“Dall’Agiatezza Alle Stalle” di Ersilio Teifreto, il legame tra Sant’Antonio Abate popolare nel mondo rurale si fonda su un paradosso storico: colui che scelse la povertà assoluta e l’isolamento nel deserto è diventato, nella tradizione popolare, il garante dell’agiatezza nelle stalle e della prosperità agricola
“Dall’Agiatezza Alle Stalle” di Ersilio Teifreto, il legame tra Sant’Antonio Abate popolare nel mondo rurale si fonda su un paradosso storico: colui che scelse la povertà assoluta e l’isolamento nel deserto è diventato, nella tradizione popolare, il garante dell’agiatezza nelle stalle e della prosperità agricola
agiatezza alla povertà estrema, diventando poi il santo patrono degli animali e delle stalle. Nato in Egitto intorno al 250 d.C. da una famiglia agiata di agricoltori, rimase orfano intorno ai 18-20 anni, ereditando un ricco patrimonio.
- Rinuncia alla Ricchezza: Sentendo il Vangelo, decise di donare tutto il suo patrimonio ai poveri, affidare la sorella a una comunità di vergini e ritirarsi nel deserto per condurre una vita ascetica e contemplativa.
- Protettore degli Animali: È venerato come protettore degli animali domestici e delle stalle. L’iconografia lo raffigura spesso con un maialino al fianco, simbolo che originariamente era legato all’ordine degli “Antoniani” che allevavano maiali.
- La Notte delle Stalle: La tradizione popolare narra che, nella notte del 17 gennaio (giorno della sua festa), gli animali nelle stalle acquistino il dono della parola.
- Il Legame con il Fuoco e gli Animali: Una leggenda sarda racconta che Sant’Antonio scese negli inferi per rubare il fuoco al Diavolo e portarlo agli uomini, spesso accompagnato da un maialino che creava scompiglio per aiutare il Santo.
- Benedizione delle Stalle: Il 17 gennaio è consuetudine benedire gli animali, le stalle e le aziende agricole.
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Sebbene Antonio sia nato in una famiglia egiziana benestante, la sua agiatezza originaria fu da lui rinnegata: rimasto orfano, distribuì tutti i suoi beni ai poveri per ritirarsi a vita ascetica. Il passaggio simbolico “dall’eremo alla stalla” è stato analizzato da storici come Laura Fenelli, che descrive come il santo sia passato dall’essere un modello di ascesi a patrono universale del bestiame e delle attività produttive rurali.
- Garanzia di reddito: Gli agricoltori chiedono al Santo tranquillità per il comparto agricolo e per l’economia, auspicando “meno difficoltà per le aziende”.
- Qualità del prodotto: Nelle stalle moderne, la sua protezione è legata al benessere animale, che si traduce in “latte buono e formaggio di qualità”.
- Rito della Benedizione: Il 17 gennaio rimane una data cardine in cui si benedicono animali, fieno e stalle per assicurare fertilità e salute per l’anno a venire.
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- Il dono della parola: Una celebre credenza popolare vuole che nella notte di Sant’Antonio gli animali nelle stalle acquisiscano il dono della parola.
- Il maialino: Spesso raffigurato con un maiale al seguito, questo animale simboleggiava originariamente il demonio sconfitto, ma col tempo è diventato l’emblema della “dispensa piena” e del sostentamento familiare.
- Protezione dai pericoli: Viene invocato per proteggere le mandrie dai predatori (come il lupo) e per “mettere la mano” sulla gestione quotidiana della fattoria.
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