Ottobre 17, 2017

Il Convento di Novoli dei Padri Passionisti/San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti

Il Convento di Novoli dei Padri Passionisti/San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti

San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti

Posted on 10 ottobre 2013 by pace2005

Paulo_ Cart_32.JPGSAN PAOLO DELLA CROCE

IL PADRE FONDATORE DELLA FAMIGLIA PASSIONISTA

Breve scheda biografica

 

03 1 1694      Nasce a Ovada   (AL)

Estate 1720     Visione dell’Abito e Segno Passionista

22 11 1720                  Veste l’abito nero della Passione ad Alessandria

23 11 1720-1.1.21: Ritiro di 40 giorni a Castellazzo (AL)

2 7121720        Scrive la Regola dei Passionisti

Ott. 1721            Voto della Passione in S. Maria Maggiore, Roma.

1721-1727          Tentativi e peregrinazioni in varie parti d’Italia

07-06-1727        Ordinato sacerdote da Benedetto XIII

1728                   All’eremo di S. Antonio sul M. Argentario

14 9 1737           Primo Convento sul M. Argentario

15-5-1741          Prima approvazione della Regola

1744 – 1775      Fondazione di altri 11 “ritiri”.

23 11 1769       Clemente XIV approva solennemente la Congregazione

3-5-1771           Fondazione delle Suore Passioniste

3-12-1773          Si trasferisce ai SS. Giovanni e Paolo a Roma.

18 10 1775         Muore a Roma, alle ore 16,45.

26 6 1869           Proclamato Santo da Pio IX

 

Carattere e formazione

Paolo Danei, detto poi della Croce, nacque in Ovada (Al) il 3 gennaio 1694 e morì in Roma il 18 ottobre 1775. Fu il primo dei sei figli, su 15 nati, che sopravvissero alla mortalità infantile. Alto circa m. 1,75, era di forte costituzione per cui nonostante gli attacchi di malaria, di reumatismi acuti, della sciatica, delle frequenti palpitazioni di cuore e di altre malattie dovute alle gravi penitenze e ai molti strapazzi affrontati per l’apostolato e per la fondazione della congregazione, giunse a quasi 82 anni di età, mentre la media della vita si aggirava allora sui 35/40 anni.

Visse una parte importante della vita sul promontorio dell’Argentario (Gr), che formava lo “Stato dei Presidi”, una piazzaforte militare di prim’ordine, contesa tra Spagnoli e Austriaci. Vide 4 guerre e spesso vi fu coinvolto, esercitandovi la sua eroica carità. Svolse il suo apostolato nel secolo dei “lumi”, che tanto osteggiò e limitò la vita della Chiesa, specialmente degli istituti religiosi.

Paolo ebbe un carattere definito dai contemporanei «igneo e fervido», o «sanguigno ed assai sensitivo», per cui sentiva fortemente ogni avvenimento gioioso o penoso che fosse, ed era esposto a molte sofferenze psicologiche. A questo stato d’animo si aggiunsero per lunghi anni le prove spirituali che gli facevano dire: «vi sono giorni e son quasi tutti, che non so come fare a soffrir me stesso. Eppure mi sforzo con gran fatica a soffrire gli altri, ma sempre manco». I testi però sono concordi nel riconoscere la sua affabilità, la gentilezza nel trattare con garbo e dignità ogni persona. Era considerato e chiamato “la mamma” della comunità.

Univa poi ad una grande prudenza una straordinaria sollecitudine nel compiere quanto deciso. Nella sua formazione fu rilevante l’influsso dell’ambiente familiare, in cui i genitori, Luca (+ 1727) e Anna Maria Massari (+ 1746), davano esempio di una grande fede in Dio, di una sincera devozione a Gesù Crocifisso da cui attingevano il coraggio per una dedizione senza limiti ai figli.

Paolo fu vicino alla madre che portò avanti le molteplici gestazioni mentre la morte le rapiva nove figli ed aiutò il babbo nel commercio, che era l’unica fonte di sostentamento per la famiglia. Intraprese a questo scopo molti viaggi, venendo a contatto con gente di varia mentalità.

Un valido aiuto formativo egli lo trovò anche nelle confraternite, che in quel tempo raccoglievano i laici migliori e li impegnavano nella vita di fede e nelle opere di carità. Si andò formando negli studi secondo le possibilità che gli offrirono i continui trasferimenti della famiglia. Studiò a Roma teologia in modo metodico per più di un anno, prima dell’ordinazione sacerdotale, presso i Francescani dell’Isola Tiberina.

