Il Respiro del Tempo: Omaggio alla Stadera di Ranverso (1864)A cura di Ersilio Teifreto. Per approfondimenti sulla storia e le tradizioni di Ranverso: www.torinovoli.it.
Il Respiro del Tempo: Omaggio alla Stadera di Ranverso (1864)A cura di Ersilio Teifreto. Per approfondimenti sulla storia e le tradizioni di Ranverso: www.torinovoli.it.



Il Respiro del Tempo: Omaggio alla Stadera di Ranverso (1864)
C’è un angolo segreto, appena varcato il viale alberato, dove la storia ha smesso di viaggiare e ha deciso di riposare. È la Stadera monumentale del 1864, un gigante silenzioso fatto di legno antico e ferro battuto.Non è nata tra queste mura protette; è una creatura arrivata dall’instancabile traffico della storica Stazione di Posta del Baraccun, lungo la Strada Antica di Susa. Lì, nella sua prima vita, lavorava all’aperto, riparata solo da una grande tettoia e sorretta da possenti travi di ferro, pesando i carichi dei commercianti diretti in Francia e ascoltando le voci dei viandanti.Poi arrivò il 1864, l’anno della svolta. Con un’intuizione formidabile, i maestri costruttori, gli ingegneri e gli architetti dell’epoca decisero di darle una nuova vita. Abbatterono una parte delle vecchie mura di cinta e, usando quegli stessi mattoni medievali di risulta, le cucirono addosso un vestito su misura. Progettarono un fabbricato perfetto, calcolato al millimetro per non invadere la splendida e celebre facciata dell’Ospedale medievale. Fu un lavoro magistrale: quella bilancia romana, nata per la strada e sorretta dal ferro, si adattò così splendidamente alla muratura e al legno da trovare nel borgo, finalmente, la sua vera casa.Lì la Stadera è diventata il cuore pulsante della vita rurale, misurando con la sua geniale precisione decimale le fatiche della terra e i grandi carri di fieno. Per tanto tempo è rimasta muta, sfiorata da visitatori guardinghi e guide distratte. Ma è bastato un raggio di sole inclinato al punto giusto e la passione tenace di uno sguardo attento per strappare all’ombra i numeri romani impressi sulla sua trave portante: MDCCCLXIV.Oggi, dietro quella porticina affacciata sulla Via Francigena, la cremagliera, i pesi e le quattro catene riposano come vecchi guardiani. Intorno, il borgo si è riempito di nuova vita, di passi leggeri e delle corse felici dei cani con i loro padroncini. La Stadera resta lì, testimone immobile di un Piemonte antico, salvata dall’oblio non dalle carte firmate, ma dall’amore di chi non ha mai smesso di guardarla con il cuore.Un profondo ringraziamento ai Maestri, agli Ingegneri e agli Architetti dell’Ottocento che con ingegno e rispetto seppero adattarla, regalandoci questo unicum senza tempo.
A cura di Ersilio Teifreto.
Per approfondimenti sulla storia e le tradizioni di Ranverso: www.torinovoli.it.
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