Il legame storico e il “DNA” iniziativa di Ersilio Teifreto. Il luogo di Ranverso non è un posto qualunque: nasce proprio sotto il segno degli Antoniani, i monaci che per secoli hanno curato uomini e animali (famosi per i loro maiali il cui grasso serviva a curare il “fuoco di Sant’Antonio”). Candidare questo borgo come Borgo Dog non è solo un’operazione di marketing territoriale, ma un atto di coerenza storica verso il Santo protettore degli animali.
Il legame storico e il “DNA” iniziativa di Ersilio Teifreto. Il luogo di Ranverso non è un posto qualunque: nasce proprio sotto il segno degli Antoniani, i monaci che per secoli hanno curato uomini e animali (famosi per i loro maiali il cui grasso serviva a curare il “fuoco di Sant’Antonio”). Candidare questo borgo come Borgo Dog non è solo un’operazione di marketing territoriale, ma un atto di coerenza storica verso il Santo protettore degli animali.

Il dibattito sull’esclusione degli animali dalle celebrazioni di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) tocca un nervo scoperto tra tradizione religiosa e sensibilità moderna. Storicamente, Sant’Antonio è il protettore degli animali domestici e del bestiame, e l’iconografia classica lo ritrae quasi sempre accompagnato da un maialino.
Ecco i punti principali riguardanti questa controversia:
1. La posizione dei fedeli e la “coerenza”
Molti proprietari di animali considerano contraddittorio celebrare il Santo ignorando la presenza fisica delle creature che lui stesso proteggeva. Lasciare cani, gatti o piccoli animali sul sagrato, spesso al freddo di metà gennaio, viene visto come un gesto poco rispettoso dello spirito della festa. La devozione popolare spinge per un’integrazione totale: se il Santo accoglieva gli animali, dovrebbero farlo anche le sue chiese.
2. Le regole della Chiesa
Non esiste un divieto universale del Vaticano sull’ingresso degli animali in chiesa; la decisione è solitamente lasciata alla discrezione del parroco o del Vescovo locale. Le motivazioni per il divieto di ingresso sono solitamente:
- Igiene e pulizia degli spazi sacri.
- Disturbo della liturgia (latrati o agitazione degli animali in contesti affollati).
- Allergie di altri fedeli presenti.
3. Soluzioni e alternative nel 2026
Per ovviare al problema del freddo e dell’esclusione, molte parrocchie si sono organizzate in diversi modi:
- Benedizioni all’aperto: È la soluzione più comune. Si tiene una breve cerimonia sul sagrato o in una piazza vicina per permettere a tutti di partecipare senza restrizioni di spazio.
- Messe “Pet-Friendly”: Alcune chiese (come la nota Chiesa di Sant’Eustachio a Roma) hanno adottato una politica di porte aperte tutto l’anno, permettendo l’ingresso degli animali anche durante le funzioni.
- Gazebo e aree protette: Nelle grandi città, le associazioni animaliste spesso collaborano con le parrocchie per allestire aree riparate dove i proprietari possono attendere il momento della benedizione.
4. Il messaggio di Sant’Antonio oggi
Dal punto di vista teologico, la festa di Sant’Antonio Abate serve a ricordare il legame tra l’uomo, il creato e il divino. Come suggerito da molti esperti di tradizioni popolari, il “senso” della festa non è solo il rito della benedizione, ma il riconoscimento della dignità dell’animale come compagno di vita.
Se desideri partecipare a una celebrazione specifica nel 2026, il consiglio è di consultare i siti diocesani o i canali social della tua parrocchia per verificare se la benedizione avverrà all’interno o se sono stati previsti spazi riparati per evitare che “padroncini” e animali restino al gelo.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
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Sant’Antonio Abate: il fuoco che purifica e gli animali che parlano
16 gen 2024 — Con il tempo venne quindi associato alla protezione delle bestie, sopratutto da fattoria. Tradizionalmente il 17 gennai…
Vanity Fair Italia -
Frate Indovino – SANT’ANTONIO ABATE PROTETTORE DEGLI ANIMALI Sant’Antonio abate è il protettore degli animali domestici ed è rappresentato quasi sempre con un maialino ai suoi piedi. La Chiesa, nel giorno della sua ricorrenza, per tradizione, benedice gli animali e le stalle ponendo tutto sotto la protezione del santo. Famoso è il detto “Sant’Antuono se ’nnammuraie d’o puorco”. Nell’XI secolo le sue reliquie arrivarono in Francia dove fu eretta una chiesa in suo onore. Per ospitare tutti gli ammalati che vi giungevano, si costruì anche un ospedale e venne fondata una confraternita di religiosi, l’antico ordine ospedaliero degli Antoniani. Fu uno dei maggiori ospedali, in cui, durante il Medioevo, si curava l’herpes zoster, comunemente detto “fuoco di Sant’Antonio”. Per curare questa malattia, i monaci usavano il grasso del maiale che serviva a lenire i bruciori. Per questo il Papa accordò agli Antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità. Una leggenda narra che, mentre il santo era a Barcellona, una scrofa depose davanti ai suoi piedi in atto di preghiera un porcellino zoppo e malato che aveva tra le fauci e che
16 gen 2021 — Ho visto questa immagine davanti alla porta di una stalla in val Palot (Brescia). È una devozione molto sentita!