Dotato di felicissima memoria e ottima intelligenza, poté acquistare così una buona cultura generale e teologica. Le illuminazioni poi dello Spirito Santo, avute nelle esperienze mistiche, lo resero esperto maestro di spirito, dal giudizio prudente e sicuro. La conoscenza  dei veri bisogni del popolo, insieme alla sapienza evangelica che aveva, lo aiutarono anche ad avere un giudizio morale improntato a misericordia senza lassismo, a fiducia in Dio per i meriti della passione di Gesù, accompagnata però da una costante pratica delle virtù e nutrita con i sacramenti specie dell’Eucaristia. Concorse così a ridare al popolo cristiano il senso della bontà di Dio affievolito dall’influsso giansenista.

Gli autori che maggiormente influirono nella sua vita offrendogli idee, immagini e frasi, furono s. Francesco di Sales, s. Teresa di Avila, s. Giovanni della Croce, infine il domenicano tedesco Giovanni Taulero che ha presente in modo particolare dopo il 1748.

 

La scoperta della sua vocazione

Nel 1713, sembra il 22 luglio, festa di s. Maria Maddalena, Paolo ascoltando un discorso del parroco fu talmente folgorato interiormente dalla grandezza, dall’amabilità di Dio da vedere in modo totalmente nuovo la sua vita. Ebbe il dono di una contrizione tanto grande dei suoi difetti che fece una confessione generale, battendosi il petto con una pietra e proponendo di «darsi ad una vita santa e perfetta». L’effetto più immediato di questa «conversione», come lui la chiama, fu scoprire Dio come «il suo Dio», «il suo Amato Bene», come «l’Immenso», «l’Infinita Bontà», “il Tutto”, per cui la sua adesione a Dio in avvenire non fu più un atto intellettuale, anche se illuminato dalla fede, ma un vivere il mistero pasquale di Cristo, che divenne per lui «Gesù nostro vero Bene», “l’Amore Crocifisso” o anche «Gesù Sposo». Questo evento segnò l’inizio di una profonda trasformazione interiore e della sua vita mistica, rendendolo disponibile ad accogliere la vocazione particolare che Dio gli donava.

In questo clima maturò il desiderio del martirio per difendere la fede, per cui accolse l’invito lanciato ai cristiani da Clemente XI, nel 1715, perché si arruolassero come crociati per aiutare Venezia a difendere dai Turchi l’occidente cristiano. Mentre si trovava a Crema per l’arruolamento, nel giovedì grasso, 20 febbraio 1716, entrò in una chiesa per adorare il SS.mo Sacramento esposto per le quarantore e comprese che non era chiamato alla difesa armata della fede cattolica. Tornò in famiglia continuando ad aiutare il babbo mentre sviluppava la sua vita spirituale ricevendo particolari illustrazioni interiori sui misteri della fede.

Nel 1717 ricevette la prima illuminazione circa la sua vocazione: si sentì interiormente spinto a ritirarsi in solitudine per fare «vita penitente con altissima povertà». Entro il 1718 ebbe un’altra illuminazione interiore di «radunar compagni per stare poi uniti assieme per promuovere nelle anime il santo timore di Dio». Nell’estate del 1720 ebbe l’illuminazione decisiva. Si vide interiormente vestito di un abito nero su cui spiccava un cuore col Nome di Gesù e l’indicazione della sua passione, mentre sopra il cuore era posta una croce. Comprese che doveva vestire così per far lutto in memoria della passione di Gesù e promuoverne la «grata memoria» nell’animo dei fedeli. In questa luce ebbe una comprensione nuova delle esigenze di solitudine, di povertà e di penitenza sentite anteriormente. «Dopo queste visioni della santa tonica con il ss.mo segno, mi ha dato Iddio maggior desiderio ed impulso di congregare compagni e, con la permissione di S. Madre Chiesa, fondare una Congregazione intitolata: “I Poveri di Gesù”. E dopo ciò il mio Dio m’ha fatta restare infusa nello spirito la forma della Regola santa da osservarsi dai Poveri di Gesù e da me» (L. IV,219).

