Ottobre 17, 2017

Jannis Kounellis descrive la magia ancestrale della Fòcara And Novoli uno spettacolo che lascia il segno negli occhi e nel cuore, nella notte del fuoco Novoli diventa la capitale del Salento

Jannis Kounellis descrive la magia ancestrale della Fòcara And Novoli uno spettacolo che lascia il segno negli occhi e nel cuore, nella notte del fuoco Novoli diventa la capitale del Salento

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16 gennaio 2015

 
 
 

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Jannis Kounellis: "La magia ancestrale della Focàra mi ha stregato: unopera darte"

Jannis Kounellis 

KOUNELLIS e la Fòcara non potevano non incontrarsi un giorno. Fatti l'uno per l'altra.
Elevazione esponenziale dell'arte, quindi. Lui, tutore dell'arte povera, della materia bruta, della scultura viva, invitato dalla Fondazione della Fòcara di Novoli a interagire con una delle più grandi opere artistiche mai concepite, la Fòcara, metafora di una comunità che costruisce un monumento per costruire la Polis tutta. Entrambe, la Fòcara e l'opera di Kounellis, si pongono l'obiettivo di toccare il trascendentale attraverso le cose infinitesimamente piccole della terra, come la legna che brucia. E che arderà da stasera, quando sarà acceso il falò della Fòcara.

Kounellis, come tutti i grandi artisti si distingue per il fatto di essere molto affabile e riflessivo, poco narcisista. L'intervista, è stata fatta grazie a Giacomo Zaza, curatore e direttore artistico del progetto Fòcara di Kounellis, tra le installazioni concepite appositamente dall'artista greco e da Francesco Arena nel palazzo Baronale di Novoli.

A me pare che la Fòcara, al di là degli aspetti trascendentali abbia a che fare con la costruzione della Polis. Qual è il grado di integrazione di un artista con un'opera collettiva?
"La Fòcara è bellissima, c'è questa costruzione enorme, sembra una cosa monolitica. È molto imponente. Prende la piazza, si vede da lontano e la gente vi gira attorno. Bisogna capire che il falò non è semplicemente un fuoco. Noi gli diamo un abito cristiano perché è dedicato a Sant'Antonio ma ha una provenienza antichissima, sin dai tempi del paganesimo. Questa è la storia di questo Falò. Per questo l'intervento dell'artista non può avere semplicemente un ruolo decorativo, non è di mettere una cosa che è un decoro a questo fuoco. Perché il fuoco è tutto. Non ha bisogno di nient'altro".

Quale è la cosa che lei ha in comune con i costruttori della Fòcara?
"L'artista e il costruttore sono delle entità antiche. Non c'è una differenza tra la Fòcara e l'artista. Perciò la decorazione tradisce. In realtà c'è un comune esistenza in questo fuoco. Non c'è una contraddizione. Come artista ho sentito la necessità di intervenire all'interno. C'è questa croce alla base fatta di pietre e da lì parte una spina dorsale di pietre legate con una corda che sottolinea la verticale. Il resto, sono queste travi che entrano appuntite dentro tutto il perimetro".

Ma cosa che è può affascinare un artista di arte contemporanea nella Fòcara, che può sembrare un retaggio culturale del passato?
"Magari uno che fa pop art non sarebbe venuto. Mentre io non ho mai fatto pop art. Io amo Roma antichissima, perché tutte le strade mi rievocano un'altra cosa".

Qual è il ruolo di un laico di fronte a un'opera come la Fòcara, così profondamente imbevuta di riferimenti religiosi?
"Laicos in greco vuol dire "popolare". Il popolo è una cultura fatta di sovrapposizioni. La mente ha una memoria di tutto e la memoria fa parte dell'essenza di essere laico. Bisogna capire che cosa è la figura enigmatica di Cristo. E' qualcosa di costruito perfettamente, con i tagli dentro al corpo. E' sempre una figura, anche nelle chiese protestanti dove le figure non ci sono. Da vecchi umanisti, dove c'è quella figura, c'è una indiscussa realtà".

Lei, benché sia nato in Grecia, ci tiene a sottolineare sempre che ha da decenni la nazionalità italiana. Come vive l'impoverimento della cultura e dell'arte nella sua patria di adozione?
"Sepensiamoalcinema, alla Terra Tremadi Visconti, Rossellini in Roma Città Aperta, segnano l'inizio del pensare e l'inizio del non pensare. Roma città aperta è un'aquila con due teste. Una porta alla coscienza, che sposa il dramma, nella sua antichità profonda. Ma, anche per reazione, l'altra porta anche alla cosa contraria, di non pensarci più. Poi vengono altre generazioni e ci ripensano. Si pensa, si dimentica. E' anche la meraviglia dell'Italia, in una Costituzione che è continuamente precaria. Questa è la realtà e bisogna accettarla anche in un momento di cosiddetta globalizzazione. Bisogna accettare quella realtà per leggere il mondo".

Sì ma a Bari lei è stato un po' vittima di una sorta negligenza nei confronti dell'arte, che forse è figlia un po' di questi tempi. Come si sta evolvendo la situazione a Bari, dove le sue opere hanno sofferto non poco?
"Silvio Maselli e Maurizio Brugnati ci stanno aiutando a superare l'impasse e dovremo presto trovare una nuova piazza che accolga l'opera".

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