Maggio 31, 2022

In relazione a Ventimiglia sono illuminanti le testimonianze di Gerolamo Rossi, il quale, citando il Gioffredo ed un’opera agiografica, il Compendium Antonianae Historiae, dà ampio spazio alla vicenda leggendaria dell’origine ventimigliese del santo Antonio Abate .

In relazione a Ventimiglia sono illuminanti le testimonianze di Gerolamo Rossi, il quale, citando il Gioffredo ed un’opera agiografica, il Compendium Antonianae Historiae, dà ampio spazio alla vicenda leggendaria dell’origine ventimigliese del santo Antonio Abate .

Informazioni bibliografiche

QR code for Antonianae historiae compendium ex variis iisdemque gravissimis ecclesiasticis scriptoribus
TitoloAntonianae historiae compendium ex variis iisdemque gravissimis ecclesiasticis scriptoribus: necnon rerum gestarum monumentis collectum …
AutoreAymar Falcoz
EditoreT. Payen, 1534
Lunghezza232 pagine

La popolarità del Santo è tale che è difficile separare la leggenda dalla realtà.
Non è neppure mancato l’inserimento della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, cosa che ha ravvivato la devozione tardomedievale.
In relazione a Ventimiglia sono illuminanti le testimonianze di Gerolamo Rossi, il quale, citando il Gioffredo ed un’opera agiografica, il Compendium Antonianae Historiae, dà ampio spazio alla vicenda leggendaria dell’origine ventimigliese del santo.
Secondo la pia tradizione, infatti, il padre di Antonio, un alessandrino di nome Beabasso, sarebbe giunto a Ventimiglia per motivi commerciali nel 253 (secondo la cronologia ufficiale i limiti della vita del santo sarebbero tra il 250 ed il 17 gennaio del 356). Qui avrebbe sposato una ventimigliese, di nome Guitta, Gietta o Ghitta. Unione dalla quale sarebbe nato Antonio. Già qui ci sono incoerenze, per il nome germanico della madre. E si tenga conto che la santità di Antonio è legata invece all’eremitaggio orientale, solitario.
Sempre secondo la leggenda, la madre ventimigliese sarebbe stata di nobili origini. I conti di Ventimiglia sostenevano di appartenere alla discendenza del santo. Il Rossi cita i pellegrinaggi di alcuni Ventimiglia a Vienne nel Delfinato, ove si conservano le reliquie del santo. Lo stesso Rossi, in un altro scritto inedito, che comunque ha fornito materia alle pubblicazioni, ricorda la presenza della presunta culla del santo nel castello di Ventimiglia, preziosissima reliquia. La memoria devozionale rimane anche dopo che I Ventimiglia lasciano la città, tanto che la comunità può portare in processione il baldacchino sopra le reliquie del santo, diritto che spetta ai Ventimigliesi eventualmente presenti a Vienne.

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