Per seguire questa vocazione rinunciò a proposte di matrimonio e a una eredità lasciatagli dallo zio sacerdote. Il discernimento, iniziato con il direttore spirituale, lo terminò con il vescovo di Alessandria, mons. Francesco A. di Gattinara (+ 1743). Questi, dopo averne ascoltato la confessione generale ed averci parlato a lungo, si assicurò sufficientemente della credibilità di quanto il santo affermava ed acconsentì a vestirlo dell’abito nero di penitenza il 22 novembre 1720, giorno di venerdì. Quindi gl’ingiunse di ritirarsi per 40 giorni nella chiesa dai santi Carlo ed Anna a Castellazzo (Al), di annotare ogni giorno quanto passava nel suo spirito e scrivere la regola per la progettata congregazione. Paolo visse giorni di grandi prove spirituali, ma anche di profonde esperienze mistiche, specialmente circa la Passione di Gesù e l’Eucaristia. Grazie all’ordine del vescovo, abbiamo avuto il Diario spirituale dei 40 giorni, un documento eccezionale di esperienza mistica.

 

Fondatore

Mons. Gattinara era convinto della validità della vocazione di Paolo, ma rimase incerto sull’appoggio da dargli per realizzare l’ispirazione divina. Paolo nel settembre 1721, col permesso del vescovo, andò a Roma con la speranza di avere udienza dal Papa e ottenere la facoltà di iniziare a radunare compagni.

Ma a Roma, non avendo valide raccomandazioni, non ottenne nulla, anzi fu allontanato in malo modo dal palazzo pontificio. Paolo, come risposta, si recò in s. Maria Maggiore e davanti all’immagine della Madonna riconfermò l’impegno di attuare il carisma ricevuto, emettendo il voto di promuovere nei fedeli la memoria della passione di Gesù e di radunare compagni per il medesimo scopo.

Egli era sicuro della provenienza celeste dell’ispirazione. Non gli era chiaro però dove e come avrebbe potuto iniziare la congregazione. Peregrinò per alcuni anni in varie zone del centro-sud d’Italia, alla ricerca di un luogo adatto per iniziare la nuova fondazione: Monte Argentario, Gaeta, Itri, Troia, Roma. Nel maggio del 1725 mentre stava a Roma per l’acquisto del giubileo, ottenne un breve incontro col Papa Benedetto XIII, che a «viva voce», lo incoraggiò a radunare compagni ed attuare l’ispirazione divina. Giuridicamente tale permesso orale non valeva, ma per Paolo e per la prima generazione passionista esso significò una conferma dell’ispirazione. A Roma, nel 1727, è ordinato sacerdote dal papa, insieme a suo fratello, il ven. P. Giovanni Battista.

Nel febbraio 1728 torna al Monte Argentario (GR), dove, nel misero romitorio di s. Antonio, iniziò stabilmente la prima comunità passionista; nel 1737 termina la costruzione del primo convento, chiamato “ritiro”, che consacra alla “Presentazione di Maria SS. al tempio”. Il 15 maggio 1741 Benedetto XIV approvò, per la prima volta, la regola del nuovo istituto che si chiamò: «Congregazione dei Minimi Chierici Scalzi sotto l’invocazione della S. Croce e Passione di Gesù Cristo». L’undici giugno 1741 Paolo e i primi sei compagni emisero la professione pubblica dei tre voti religiosi aggiungendovi un quarto che specificava il carisma della congregazione: promuovere la grata memoria della passione di Gesù nei fedeli, insegnando loro a meditarla. Nel 1769 Clemente XIV, approvando l’istituto come congregazione di voti semplici e donandole la partecipazione a tutti i privilegi degli ordini mendicanti e delle congregazioni regolari già approvate, diede stabilità giuridica alla congregazione. Alla morte del fondatore la congregazione era una realtà nella Chiesa, espressa in 12 ritiri con 176 religiosi; ma a causa delle norme restrittive dei governi illuministi del tempo, i ritiri erano circoscritti nello Stato Pontificio, eccetto i due sull’Argentario.

Paolo fin dal 1734 desiderò fondare anche un monastero per donne che vivessero il medesimo carisma. Il primo monastero passionista fu aperto a Tarquinia nel 1771. Le religiose emettono il voto specifico di fare e promuovere la memoria della passione di Gesù. Si dedicano alla contemplazione di tale mistero mediante l’orazione di circa tre ore quotidiane, oltre l’ufficiatura diurna e notturna ed il silenzio custodito gelosamente. Accompagnano spiritualmente i passionisti nelle loro missioni pregando «giorno e notte per la conversione delle anime e massime delle più traviate» (Regola).