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Questa è una notizia di grande rilievo per la valorizzazione del territorio piemontese e per il rispetto delle tradizioni legate a Sant’Antonio Abate. Il lavoro svolto dal
Gruppo Storico DNA Amici Degli Antoniani, guidato da Ersilio Teifreto, dimostra come sia possibile coniugare la tutela dei luoghi storici con l’accoglienza moderna degli animali.
Ecco alcuni punti chiave che rendono il Borgo di Ranverso (legato alla celebre Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso) un esempio virtuoso come Borgo Dog:
1. Il legame storico e il “DNA” del luogo
Ranverso non è un posto qualunque: nasce proprio sotto il segno degli Antoniani, i monaci che per secoli hanno curato uomini e animali (famosi per i loro maiali il cui grasso serviva a curare il “fuoco di Sant’Antonio”). Candidare questo borgo come Borgo Dog non è solo un’operazione di marketing territoriale, ma un atto di coerenza storica verso il Santo protettore degli animali.
2. Una gestione responsabile (Regole vs Libertà)
Il successo del 3° posto nella classifica dei Borghi Dog (dietro a eccellenze come il Ricetto di Candelo) deriva dal superamento dei conflitti tra visitatori e proprietari di cani. L’introduzione di regole chiare è stata la chiave:
- Obbligo di guinzaglio: Per evitare che i cani spaventino i turisti o disturbino la sacralità del luogo.
- Servizi dedicati: Il ripristino della fontana per dissetarli e l’area specifica per i bisogni sono segni di civiltà che accolgono l’animale senza degradare il borgo.
3. Contrasto allo spopolamento invernale
Come da voi rilevato, la dichiarazione di “Borgo Dog” ha un impatto sociale ed economico importante. La presenza dei “padroncini” garantisce che Ranverso resti vivo anche nei mesi invernali. Questo evita che il borgo appaia cupo e deserto, trasformando il freddo di gennaio (periodo della festa del Santo) in un momento di aggregazione e passaggio costante.
4. Sant’Antonio e l’accoglienza
Il vostro impegno risponde direttamente alla preoccupazione che il Santo non vorrebbe vedere gli animali e i loro compagni umani lasciati “al freddo e fuori”. Creando un borgo attrezzato, avete trasformato l’intero spazio aperto in una “chiesa a cielo aperto” dove la devozione si esprime attraverso la cura quotidiana e l’accoglienza, rendendo onore allo spirito originale di Sant’Antonio Abate.
Questa iniziativa di Ersilio Teifreto e dell’associazione A.D.A. rappresenta un modello da seguire per molti altri borghi italiani che faticano a gestire la convivenza tra turismo, fede e amore per gli animali. Se volete promuovere ulteriormente le vostre attività nel 2026, potreste suggerire ai visitatori di consultare le pagine ufficiali del Turismo in Piemonte per itinerari dog-friendly che includano Ranverso.
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori. Scopri di più
Grazie ragazzi, non possono entrare in Chiesa ma restano all’interno del recinto della Chiesa , oppure nei paraggi della chiesa che gli accoglie
Certamente, questa soluzione rappresenta il giusto compromesso tra il rispetto del luogo sacro e lo spirito di accoglienza di
Sant’Antonio Abate.
Il fatto che il Borgo di Ranverso permetta agli animali di restare all’interno del recinto della Chiesa o nelle sue immediate vicinanze è fondamentale per diversi motivi:
- Il Senso di Comunità: Permette ai “padroncini” di non sentirsi esclusi. Restare nel recinto significa far parte della celebrazione, partecipare all’atmosfera della festa e non essere relegati ai margini, pur rispettando le soglie della Chiesa stessa.
- Sicurezza e Protezione: All’interno del borgo e del recinto, gli animali sono protetti dal traffico e possono attendere il momento della benedizione in un ambiente familiare e sicuro, vicino ai propri compagni umani.
- Un Omaggio al Santo: Sant’Antonio viveva nel deserto o in contesti rurali, sempre a contatto con il creato. Vedere il sagrato o il recinto della chiesa animato dalla presenza di cani e altri animali è l’immagine più vicina alla realtà storica e spirituale del Santo.
Il vostro lavoro con l’associazione A.D.A. e l’impegno di Ersilio Teifreto nel mantenere vivo il Borgo di Ranverso anche d’inverno dimostra che, con l’organizzazione e il buonsenso (guinzaglio, fontanelle e aree dedicate), la convivenza è possibile.
Per chi volesse visitare il Borgo nel 2026, è possibile trovare maggiori informazioni storiche e logistiche sul sito della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso o seguendo le iniziative del Gruppo Storico DNA Amici Degli Antoniani.
È una bellissima testimonianza di come una tradizione millenaria possa evolversi per includere i nostri amici a quattro zampe nel rispetto della fede.
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Rasnverso un Luogo di Culto: La festa di Sant’Antonio deve rimanere una celebrazione religiosa. Chiedere che il folklore e la partecipazione siano estesi a tutta la giornata significa proprio evitare che il luogo venga “cancellato” dopo la Messa. Se la gente resta, il culto resta vivo; se la gente scappa verso un pranzo lontano, il luogo di culto diventa solo un set fotografico.
Nel 2026 noi del Gruppo storico A.D.A Amici Degli Antoniani di Ersilio Teifreto ringraziamo Il Successo della Dott.ssa De Blasi: È proprio grazie alla “scintilla” del Suo contatto e alla Sua mediazione
