Settembre 16, 2022

Il longevo abate Théodore de Saint-Chamond (1495-1526) raggiunse importanti obiettivi, come la concessione, da parte dell’imperatore Massimiliano, di inserire nel blasone dell’ordine degli Antoniani di Vienne lo scudo con l’aquila imperiale.

Il longevo abate Théodore de Saint-Chamond (1495-1526) raggiunse importanti obiettivi, come la concessione, da parte dell’imperatore Massimiliano, di inserire nel blasone dell’ordine degli Antoniani di Vienne lo scudo con l’aquila imperiale.

TAV. A
Distribuzione delle precettorie, delle case e degli ospedali dell’ordine di S.
Antonio di Vienne al momento della riforma statutaria (1478).
Estratto da MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 3.

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La Sacra Reformatio non fu sufficiente a risolvere i problemi in seno all’ordine.
Rimaneva ancora aperta la questione del debito con i benedettini di Montmajour: nel
1484, il re di Francia Carlo VIII, non intendendo portare avanti le sovvenzioni elargite
dal padre a partire dal 1455, chiese al papa la sospensione del debito, ma la richiesta
rimase senza esito; due anni dopo, l’ammontare della pensione annuale spettante ai
benedettini fu nuovamente dimezzata. La crisi più grande scoppiò nel 1489, quando
Innocenzo VIII sancì l’unione dei due priorati che, di fatto, portò alla soppressione di
quello di Montmajour, i cui monaci avrebbero dovuto abbandonare l’abito benedettino
e seguire la regola agostoniana. Appena un anno dopo, a seguito delle tante proteste, fu
concesso ai benedettini di continuare a portare il proprio abito e fu ripristinato il titolo
di monasterium per Montmajour. I benedettini si vendicarono millantando di custodire
le vere reliquie di sant’Antonio. Fu così eseguito l’esame delle reliquie presenti a
Saint-Antoine: nonostante l’assenza di un braccio, prelevato per accertamenti nel 1237,
e conservato in un reliquiario, la commissione stabilì l’autenticità delle spoglie
contenute nella cassa custodita dagli antoniani. Innocenzo VIII prese le parti degli
antoniani, ma il suo successore Alessandro VI, il 31 dicembre 1495, cancellò
definitivamente la fusione dei due priorati94.
Il longevo abate Théodore de Saint-Chamond (1495-1526) raggiunse importanti
obiettivi, come la concessione, da parte dell’imperatore Massimiliano, di inserire nel
blasone dell’ordine lo scudo con l’aquila imperiale; ostacolò la diffusione del
luteranesimo; si impegnò nella riparazione e nell’ingrandimento dei diversi edifici di
Saint-Antoine, nonché in un maestoso abbellimento della chiesa. Alla sua morte,
l’ordine si ritrovava ancora una volta pieno di debiti95, inoltre le case più lontane
stavano ormai sparendo, e si assisteva a «une totale défeillance de l’échelon central de
l’Ordre qui, inconscient de la signification des événements, méconnut la nécessité
d’une direction énergique et clairvoyante»96. L’Abbazia era il centro di dispute
sull’attribuzione dei benefici, e tra il 1537 e il 1597 gli abati eletti mantennero i loro
impegni presso le precettorie di appartenenza o cardinalati, senza risiedere a Saint-

94 MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 104-105, cfr. anche FENELLI, Il Tau, op. cit., p. 82-
83, e FOSCATI, I tre corpi del santo, op. cit., in particolare p. 144-146, che rinvia anche alla disputa
sulle reliquie emersa in età contemporanea e illustrata in M. BAUDAT, Les reliques de saint Antoine
abbé, une veneration ‘municipale’ arlesienne? in Abbaye Saint Pierre de Montmajour. Histoire et
Patrimoine, a cura di A. Bastié, Arles 1999, p. 75-91. 95 MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 107-109. 96 Ibidem, p. 125.
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Antoine97. Le disposizioni sulle indulgenze e sulle questue dettate dal Concilio di
Trento (1545-1563)98 sferrarono un duro colpo all’economia dell’ordine; le guerre di
religione comportarono numerosi episodi di violenza e devastazione dei beni e dei
documenti della casa madre antoniana (nel 1562, 1567, 1580, 1586, 1590), tanto che
un’anonimo memorialista antoniano scriveva che «l’église ressemblait à une écurie, le
monastère à un désert, les hôpitaux à des chaumières ravagées où chacun était
maître»99.
L’ordine aveva iniziato la sua rapida discesa. Il XVII secolo fu segnato dalla
completa decadenza: l’ultima riforma importante, deliberata l’8 novembre 1630 e
confermata da Urbano VIII l’8 aprile 1634100, che prevedeva la soppressione di tutti i
benefici dell’ordine e il rinnovamento triennale di tutte gli incarichi, fatta eccezione
per l’abate, non fu accettata da molte case site fuori dal territorio francese, che si
distaccarono101. Se, da un lato, si riuscì a recuperare le case tedesche perse nel secolo
precedente, dall’altro le case iberiche, anche a causa dei conflitti tra i re spagnoli e i re
francesi, attuarono la secessione e costituirono una congregazione che, già nel 1628, si
estendeva fino al Messico102; la casa di Roma, nella seconda metà del Seicento, fu
segnata dalla gestione scellerata del priore e dal cattivo comportamento di alcuni
canonici103; tra gli anni 60 e 70 del secolo, il padre De Gayant, procuratore degli