 

Missionario instancabile

L’attività di Paolo fu intensa particolarmente nel centro Italia. Preferì, per sé e per i suoi religiosi, la gente religiosamente più bisognosa, confinata nelle zone malsane della maremma, nelle piccole isole, nelle campagne. Il suo metodo si avvicinava molto a quello di s. Leonardo da Porto Maurizio, ma era più semplice, in quanto egli, dopo le prime esperienze, eliminò le processioni penitenziali e lasciò solo alcuni sobri gesti drammatici in qualche meditazione. Privilegiò la meditazione e la riflessione come più adatte a favorire la conversione e le convinzioni stabili. Il suo apporto specifico fu l’introdurre la meditazione pubblica della passione di Gesù ogni giorno e l’insegnamento quotidiano del come meditarla, per aiutare gli uditori a passare dalla paura del giudizio di Dio alla fiducia di essere perdonati per i meriti di Gesù crocifisso.

Voleva rendere stabile nei paesi la meditazione della passione di Gesù sia nelle singole persone che in gruppi organizzati. Per incoraggiare i peccatori, spesso diceva loro che si assumeva la responsabilità della penitenza che avrebbero dovuto fare a causa dei loro peccati. Questa solidarietà con i peccatori certamente rientrava nelle finalità della desolazione spirituale da lui sofferta per lunghi anni.

 

Direttore spirituale

Oltre alla direzione compiuta nelle missioni popolari, negli esercizi spirituali, nei colloqui privati, egli svolse la direzione anche per mezzo della corrispondenza con molti laici, sacerdoti e naturalmente i suoi religiosi.

Si meravigliava di essere stato fatto degno dalla misericordia di Dio di avere «la santa direzione di alcune anime, arricchite di stupendi doni di Dio e di altissima orazione» (L. II,276). Era cosciente che per la santa direzione «ci vuole santità, dottrina, esperienza, prudenza, e gran chiamata d’Iddio» (L. I,149), per cui accettava la richiesta della direzione solo per obbedire alla volontà di Dio, quando questa gli si manifestava chiaramente. Una volta accettata la responsabilità, riceveva da Dio la capacità di una profonda unione con la persona diretta e di un altrettanto reale distacco, che gli dava la sicurezza «che tale unione di spirito è fondata in Gesù Cristo». Scriveva: «Io amo tutte le anime e con modo speciale quelle che Dio mi ha confidate per la santa direzione, e l’anima mia sente un vincolo tutto spirituale, che la stringe con una più forte, con l’altra meno, ecc. secondo la condotta d’amore, a cui Dio ha tirata più o meno l’anima” (L. I,149).

Per questa particolare sintonia con le singole persone, poteva dare avvisi adatti ad ognuna, secondo il piano di Dio per essa e ne avvertiva a volte i suoi corrispondenti. «Gli insegnamenti che Dio mi fa dare a voi sono secondo la vostra condotta, e sarebbe errore di servirsene per chi non cammina per tale strada. Bisogna dare il cibo secondo il suo stomaco» (L. II,472). Prega per le persone che dirige e molte lettere le scrive in attuale stato di contemplazione: «Legga qualche volta questa lettera che l’ho scritta dopo aver celebrato e vedo che Dio mi ha dato luce; ne faccia conto, come d’un tesoro di Dio» (L. I,462).

 

Il suo insegnamento

I punti fondamentali della sua direzione riguardano l’umiltà che doveva giungere, con la divina grazia, ad essere «cognizione profonda del proprio niente» (L. II, 298), per potersi aprire al Tutto che è Dio e conformarsi al Verbo incarnato che annientò se stesso e meritare così di essere con lui nel seno dei Padre; scriveva: “per essere santo, ci vuole una N e una T; la N sei tu, che sei un orribile NULLA; la T è Dio, che è l’infinito TUTTO”. E afferma che il “rimirare il proprio orribile nulla è la via più corta alla vera unione con Dio e alla santità”. Poi il desiderio di essere crocifisso con Gesù, abbandonandosi in tutto al divin beneplacito; accettare “la morte mistica”, per arrivare alla “divina rinascita”.

