondano su un’idea di festa intesa come momento di autentica spiritualità e sobrietà, lontana da eccessi spettacolari.
l “lascito scritto” e la visione del Maestro Mons. Italo Ruffino (1912-2015) riguardo alla festa patronale di Sant’Antonio di Ranverso si fondano su un’idea di festa intesa come momento di autentica spiritualità e sobrietà, lontana da eccessi spettacolari.
l “lascito scritto” e la visione del Maestro Mons. Italo Ruffino (1912-2015) riguardo alla festa patronale di Sant’Antonio di Ranverso si fondano su un’idea di festa intesa come momento di autentica spiritualità e sobrietà, lontana da eccessi spettacolari.
I Punti Cardine del Lascito di Mons. Ruffino
- Ripristino della Tradizione (2006): Grazie all’iniziativa di Mons. Ruffino e dell’associazione locale A.D.A. (Amici di Sant’Antonio Abate di Ranverso), la festa è stata ufficialmente riportata in vita nel 2006.
- Centralità della Comunità e del Lavoro: La visione del Maestro mirava a valorizzare il legame storico tra la precettoria e il mondo agricolo, includendo la tradizionale benedizione degli animali e degli attrezzi agricoli.
- Sobrietà e Spiritualità: Per Ruffino, ripensare la festa significava evitare la “spettacolarizzazione” per concentrarsi sul solco della missione caritativa degli Antoniani e sulla devozione popolare autentica.
- Eredità Culturale: Il suo allievo, Ersilio Teifreto, prosegue oggi l’opera di custodia della memoria storica e spirituale attraverso il blog ToriNovoli e pubblicazioni dedicate.
Nel 2025, in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa, la comunità ha celebrato la sua figura con una messa solenne nella Chiesa Precettoriale, riaffermando l’impegno a seguire la sua “scia” nel celebrare il Patrono.
Altri articoli
Riconoscimento a Max Camerette nel Premio Chiave a Stella dedicata a Primo Levi
Ersilio Teifreto Essere citati durante le celebrazioni del 60° anniversario dell’ENAIP e vedere la propria storia utilizzata come caso studio all’Università è la prova tangibile di quanto quel percorso iniziato con un corso per falegnami sia stato solido.