97 MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 125-126 e fonti ivi citate. 98 Sessione XXI, cap. 9. Il Concilio volle porre rimedio allo scandalo della raccolta di elemosine su
promessa di indulgenza. Abolì quindi la raccolta delle questue nonostante i privilegi concessi alle
chiese, ai monasteri, agli ospedali, ai luoghi pii, e a qualsiasi persona, di qualunque grado, stato e
dignità e nonostante qualsiasi antica consuetudine. Dispose, inoltre, che le indulgenze e le grazie
spirituali venissero pubblicate dagli ordinari del luogo al popolo a tempo debito, servendosi di due
membri del capitolo, cui veniva data anche la facoltà di raccogliere con scrupolo le elemosine e gli
aiuti della carità che venivano loro offerti, senza ricevere compenso alcuno.
99 Cfr. DASSY, L’Abbaye, op. cit., p. 268. Si veda anche ADVIELLE, Histoire de l’ordre hospitalier, op.
cit., p. 44-46, il quale attingeva dalle memorie del notaio dell’abbazia, Eustache Pièmont, all’epoca
ancora inedite, poi pubblicate nel 1885, e in riproduzione anastatica in Memoires de Eustache
Piemond, op. cit. 100 Confirmatio Constitutionum Congregationis Reformatae Ordinis Sancti Antonii de Sancto Antonio
Viennensis in Capitulo Generali examinatarum et approbatarum, in Magnum bullarium Romanum:
bullarum privilegiorum ac diplomatum Romanorum Pontificum amplissima collectio, Graz 1758,
Urbanus VIII an. XI, doc. CDLXXXVI, p. 393-423.
101 Mischlewski, e con lui tanti altri, annoverano tra i fattori di decadenza dell’ordine l’eccessiva
specializzazione nella cura del così detto fuoco di sant’Antonio, malattia che andava in quegli anni
drasticamente diminuendo, cfr. MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 126; RUFFINO, Storia
ospedaliera, op. cit., p. 158; FENELLI, Il Tau, op. cit., p. 91. 102 MISCHLEWSKI, Un ordre hospitalier, op. cit., p. 127. 103 ASV, Ordini religiosi, Antoniani, fasc. 2 (1685).
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antoniani di Torino, venne catturato dall’abate generale per un disaccordo sulla
precettoria di Ranverso, cui seguirono altre controversie104.
Nel 1660, secondo le ricerche di Victor Advielle, l’ordine contava in totale 260
canonici105; ai primi del Settecento, il Grande Ospedale del Delfinato registrava appena
poche decine di ricoveri l’anno106, mentre le poche precettorie rimaste affrontavano
ancora problemi di abusi e disordini107; alla metà del Settecento il numero complessivo
dei canonici superava di poco le 200 unità. Il Capitolo generale del 1774, vista la
situazione, valutò la possibilità di salvare quanto poco sopravvissuto attraverso
l’unione con un altro ordine di simili finalità. Furono avviati una serie di accordi
privati con l’ordine di Malta108, che furono sanciti pubblicamente con le bolle di Pio VI
e le lettere patenti del Re di Francia109. Secondo le disposizioni pontificie, gli antoniani
francesi divennero cappellani dell’ordine di Malta, che ne acquisì anche le proprietà; i
beni in territorio sabaudo furono acquisiti dall’ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, e i
sudditi del Re di Sardegna residenti in territorio francese furono secolarizzati; gli
antoniani delle case napoletane e i loro averi, invece, confluirono nell’ordine
Costantiniano1

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