Tutto questo si compie passando per la porta, che è Gesù crocifisso, ed obbedendo al vero maestro della orazione che è lo Spirito Santo. Con la grazia di Dio, vuole condurre le anime all’unione trasformante: «Viva in Dio, respiri in Dio e bruci nel suo Amore» (L. I,134).

 

I suoi scritti spirituali

Il Diario, scritto durante il ritiro dei 40 giorni, permette di conoscere l’altezza spirituale in cui egli si trovava a 27 anni: in esso troviamo quei principi che saranno il fulcro della sua spiritualità e del suo insegnamento. Cioè: la comprensione della partecipazione alla passione di Gesù come norma di vita cristiana; la percezione di Dio come «l’Immenso» in cui immergersi passando per la passione di Cristo, la necessità della mediazione del Verbo incarnato per entrare in comunione con la Trinità divina; il valore della sofferenza come dono divino per meglio condividere la sorte di Gesù crocifisso e glorificato.

Le Lettere: ne possediamo 2.060 pubblicate in 5 volumi, ma molte migliaia sono andate disperse. Quelle possedute sono sufficienti per farci avere una conoscenza della sua dottrina e del metodo di direzione spirituale, perché la maggior parte riguardano la direzione spirituale. Esse rivelano uno stile semplice, essenziale e in genere scorrevole nonostante la fretta con cui Paolo scriveva.

Morte mistica: è un opuscolo di poche pagine in cui si propone di vivere i voti religiosi come partecipazione mistica alla morte di Gesù crocifisso per rinascere a vita nuova, vita deifica, e partecipare così alla gloria di Cristo. Fu inviato dal P. Paolo a una suora e poi al maestro dei novizi passionisti.

Paolo della Croce trascorse oltre 15 anni al Monte Argentario, culla della Congregazione della Passione; 25 anni a S. Angelo di Vetralla (Vt), che è stata definita la Montecassino dei Passionisti; gli ultimi 6 anni a Roma, da dove volava al cielo, all’età di 81 anni, il 18 ottobre 1775, nella casa dei Santi Giovanni e Paolo, avuta in dono dal Papa Clemente XIV. Il suo corpo riposa nella splendida cappella costruita per lui, accanto alla basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Il B. Pio IX lo proclamò beato nel 1853 e santo nel 1867.

(Sunto da:    P. Fabiano Giorgini)

 

30 PENSIERI DI SAN PAOLO DELLA CROCE

 

1-La passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del Divino Amore (Cf.L.II, 499).

 

2-Vivete di santo amore, standovene immerso nella carità di Dio, nel più intimo del vostro interno. (L. II, 717)

 

3-Rivolga spesso la sua mente ed il suo cuore a Gesù Crocifisso, si specchi in quelle sacratissime Piaghe, perché in tal modo le tentazioni e travagli le saranno di gran merito e le faranno acquistare la santa umiltà e le altre virtù cristiane. (L. IV 132)

 

4-Creda fermamente che Dio si è compiaciuto sin dall’eternità che lei cammini per questa via penosa, per assomigliare a Gesù; svegli il suo cuore con dolci affetti, per esempio: “Si, o Padre, perché così è piaciuto a te” (L.I, 670)

 

5-In tutte le vostre operazioni, giorno e notte, fuggite da voi, come da un orribile nulla, e perdetevi tutta in Dio. Ivi riposate, ivi amate e tacete. (L. II, 470)

 

6-Chi più è rassegnato al divin beneplacito è più santo, perché la rassegnazione perfetta alla volontà di Dio, racchiude in sé il perfetto amore di santa carità, e nell’Amore di Dio si sono tutte le virtù. (L. I, 573)

 

7-Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Oh! Quanto gli siamo cari noi altri poverelli peccatori, ed io più degli altri, perché ho fatto piangere Gesù più di tutti. (L. I, 343)

 

8-La Passione Santissima di Gesù sia sempre nei nostri cuori. (L. II, 279)

 

9-Amatevi, amatevi, fratelli e sorelle carissimi, ricordatevi che mai piacerete a Dio se non vi amate. (L. I, 53)

 

10-Faccia un fascio di tutti i travagli che soffre e li ponga nel Divin Beneplacito come permessi dal Signore e accompagni tale sofferenza con un dolce slancio amoroso. (L. I, 678)

 

11-Le tentazioni ci fanno conoscere il nostro niente e ci portano a ricorrere a Dio con l’orazione. (L. IV, 185)

 

12-Chi vuol esser santo ami di essere occulto agli occhi del mondo, prenda il dolce per amaro e l’amaro per dolce, il suo cibo sia fare in tutto la Santissima Volontà di Dio. (L. I, 616)

 

13-O silenzio santo, che è la chiave d’oro che custodisce il gran tesoro delle sante virtù! Fatene grande stima, praticatelo assai. (L. III, 384)

 

14-Operare, patire, tacere! Non ti giustificare, non ti lamentare, non ti risentire! Imparate bene questa strofetta, cantatela bene, praticatela con fedeltà: Vi assicuro che vi farete santi e di alta perfezione. (L. I, 309)

 

15-Se sarete ben umili di cuore e nascosti alle creature, vi sarà insegnato dal Divin Maestro nella scuola interiore la vera scienza dei santi. (L. III, 190)

 

16-Sia grata a questo buon Dio che l’ama tanto, lo serva fedelmente, non si vergogni d’essere serva del Sovrano Re della gloria. Ponga sotto i piedi i rispetti umani. (L. III,427)

 

17-Quelli che patiscono per amor di Dio aiutano a portare la croce di Gesù Cristo, e così saranno partecipi della sua gloria in Cielo. (L. I, 94)

 

18-Preghi perché Gesù dilati la nostra Congregazione, che la provveda di uomini santi, perché come trombe, animate dallo Spirito Santo, vadano predicando quanto ha fatto e patito per amore degli uomini. (L. IV, 225)

 

19-Nei bisogni gettatevi nelle braccia di Maria Santissima, ricorrete a Lei come ad una madre misericordiosa, poi non vi inquietate, non vi perdete d’animo, ma fidatevi di Lei. (L. II, 594)

 

20-Sia fedele nell’esercizio delle sante virtù, in modo particolare nell’umiltà di cuore, pazienza silenziosa, mansuetudine e carità. (L. III, 609)

 

21-Il gran mare delle pene di Gesù scaturisce dall’immenso mare dell’Amore di Dio. (L. I, 280)

 

22-Servite volentieri gli altri: esercitate la carità per tutti, perché Dio vi tiene preparati grandi tesori. (L. I, 490)

 

23- Nel colmo di qualche grande afflizione, prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui. Che predica sentirete!… (L. III, 388)

 

24- La Passione di Gesù è opera grande, stragrande e stupenda dell’infinito Amore divino. E’ il miracolo dei miracoli dell’Amore di Dio. (L. I, 46)

 

25- Fondate sempre la vostra meditazione sui misteri della Passione di Gesù, non lasciatela mai, attendetevi ogni giorno. (L.I, 46)

 

26- Visitate spesso il santuario dell’anima vostra e vedete se vi sono accese le lampade: intendo dire la fede, la speranza, la carità.

 

27- Si metta sotto il manto di Maria Santissima, le domandi una goccia del suo purissimo latte, non dubiti che il demonio fuggirà. La saluti spesso coll’Ave Maria, le dica: Oh Mamma cara, oh Mamma dolcissima! (L. I, 41)

 

28-Bisogna non lasciare l’orazione in questo tempo così doloroso, perché non diminuirebbe il patire, ma l’anima si affliggerebbe di più perché andrebbe in tiepidezza. (dal diario del ritiro di Castellazzo)

 

29-Non faccia come S. Pietro il quale, quando era sul Tabor voleva starsene sempre su quel monte, ma sul Calvario non vi andò. (L. IV, 187)

 

30-Volate in spirito nel bel Cuore di Gesù…lì arde sempre il fuoco del santo Amore, lasciatevi penetrare fino alle midolla, anzi lasciatevi incenerire tutta. (L. I, 471)  

 

Preghiera a san Paolo della Croce

 

O glorioso san Paolo della Croce che, meditando la Passione di Gesù Cristo, salisti a sì alto grado di santità in terra e di felicità in cielo, e predicandola offristi di nuovo al mondo il rimedio di tutti i suoi mali: ottienici la grazia di tenerla sempre scolpita nel nostro cuore, perché possiamo raccogliere i medesimi frutti nel tempo e nell’eternità. Amen.

 

Preghiera in onore di san Paolo della Croce

 

Signore, che hai scelto san Paolo della Croce come profeta e testimone della Passione del tuo Figlio, per ricordare al mondo “la più grande e stupenda opera del tuo amore” e gli hai ispirato di radunare compagni perché, con la vita e con l’apostolato, annunziassero il Vangelo della croce, concedici di essere animati dallo stesso Spirito, che portò il nostro Fondatore e Padre a saper condividere le ansie del mondo, specialmente degli umili e dei sofferenti, per portare a tutti la tua Parola di salvezza.

Dona, o Signore, a noi suoi figli, la grazia della perseveranza e fa’ che la Famiglia Passionista, rinnovata nello spirito e confortata da nuove vocazioni, possa continuare nel mondo di oggi, distratto dal consumismo e afflitto dalle ingiustizie, il carisma di Paolo, che è quello di ricordare che non c’è salvezza se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Triduo in onore di san Paolo della Croce

 

         1° Sia gloria a te, san Paolo della Croce, che hai imparato la sapienza nelle piaghe di Cristo e hai conquistato e convertito le anime con la sua Passione Tu sei modello di ogni virtù, colonna e decoro della nostra Congregazione! O nostro tenerissimo Padre, da te abbiamo ricevuto gli insegnamenti che ci aiutano a vivere più profondamente il Vangelo. Aiutaci ad essere sempre fedeli al tuo carisma. Intercedi per noi perché possiamo essere veri testimoni della Passione di Cristo nella pratica di tutte le virtù. Amen

         2° O san Paolo della Croce, grande uomo di Dio, immagine vivente del Cristo Crocifisso, dalle cui piaghe apprendesti la sapienza della croce e dal cui sangue traesti vigore per convertire i popoli con la predicazione della sua Passione, intercedi per noi. Lucerna luminosa nella Chiesa di Dio, che sotto il vessillo della croce raccogliesti discepoli e testimoni del Cristo e insegnasti loro a vivere uniti con Dio, a lottare contro l’antico serpente e a predicare al mondo Gesù Crocifisso, noi ti riconosciamo come nostro Padre, come nostro sostegno e maestro; trasfondi in noi, tuoi figli, la forza della tua grazia, perché possiamo anche noi corrispondere alla nostra vocazione e testimoniare ai fratelli la forza del tuo carisma.

         3° O glorioso san Paolo della Croce, che meditando la Passione di Gesù Cristo, sei salito a così alto grado di santità in terra e di felicità in cielo, e predicandola hai offerto al mondo il rimedio più efficace per tutti i suoi mali, ottienici la grazia di tenerla sempre scolpita nel nostro cuore, perché possiamo raccogliere i medesimi frutti nel tempo e nell’eternità. Amen.

 

Preghiera dei fedeli per san Paolo della Croce

Uniti in fraterna esultanza nel ricordo di san Paolo della Croce, rivolgiamo i nostri cuori a Dio Padre, perché riversi sulla Chiesa l’abbondanza delle sue grazie. Preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci o Signore.

– Padre santo, ti ringraziamo del dono di san Paolo della Croce fatto alla tua Chiesa ed al mondo; ti ringraziamo per il bene che la sua Congregazione ha operato fino ad oggi e per i frutti di santità in essa fioriti. Concedi anche a noi di vivere ed agire come tuoi testimoni e apostoli nel nostro tempo; preghiamo.

– Padre santo, per il mistero della Passione del tuo diletto Figlio, “la più stupenda opera del tuo divino amore”, fortifica i nostri propositi, perché viviamo fedelmente la nostra vocazione; preghiamo.

– Padre santo, donaci il tuo Spirito, perché ci renda capaci di contemplare assiduamente il mistero pasquale del tuo diletto Figlio, dal quale soltanto sgorga la possibilità di una nuova e continua conversione; preghiamo.

– Padre santo, che per mezzo di san Paolo della Croce hai suscitato nella tua chiesa una nuova famiglia religiosa, dona ai Passionisti, alle Passioniste, e a tutti coloro che fanno riferimento alla spiritualità della Passione, gioia e perseveranza nella loro vocazione; preghiamo.

– Padre santo, che vuoi la salvezza di tutti gli uomini, accresci la Congregazione Passionista di nuove vocazioni, perché possa continuare nella Chiesa la missione di san Paolo della Croce al servizio di questo tuo progetto; preghiamo.

O Padre, che hai ispirato a san Paolo della Croce un grande amore per la Passione del tuo Figlio, fa che, sorretti dal suo esempio e dalla sua intercessione, non esitiamo ad abbracciare la nostra croce, per conseguire la sua stessa gloria. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Testamento spirituale di san Paolo della Croce

 

Ricordi lasciati da san Paolo della Croce ai suoi religiosi prima di morire

“Appena giunto il sacerdote nella sua stanza con il Santissimo Viatico, il P. Paolo, che non si poteva quasi muovere dal letto per i suoi mali, al veder presente il suo amoroso Redentore, con gran vivacità e fervore alzò le braccia in segno di devozione ed amore, dicendo con tutto il cuor sulle labbra: Ah Gesù mio caro, io mi protesto che voglio vivere e morire nella comunione di Santa Chiesa. Detesto ed abomino ogni errore. Di poi recitò ad alta voce il simbolo degli Apostoli, accompagnando ogni parola con gran sentimento di cuore; e quindi, perché ne era stato istantaneamente richiesto e perché era attualmente di tutti il Superiore e il Padre, diede, alla presenza di Gesù Sacramentato, gli ultimi e principali ricordi, che nel tempo stesso da due Religiosi, dall’infermo non veduti, erano fedelmente scritti nella contigua cappella”. (Vita del Santo, scritta da san Vincenzo Maria Strambi, pag. 184).

 

“1° Prima di ogni altra cosa vi raccomando assai la carità fraterna. Ecco, fratelli miei dilettissimi, quello che io desidero con tutto l’affetto del povero mio cuore da voi che vi trovate qui presenti, come da tutti gli altri che già portano quest’abito di penitenza e lutto in memoria della Passione e morte di Gesù Cristo nostro amabilissimo Redentore, e da tutti quelli che saranno chiamati da Dio a questa povera Congregazione e piccolo gregge di Gesù Cristo.

2° Raccomando poi a tutti e specialmente a quelli che saranno in ufficio di Superiori, che sempre più fiorisca nella Congregazione lo spirito dell’orazione, lo spirito della solitudine, e lo spirito della povertà; e siate pur sicuri che, se si manterranno queste tre cose, la Congregazione risplenderà davanti a Dio e agli uomini.

3° Raccomando con gran premura un filiale affetto verso la Santa Madre Chiesa, ed una piena sommissione al capo di essa, il Sommo Pontefice; per il quale effetto pregheranno giorno e notte, e procureranno di cooperarvi e di aiutare le anime a salvarsi, per quanto potranno, secondo l’Istituto, promuovendo nel cuore di tutti la devozione alla Passione di Gesù Cristo e ai dolori di Maria Santissima.

4° Raccomando a tutti l’osservanza delle Regole e niuno dica: De minimis non curat praetor. Faccia ognuno conto delle cose piccole e amino la Congregazione come madre.

5° (I Superiori) tengano conto del buon grano, e lontana la zizzania.

6° Domando poi perdono, con la faccia nella polvere e con pianto del mio povero cuore, a tutti in Congregazione, sì presenti che assenti, di tutti i mancamenti da me commessi in quest’ufficio, che per fare la volontà di Dio ho esercitato in tanti anni. Sì, mio caro Gesù, io, benché peccatore, spero di venire presto a godervi nel santo Paradiso, darvi, nel punto della mia morte, un santo abbraccio, per stare poi sempre unito con voi in perpetuas aeternitates. E vi raccomando adesso per sempre la povera Congregazione, che è frutto della vostra croce, Passione e Morte. Vi prego a dare a tutti i Religiosi e benefattori di essa la vostra santa benedizione.

7° E voi, o Vergine Immacolata, Regina dei Martiri, per quei dolori che provaste nella Passione del vostro amabilissimo Figlio, date la vostra materna benedizione a tutti, mentre io li ripongo e lascio sotto il manto della vostra protezione.

Ecco, dunque, Fratelli miei cari, quali sono i ricordi che io vi lascio con tutto il povero mio cuore. Io vi lascio e vi starò attendendo tutti nel santo Paradiso, dove pregherò per la Santa Chiesa, per il Sommo Pontefice, nostro Santo Padre, per la Congregazione e benefattori: e vi lascio tutti, presenti ed assenti, colla mia benedizione”.

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